Visto con i nostri occhi
Anffas, famiglia che accoglie
Dalla fragilità all'autonomia: l'associazione che promuove l'inclusione sociale festeggia i primi 60 anni. A Mantova sono coinvolti ragazzi e adulti con problemi intellettivi o relazionali. Esperienze di ogni tipo per svilupparne le competenze
09/04/2018
«Viviamo nella comunità per la comunità»: in una frase è racchiuso il senso di un impegno che Anffas porta avanti da sessant’anni. L’Associazione nazionale famiglie di persone con disabilità intellettiva o relazionale è stata fondata a Roma nel 1958, con l’obiettivo di promuovere l’inclusione sociale e difendere i diritti di uomini e donne con fragilità. Nel 1964 è stata aperta a Mantova la sezione provinciale, che oggi coinvolge 130 persone diversamente abili, un centinaio di famiglie e altrettanti volontari. È grazie al loro contributo che si è diffuso, nel tempo, un approccio diverso alla disabilità.
«In passato le persone più fragili erano viste con diffidenza – spiega Graziella Goi, dal 2009 presidente provinciale di Anffas – e finivano per passare le loro giornate chiuse in casa. Ora per fortuna non è più così e sono accettate in qualsiasi luogo di socializzazione. Magari all’inizio c’è difficoltà ad avvicinarsi, perché qualcuno non si sente adeguato o non sa come porsi nei confronti della disabilità, ma non c’è più la chiusura o il distacco di un tempo».
Merito di una “famiglia” accogliente che lo scorso 28 marzo, per il 60º compleanno dell’associazione nazionale, ha aperto a tutti le porte della sede, in via Alpi 12. Durante la giornata si sono incontrate tra loro persone diversamente abili, famiglie, semplici cittadini e tanti giovani delle scuole mantovane, arrivati per conoscere meglio la realtà dell’Anffas.
Sono tanti i servizi offerti, pensati per sviluppare l’autonomia delle persone con disabilità, attraverso progetti differenziati in base ai bisogni specifici. L’associazione può contare su due Centri diurni (a Mantova e Rebecco, frazione di Guidizzolo), dove chi si trova in condizioni più gravi può fare attività di ogni tipo: fisioterapia, uscite in gruppo, lavori artigianali. A questi si aggiungono due Centri socio-educativi (a Mantova e Ostiglia) che cercano di preparare i ragazzi con disabilità più lieve al possibile ingresso nel mondo del lavoro. È proprio in quest’ottica che è nato il Servizio di formazione all’autonomia (Sfa), grazie al quale alcuni ragazzi svolgono periodi di tirocinio all’interno di aziende e realtà locali. Un’opportunità per mettersi alla prova, acquisire nuove competenze e sviluppare l’autonomia. In altre parole: provare a costruirsi uno spazio nella comunità in cui si vive.
Oltre a questi progetti, Anffas offre anche servizi di assistenza, a domicilio o nelle comunità residenziali, attraverso l’impiego di figure professionali e personale qualificato. Non va dimenticato l’impegno per l’informazione che ha spinto a creare lo sportello “Sai?” dove le famiglie possono trovare sostegno psicologico, un aiuto nelle pratiche normative o percorsi di inclusione scolastica.
Uno dei fiori all’occhiello è il “Percorso delfino”, che risponde alle esigenze di chi necessita di cure in ospedale. Si tratta di un “canale facilitato” attraverso il quale vengono svolte visite, controlli o esami di vario tipo, in base alle condizioni specifiche di ogni singolo paziente, che viene seguito nel percorso da operatori appositamente formati. «Per persone con ritardo mentale o deficit comunicativi non è semplice accedere alle cure sanitarie – aggiunge Goi – perciò è un servizio molto apprezzato dalle famiglie. Per noi è un orgoglio: in Lombardia Mantova è l’unica città, insieme a Milano, dove è presente».
Uno dei problemi più attuali per le famiglie con persone disabili è il “dopo di noi”: chi se ne prenderà cura quando i genitori non saranno più in grado di farlo? Dal 2016 è in vigore una legge apposita, ma da sola non basta. Perciò sono nate tre comunità (due a Goito, una a Ostiglia) per ospitare ragazzi rimasti orfani o i cui genitori sono troppo anziani per seguirli nelle necessità quotidiane. «È una questione urgente e delicata – sottolinea la presidente di Anffas Mantova –: ogni genitore si chiede cosa succederà al figlio quando resterà solo. Inoltre, oggi le persone diversamente abili vivono più a lungo e occorrono servizi adatti alla loro condizione. Queste strutture hanno la dimensione della famiglia, accolgono massimo dieci persone e i ragazzi possono continuare il loro percorso verso l’autonomia in un ambiente sereno».
È anche da questi progetti che emerge l’attenzione di Anffas verso la disabilità. Uno spirito che ne guida il cammino da oltre mezzo secolo e che oggi soffia più forte che mai. Anche dopo tanti anni, l’obiettivo resta quello originale: promuovere l’inclusione delle persone diversamente abili renderli parte attiva della nostra comunità.
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