Visto con i nostri occhi
Due giorni memorabili scolpiti per sempre nella memoria e nel cuore della gente
Il vescovo emerito Caporello ricorda tanti episodi della visita del 22 e 23 giugno 1991
26/06/2016
Il Papa rispose all’invito in soli quattro giorni. Emozionante l’incontro con i giovani a Castiglione con il pontefice che disse loro: “Abbiate il coraggio della liberta”

Sono passati 25 anni dalla visita nel mantovano di Papa Giovanni Paolo II e il ricordo di quel 22 e 23 giugno 1991 è ancora vivo nella mente e nel cuore dei mantovani. Quei due giorni furono memorabili, con migliaia di persone che, sotto un sole cocente, seguirono il pontefice in tutte le sue tappe: Mantova, Castiglione delle Stiviere, San Silvestro e Grazie.
La ragione della visita del Papa a Mantova era data dalla ricorrenza dei 400 anni dalla morte di San Luigi Gonzaga, il santo mantovano patrono mondiale della gioventù a cui Papa Wojtyła era devoto.
Atterrato il mattino di sabato 22 giugno 1991 in elicottero allo Stadio Martelli, dopo la visita al centro storico di Mantova e al Duomo, il Papa fece visita nel pomeriggio al Santuario di San Luigi a Castiglione delle Stiviere. La mattina seguente, domenica 23 giugno 1991, Papa Giovanni Paolo II fece visita al Seminario, poi alla Casa del Sole di San Silvestro, per poi tornare a Mantova per la celebrazione della messa solenne in Piazza Sordello. Nel pomeriggio il Papa si recò prima in zona industriale a Mantova, nel piazzale dello stabilimento Belleli, per il discorso ai rappresentanti del mondo del lavoro, e poi a Grazie di Curtatone, per la visita al Santuario della Beata Vergine.
In queste due indimenticabili giornate l’allora vescovo di Mantova mons. Egidio Caporello, oggi vescovo emerito, fu al fianco di Wojtyła in ogni momento. Il suo viso si illumina nel ricordare la visita del Santo Padre e l’emozione è forte nel raccontare cosa accadde sia durante la permanenza del Papa a Mantova ma anche nei mesi che la precedettero.

Come nacque la visita del Papa? Quando era stato fatto l’invito?
Era partito tutto nel 1990. Avevo saputo che gli uffici del Papa in Vaticano stavano progettando i suoi viaggi futuri. Ho così pensato che un’eventuale visita del pontefice sarebbe stata una grande occasione per Mantova. Ci siamo confrontati in Curia e il 17 giugno 1990 è partito l’invito ufficiale. La cosa incredibile è che, dopo soli quattro giorni, è arrivata la risposta positiva quando di solito dal Vaticano ci volevano anni prima di avere un riscontro.
E altro fatto anomalo è che il Papa abbia voluto fare una visita di due giorni quando solitamente nei viaggi in Italia in un solo giorno si spostava anche in due città diverse. Nel giro di poco sono stato chiamato in Vaticano a cena con il Papa e i suoi collaboratori e lì ho anche capito che alcuni di questi non erano molto convinti di una visita così intensa, con tante tappe, perché preoccupati per la sua salute. Ma lui era invece deciso e ho compreso che dietro a questa sua grande determinazione c’era la sua profonda devozione per San Luigi Gonzaga.

C’è qualche ricordo che le è rimasto particolarmente impresso di quella visita? Magari anche qualche episodio al di là dei momenti ufficiali?
Ce ne sono tanti. Mi ricordo in particolare che quando, entrando o uscendo da Palazzo Vescovile, incontrava mia madre Maria, si fermava e l’abbracciava con grande tenerezza. Questo mi ha fatto pensare al suo legame con la madre che si spezzò con la morte prematura di lei quando Karol era solo un bambino. La stessa tenerezza l’ho potuta rivedere nell’incontro con i bambini della Casa del Sole e con i loro genitori. Quello fu un momento davvero commovente. E poi ricordo la sua grande determinazione. Durante la visita a Mantova il Papa non stava molto bene. Ha avuto anche la febbre alta e il suo medico, preoccupato, voleva che rinunciasse a delle tappe. Lui invece ha voluto essere dappertutto e ovunque ha dato il meglio di sé nel confronto e nell’abbraccio con la comunità mantovana. Ricordo anche un momento curioso all’arrivo. Il pontefice scese in elicottero allo Stadio Martelli, dove c’erano dei lavori in corso, e quindi era stato permesso l’ingresso solo a un numero limitato di persone. Sceso dall’elicottero mi guardò con sguardo tra il preoccupato e l’amareggiato e mi disse: «Ma non c’è nessuno». Gli spiegai il perché e ben presto si ricredette quando in centro a Mantova fu accolto da una folla immensa.

Di quella visita è rimasto storico l’incontro con i giovani a Castiglione delle Stiviere
Sì e anch’io ho ben impresso nella mente quello scenario bellissimo con trentamila giovani che agitavano altrettanti cappelli. E poi le parole del Santo Padre rivolte ai giovani, le porto ogni giorno dentro di me. Disse «abbiate il coraggio della libertà cristiana. Abbiate il coraggio della verità che vi fa liberi. Ecco la prima libertà. L’intelligenza della verità, che reagendo all’insidiosa tentazione di un pensiero debole, di cui si alimenta la nostra cultura, superi la logica disimpegnata delle opinioni per ricercare la verità esigente e universale… la verità vi farà liberi». Lì in quell’incontro con i giovani ho capito il perché avesse insistito così tanto per la visita nel mantovano. Papa Wojtyła stava preparando la Gmg nella sua Polonia a Częstochowa, la prima dopo la caduta del muro di Berlino che avrebbe visto l’incontro tra i giovani dell’Europa occidentale con quelli dell’Est. Anch’io in agosto, con 300 giovani mantovani, mi recai a Częstochowa. Lì un giorno, al termine di una celebrazione, ero a fianco di altri vescovi e vidi il Papa che prima mi indicò e poi venne verso di me. Con gli occhi pieni di gioia mi disse: «Quello di Castiglione mi ha davvero aiutato». Il pensiero era ovviamente per San Luigi che a Castiglione aveva pregato anche per quella storica Gmg.
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