Visto con i nostri occhi
I giovani si preparano al voto con impegno e responsabilità
Indagine tra i ragazzi che partecipano per la prima volta alle elezioni politiche
12/02/2018
Tra poche settimane, domenica 4 marzo, gli italiani saranno chiamati a eleggere il nuovo Parlamento. È sempre un momento significativo, specie dopo una legislatura come quella appena conclusa, segnata da varie crisi di governo. In questa tornata elettorale sono coinvolti circa 3.700 neo maggiorenni mantovani (dati provinciali Istat, aggiornati al 1º gennaio 2017) ai quali si aggiungono ragazzi poco più grandi che hanno già votato in altre occasioni, ma mai per le elezioni Politiche.
In un’epoca di forte astensionismo, è utile capire che opinione hanno le nuove generazioni della politica: la seguono? Considerano importante votare? Quali sono i temi del dibattito che più li interessano? Domande a cui bisogna trovare risposte, visto che dalle scelte di questi giovani passa il futuro del Paese. E del territorio mantovano.
Il primo aspetto che emerge è confortante: la maggior parte dei ragazzi ci tiene alla possibilità di esercitare il diritto di voto. «È un impegno da assumere con responsabilità – afferma Matteo Facchini – specie adesso che l’Italia sta uscendo da un periodo non facile. Questa scelta ha un grande peso perché siamo chiamati a esprimere per la prima volta il nostro pensiero. È un tassello fondamentale per il futuro».
Nonostante questa consapevolezza, sono pochi i giovani che seguono con passione la politica.
Per molti è solo un argomento da telegiornale, anche se c’è chi si informa (online attraverso i social network, ovviamente) e ne parla in famiglia o con amici. E a scuola? «Con qualche professore – aggiunge Matteo – capita di affrontare discorsi legati all’attualità politica. In generale, però, a scuola non sono tante le occasioni: è un peccato, perché ci aiuterebbe a confrontarci con chi ha altre idee e avere un’opinione più chiara».
Tra i giovani c’è anche da segnalare un diffuso distacco da questi temi. Può essere legato ai tanti impegni quotidiani che riempiono le giornate, al fatto che la politica sia vista come una questione “da grandi” di cui occuparsi tra qualche anno o, semplicemente, al nascere di altre passioni. Forse, però, c’è di più.
Il cuore della questione, infatti, è la possibilità di dare, attraverso il voto, un contributo con effetti anche sulla vita di tutti i giorni. «Tanti si sentono “lontani” dalla politica – ammette Lisa Ghidini – e non si interessano neanche in vista delle elezioni. Preferiscono non votare, forse perché convinti che non cambierà nulla. Inoltre, il fatto che i leader di oggi abbiano un’età molto distante dalla nostra finisce per creare dubbi e allontanare i giovani».
Un motivo può essere ricercato anche nella scelta dei temi al centro del dibattito. Si parla di famiglia, pensioni e immigrazione, ma lo sguardo delle nuove generazioni è puntato altrove. «I politici dovrebbero parlare di più di istruzione, politiche sociali e lavoro – dice Matteo Galuzzi – mentre invece si limitano a comizi polemici, senza contare le azioni disoneste di alcuni di loro».
Forse occorre anche una presa di coscienza. «Scegliere di votare o meno – sottolinea Teresa Marocchi – dipende anche dall’educazione. È una cosa importante, perciò è dovere di tutti informarsi su certe questioni. Siamo noi ragazzi a dover sentire il bisogno di interessarci e partecipare al futuro dell’Italia».
Questa voglia di esprimere la propria opinione è una bella iniezione di fiducia. I giovani intervistati hanno affermato che andranno a votare. Magari sono ancora indecisi o poco convinti, ma vogliono dire la loro. «Troppo spesso ci lamentiamo che le cose non funzionano – dice Paolo Bertellini – e questa è l’occasione per provare a cambiare. Può sembrare demagogico, ma votare fa la differenza e conta il voto di tutti. È anche un dovere nei confronti degli altri».
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