Visto con i nostri occhi
«Dio è l'ospite da accogliere»
Dalle omelie del vescovo emerge il significato più profondo del Natale trascorso: Gesù dà compimento all'uomo e guardando lui è possibile costruire un'umanità pacifica
08/01/2018
È iniziato con la visita ai detenuti del carcere di Mantova, il Natale del vescovo Marco Busca, nel giorno della vigilia. Il saluto a tutti nei vari reparti, la Messa con la Cresima di Matteo, il pranzo insieme ai detenuti e ai volontari, circa un centinaio. Ogni momento si è svolto in un clima di cordialità. «Quando penso all’incarnazione di Gesù Cristo – sottolinea il vescovo –, il riferimento corre immediatamente a quegli uomini e a quelle donne che hanno maggior bisogno di redenzione. L’avevo già toccato con mano alla Rems (Residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza) di Castiglione delle Stiviere, l’ho rivissuto la vigilia di Natale nel carcere di via Poma, a Mantova».
Il periodo natalizio di monsignor Busca è stato poi contraddistinto dalle celebrazioni liturgiche: la Messa della notte di Natale, quella del giorno, la celebrazione del 31 dicembre con il Te Deum di ringraziamento, la Messa del 1º gennaio, solennità di Maria Madre di Dio e, al tempo stesso, Giornata mondiale della pace. Mentre la prima (Messa della notte di Natale) si è svolta nella basilica di Sant’Andrea, tutte le altre sono state celebrate in Cattedrale. Ovunque c’è stata una folta presenza di fedeli, partecipi e coinvolti. La notte di Natale è intervenuto un gruppo di sordomuti, i quali hanno potuto cogliere il significato delle parole mediante il linguaggio dei segni.
Un “filo comune” lega le diverse omelie pronunciate dal vescovo Marco durante le celebrazioni natalizie: bisogna accogliere il mistero dell’incarnazione di Gesù Cristo nella sua profondità. Nell’omelia della notte di Natale, il vescovo ha sottolineato il fatto che Cristo dà compimento all’uomo: la salvezza sta in questo. «L’uomo diventa tale quando accoglie il suo essere figlio di Dio». Il Natale – ha aggiunto – è un’esperienza da vivere a più livelli: secondo la tradizione, in una prospettiva personale (come è avvenuto per la Vergine Maria), nella dimensione della Chiesa, perché dal Natale «nasce un popolo di figli adottivi». L’ospite principale da accogliere è Gesù Cristo: «Dio è l’ospite da accogliere in questo Natale: vi pare poco?», ha concluso monsignor Busca.
La pagina del Vangelo della Messa del giorno di Natale, com’è noto, è il prologo di Giovanni. «In principio era il Verbo», cioè il Logos, la Parola, un disegno preciso, che si contrappone al caos di cui parla il libro della Genesi. Prendendo spunto dalla Parola, il vescovo ha individuato dei collegamenti riguardanti il creato (occorre avere uno sguardo contemplativo sul mondo, segno della presenza di Dio) e l’uomo, il quale può raggiungere il Padre solo per mezzo di Cristo «che lo ha rivelato». Monsignor Busca ha concluso con un’espressione di don Primo Mazzolari, tratta dall’omelia di Natale del 1957, nella quale il parroco di Bozzolo afferma che gli uomini avevano dimenticato la paternità di Dio, per cui ne ha sofferto la fraternità.
È stata dedicata al tempo l’omelia dell’ultimo giorno dell’anno, già solennità di Maria Madre di Dio. Per comprendere il significato del tempo e della storia, alla Vergine Maria sono stati di aiuto l’angelo Gabriele, Elisabetta e i pastori: ella “metteva insieme” i vari passaggi per ricostruire ciò che in lei era accaduto. Perciò – ha evidenziato il vescovo – «è importante saper cogliere l’attimo presente, perché è in quel momento che Dio ci viene incontro nelle situazioni della vita». «Solo per oggi – diceva san Giovanni XXIII, citato da Busca – non avrò paura di godere di ciò che è bello e di credere nell’Amore».
Il 1º gennaio, festa della Madre di Dio e Giornata mondiale della pace, il vescovo si è chiesto come poter costruire un’umanità unita e pacifica. Ciò è possibile partendo da Gesù Cristo, in quanto è lui la nostra pace. Il riferimento è a Cristo, non a un progetto politico, perché Dio Padre vuole che tutto venga ricapitolato in lui. San Paolo, nella Lettera ai Galati proclamata il primo giorno dell’anno, afferma che, «quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la Legge, per riscattare quelli che erano sotto la Legge, perché ricevessimo l’adozione a figli» (4,4-5).
Nell’intenso periodo natalizio, il vescovo Marco ha partecipato alla “quattro giorni” organizzata dal Centro diocesano di pastorale giovanile a Vezza d’Oglio (Brescia). Ieri, solennità dell’Epifania, ha visitato il presepe vivente di Piubega, mentre oggi, alle ore 16.30, sarà a quello di San Biagio, dove la rappresentazione ha il nome di “Notte di luce”.
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