Visto con i nostri occhi
Don Ciotti: «Non state alla finestra»
Il fondatore del gruppo Abele e dell'associazione Libera ha presentato a Castiglione delle Stiviere l'enciclica "Laudato si'" del Papa, sottolineando i due aspetti principali del testo: contemplazione e azione
14/11/2017
«Io non vi trasmetto conoscenze certe, vi do solo delle tracce per sognare». Inizia così, con una frase di padre Giovanni Vannucci (amico di David Maria Turoldo), che nel 1967, sulle colline del Chianti, aveva dato vita a una nuova comunità, dedita al lavoro, all’accoglienza e alla preghiera.
Don Luigi Ciotti, sacerdote “di strada” molto noto, fondatore del gruppo “Abele” e dell’associazione “Libera” contro le mafie, cita padre Vannucci e propone le sue “tracce” al vasto pubblico accorso ad ascoltarlo, la sera del 3 novembre, nella sala del “Castello”, il centro parrocchiale di Castiglione delle Stiviere. È stato invitato alla prima edizione della festa di “Liberambiente” dell’Alto Mantovano e, ad accoglierlo, c’era il parroco monsignor Gian Giacomo Sarzi Sartori, insieme al referente regionale di “Libera”, Luigi Guarisco, e a numerosi volontari dell’associazione.
Il tema della serata riguardava l’enciclica Laudato si’, «sulla cura della casa comune» (come dice il sottotitolo), pubblicata da papa Francesco nel 2015. I rapporti tra don Ciotti e il Papa sono cordiali e di reciproca stima, come si è capito fin dalle battute iniziali della conferenza, quando il “prete di strada” ha raccontato del suo primo incontro con Francesco, il 21 marzo 2014. «Gli avevo portato un pacchetto di caffè – ha detto don Ciotti –, acquistato in un bar di via Pietro Micca, a Torino, e il Papa successivamente aveva scritto al titolare per confidargli che gli era piaciuto molto».
Il fondatore di “Libera” è quindi entrato nel vivo della Laudato si’, affermando che si tratta di un’enciclica “integrale”, in cui il Papa mette insieme la contemplazione (la lode delle creature al Creatore, fatta propria da san Francesco nel Cantico di Frate Sole) e l’azione (l’impegno che tutti dobbiamo avere nei confronti della “casa comune”, affidata da Dio agli uomini).
Oggi il creato è fortemente compromesso. Perciò l’impegno verso la “casa comune” deve trasformarsi in un coinvolgimento che riguarda tutti, persone e società, specialmente in relazione ai poveri, perché «sono loro i primi a pagare le conseguenze più devastanti» della situazione odierna. Il grido della Terra è il grido dei poveri.
Ha aggiunto don Ciotti: «Non ci sono due crisi: una sociale e una ambientale, ma un’unica e complessa crisi socio-ambientale. Tutto è in relazione. L’ecologia è stata schiacciata dall’economia; occorre fare in modo che nell’economia non prevalga la quantità (cioè il profitto), ma la qualità, vale a dire che l’economia sia a favore della vita».
Scrive papa Francesco nella Laudato si’, al numero 53: «Mai abbiamo maltrattato e offeso la nostra casa comune come negli ultimi due secoli. (…) Si rende indispensabile creare un sistema normativo che includa limiti inviolabili e assicuri la protezione degli ecosistemi, prima che le nuove forme di potere derivate dal paradigma tecno-economico finiscano per distruggere non solo la politica ma anche la libertà e la giustizia».
Don Ciotti ha citato altre parole del Papa, quelle pronunciate il 6 maggio 2016, in occasione del conferimento del Premio “Carlo Magno”: «Che cosa ti è successo, Europa umanistica, paladina dei diritti dell’uomo, della democrazia e della libertà? Che cosa ti è successo, Europa terra di poeti, filosofi, artisti, musicisti, letterati? Che cosa ti è successo, Europa madre di popoli e nazioni, madre di grandi uomini e donne che hanno saputo difendere e dare la vita per la dignità dei loro fratelli?».
Il fondatore di “Libera” auspica un continente in cui ci siano più diritti e più giustizia; un’Italia nella quale, di fronte a 4 milioni e mezzo di persone che vivono in povertà assoluta, ci si deve far mordere la coscienza dai peccati di omissione; un mondo in cui i cambiamenti possono avvenire attraverso il coinvolgimento di ciascuno. «Davanti alla complessità, io mi sento piccolo – ha detto –, però avverto anche la consapevolezza che non si può stare alla finestra a guardare». Alla fine, don Ciotti ha lanciato un appello in favore della scuola e del lavoro, «priorità per i giovani», e di una politica che sia «alta e trasparente». Anche perché – ha concluso – le mafie «stanno cambiando pelle». Non agiscono più con la lupara, ma si stanno sempre più infiltrando tra gli uomini politici e negli apparati pubblici attraverso la corruzione. Lo spiega l’ultima relazione della Commissione antimafia al Parlamento. È un pericolo per la democrazia.
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