Visto con i nostri occhi
La Pasqua con il vescovo: «Rivestiamoci del Risorto»
Le celebrazioni del Triduo presiedute da Busca. Durante la Veglia sono stati battezzati tre adulti: «Sono uomini che cercano pienezza di vita»
09/04/2018
Dalla Messa “in Coena Domini”, il Giovedì Santo, alla Domenica di Risurrezione. Il Triduo pasquale con parole, gesti, attualizzazioni dal significato particolare e profondo. Ripercorriamo il Triduo come è stato vissuto dal vescovo Marco Busca, cominciando dalla Messa “nella Cena del Signore”, quando, la sera del Giovedì Santo (29 marzo), in Cattedrale, ha lavato i piedi a dodici papà.
Lo stesso gesto di Gesù, di grande donazione e umiltà, preparato con cura dal vescovo, il quale nei giorni precedenti ha voluto incontrare i papà per spiegare loro il perché della scelta. «Dio è un Padre che, liberamente e per amore, nel Figlio mandato tra noi si è fatto nostro servo», ha detto il vescovo durante l’omelia. Non è un “padre padrone”, immagine falsa, frutto del peccato. E ha aggiunto: «I padri cristiani (insieme alle madri) sono un segno della paternità di Dio e sono i primi evangelizzatori e catechisti dei figli. Il padre umano orienta i figli verso il Padre divino e ai figli fa bene sperimentare che il Dio al quale i genitori si riferiscono realizza in modo perfetto tutte le qualità che nell’infanzia cercavano: protezione sicura, affidabilità, forza e onnipotenza di vita».
La celebrazione della Passione del Signore, il 30 marzo, Venerdì Santo, si è svolta nella basilica di Sant’Andrea e si è conclusa con la processione, portando i Sacri vasi contenenti il Preziosissimo Sangue di Cristo per le vie del centro storico di Mantova. Una processione sentita e partecipata. «Mentre camminavo con voi ripetevo dentro di me le ultime parole di Gesù sulla croce: “Tutto è compiuto!” e pensavo a quante cose, invece, restano a metà nella vita della gente – ha sottolineato il vescovo –. Questa sera il segno del Sangue torna a mostrarsi non solo ai cristiani ma a tutti gli uomini e le donne che abitano questa città. È il segno della vittima che è diventato vincitore. Un segno di assoluta speranza: nella sua follia di amore, Dio ha versato il suo sangue infuocato perché tutte le vite possano trovare un compimento e nemmeno una rimanga a metà».
Durante la Veglia pasquale, il 31 marzo, in Sant’Andrea, tre adulti – Isaia Amed e Ugo, nigeriani, e Luca, italiano – hanno ricevuto i sacramenti di Battesimo, Cresima ed Eucaristia. «Chi sono questi tre fratelli che stasera diventano cristiani?», si è chiesto il vescovo Busca. Sono «uomini in cerca di pienezza», perché seguire Gesù «implica uno spogliarsi e un rivestirsi. Chi si fa battezzare rinuncia a una vita senza Cristo (che è una vita senza possibilità di pienezza), la depone e si riveste di Cristo risorto».
Il vescovo ha ricordato che, all’inizio della Quaresima, aveva suggerito di pensarsi come dei catecumeni che si stanno preparando a celebrare il Battesimo. «Lo abbiamo già ricevuto – ha aggiunto – e non vi è nulla da ripetere, c’è solo da dire il nostro “sì” personale al dono ricevuto, perché Dio porti a compimento un Battesimo che è stato vissuto poco, magari dimenticato o sepolto nell’incoscienza».
Il luogo in cui il Crocifisso risorto ci precede è la Galilea, «la regione nella quale Gesù ha vissuto la vita quotidiana in una famiglia, nella bottega del falegname, lungo le rive del lago in cerca di discepoli. L’incontro con il Risorto è nella vita feriale, tra le mura di casa, nell’amore di coppia, sui luoghi del lavoro, nelle amicizie, nei progetti della promozione umana e della costruzione di un popolo capace di alleanze con uomini di altre culture». «La vita biologica ci è data per vivere la vita spirituale, che non è un’altra vita, è questa vita umana guidata e vivificata dallo Spirito del Risorto», ha sottolineato Busca durante l’omelia di Pasqua (1º aprile), in Cattedrale. E, citando il teologo Dietrich Bonhoeffer, ha concluso: «Vivere secondo la risurrezione: questa è la Pasqua!». I testi completi delle omelie del Triduo pasquale sono disponibili sul sito Internet della diocesi.
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