Visto con i nostri occhi
La vita, da difendere sempre
Viaggio nel Centro di aiuto di Mantova, dove le donne più fragili possono trovare un sostegno
05/02/2018
Accogliere con serenità la gioia di una nuova vita che nasce e aiutare chi soffre a rimettersi in piedi. Non un obiettivo e, nemmeno, un semplice scopo: per i volontari e gli operatori del Centro aiuto alla vita (Cav) di Mantova è una vera e propria missione. Ad alimentarla, dal 1981, sono passione, entusiasmo e voglia di fare del bene: i principi chiave che guidano tutte le attività. È il clima che si respira nella sede, in via Vittorino Da Feltre 46.
Quale modo migliore per celebrare la Giornata nazionale per la vita (che ricorre proprio oggi, 4 febbraio) della visita a un luogo che trasmette, in ogni angolo, voglia di vivere? Il primo contatto avviene allo sportello, aperto tutti i giorni, dove alle donne che si presentano, in maggioranza straniere, vengono consegnati generi di ogni tipo, in base alle esigenze dei figli. Pannolini, vestiti, giocattoli, ma anche consulenze per accedere ai servizi pubblici, come iscrivere i bambini a scuola o avere assistenza medica. «Dietro l’aiuto concreto e materiale - afferma Maria Luisa Costa, vicepresidente del Centro di aiuto alla vita - c’è un sostegno umano, l’occasione per costruire un dialogo vero e sincero, nonostante lingue e culture diverse. Un’opportunità, insomma, per iniziare un rapporto di fiducia».
All’interno della struttura scorre una quotidianità fatta di esistenze frammentate, donne che fuggono da situazioni di violenza o contesti di marginalità. Vite sospese in cerca di un nuovo inizio per ritrovare la serenità persa o mai conosciuta. Persone, prima di tutto: magari a pezzi e senza riferimenti, disorientate tra mille punti interrogativi, ma decise rialzarsi e ripartire. «Arrivano da noi attraverso i servizi del territorio con cui siamo in contatto e lavoriamo in sinergia – aggiunge Costa –. Molte di loro hanno alle spalle maltrattamenti da parte di mariti e fidanzati, altre vengono lasciate sole con i figli, abbandonate dalla famiglia o dal compagno, senza lavoro né un posto dove stare. Altre ancora si ritrovano con una gravidanza inattesa che non sanno come gestire, in un Paese straniero di cui non parlano la lingua e senza avere qualcuno accanto che le sostenga e le accompagni».
A quel punto entrano in gioco una cinquantina tra volontari e operatori che si fanno carico della persona: trovano un alloggio negli appartamenti gestiti dal Cav in housing sociale, offrono un supporto materiale a seconda delle esigenze, aiutano chi è incinta a concludere con serenità la gravidanza. Più importante di tutto, sono disponibili ad ascoltare le loro storie. «Il rapporto di fiducia è fondamentale nel loro percorso di rinascita – continua Costa – e parte già dal primo incontro. Attraverso il contatto con persone che ascoltano senza pregiudizi, piano piano imparano a fidarsi degli altri e accettano di fare un cammino per riprendere in mano la propria vita».
Il senso dell’attività è proprio qui, nella difesa della vita, in ogni sua forma e condizione. Il Centro aiuto alla vita ospita, al momento, 12 donne, di cui la maggior parte con figli, per un totale di 26 persone. Tra le ultime arrivate, due giovani straniere. La prima proviene dall’Europa dell’est, è in Italia da anni ma viveva in un’altra città. A Mantova è arrivata da poche settimane, incinta del secondo figlio, mentre il primo si trova in patria. È stata ospitata da alcuni connazionali, ma una volta finiti i soldi a disposizione si è ritrovata, sola e con una neonata da accudire, a vivere per strada. L’altra donna è di origine maghrebina e ha un bambino in età scolare. Vive nel nostro Paese da tempo, parla l’italiano e ha un buon livello di istruzione. I continui maltrattamenti del marito e la paura che questo clima potesse ripercuotersi sul futuro del figlio l’hanno spinta a chiedere aiuto.
Storie diverse – da un lato solitudine, dall’altro violenza – che racchiudono l’universo del Cav. Un universo reso più caldo da disegni, murales e dipinti appesi alle pareti. In uno di questi una piccola barca naviga in mare aperto. Il quadro, di Tiziana Mantovani, si intitola Qualcuno mi salverà: una speranza che unisce tutte le donne che si rivolgono al Centro aiuto alla vita, oltre che un auspicio per gli operatori e i volontari chiamati ad accompagnarle.
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