Visto con i nostri occhi
L'incanto del Natale, anima delle comunità
Piubega, San Biagio, Castiglione, Asola e Grazie: si è rinnovata l'emozione dei presepi viventi, che hanno richiamato visitatori da ogni parte della provincia
09/01/2018
I bambini sgranano gli occhi, sorpresi e increduli. Non hanno mai visto alcuni antichi mestieri. Il fabbro che martella il ferro rovente, la lavandaia alle prese con i panni da strizzare a mano, il casaro che prepara il formaggio mediante la lavorazione del latte. Sono scene insolite quelle proposte nei presepi viventi del Mantovano: a Piubega, San Biagio di Bagnolo San Vito (la venticinquesima edizione), Asola, Castiglione delle Stiviere e Grazie di Curtatone. I bambini rimangono incantati e un po’ lo sono certamente anche gli adulti. Ma per coloro che partecipano al presepe come figuranti è tutt’altra cosa: significa vivere il Natale più da vicino, “dal di dentro”, con maggiore consapevolezza, come confermano i parroci di Piubega, don Giovanni Parise, e di San Biagio, don Mirko Frignani, che sono arrivati nelle due comunità subito dopo l’estate, quando la “macchina” organizzativa dei presepi stava per mettersi in moto.
«Per prepararci alla venticinquesima rappresentazione – spiega don Frignani – sono state di particolare aiuto due serate di riflessione, alle quali sono intervenuti don Paolo Gibelli, parroco dell’Immacolata a Suzzara, e il vescovo Marco Busca». Il vescovo ritornerà a San Biagio oggi, alle ore 16.30, per assistere alla “Notte di luce” – così si chiama il presepe vivente di quella località –, mentre ieri è stato a Piubega, dove ha pure celebrato la Messa. Ricordiamo che, a Piubega, il presepe viene proposto anche oggi, dalle ore 15 alle 18; San Biagio invece ha in programma l’ultima rappresentazione domenica 14 gennaio (orario 16-18.30).
Il giorno dell’Epifania c’era una famiglia “vera” a interpretare la Santa Famiglia a Piubega: Emanuele Sfrisi (nei panni di san Giuseppe), la moglie Chiara (Madonna) e la piccola Matilde, nata il 22 ottobre, nel ruolo di Gesù Bambino. Così, per Natale, a San Biagio, la famiglia Paterlini si è resa disponibile per la medesima interpretazione, con papà Fabrizio e mamma Arianna, e il loro figlioletto Zeno, di sei mesi appena compiuti. «È stata un’esperienza molto emozionante – confida Arianna –, non solo perché abbiamo avuto la gioia di calarci nei personaggi della Santa Famiglia, ma anche per il fatto che al presepe vivente di San Biagio si respira un forte clima di comunità, e le famiglie sono realmente coinvolte».
Mettere insieme decine di figuranti e allestire vaste scenografie richiede uno sforzo non comune, come ricordano gli organizzatori, sia di Piubega sia di San Biagio. «Non avremmo mai pensato di arrivare alla venticinquesima edizione – afferma Maurizio Riccadonna di San Biagio –, però ci siamo riusciti, perché siamo convinti che, con il presepe vivente, si coinvolge tutto il paese e si trasmette un importante messaggio religioso». A Piubega hanno cominciato a lavorare il 7 ottobre, tre volte la settimana, alla sera, sfidando le intemperie e la stanchezza al termine della giornata. E a offrire un contributo determinante nella realizzazione del presepe sono stati i giovani.
«Eravamo un gruppo di quindici-venti persone, di età compresa tra i 20 e i 30 anni, che hanno portato avanti un bel “gioco di squadra” – spiega Michael Bonoldi –. Nei mesi scorsi, il gruppo ha lavorato costantemente, con ottimi risultati». Michael e i suoi amici appartengono all’associazione “Piubega attiva” e si rendono disponibili a organizzare numerosi eventi. Per un paese di 1.700 abitanti è una risorsa preziosa. Viene da dire: “È qui il futuro”.
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