Visto con i nostri occhi
A Goito e Marmirolo le dimore dei Gonzaga
Poco distanti da Mantova, due località propongono importanti edifici. Al Bosco Fontana sorge la palazzina di caccia di Vincenzo I: arte e natura fuse insieme. Il percorso si completa a Porto Mantovano
28/06/2019
Per il terzo anno consecutivo, non abbiamo voluto far mancare ai nostri lettori gli itinerari estivi di monsignor Roberto Brunelli, scrittore, storico, direttore del Museo diocesano di Mantova. Con la raffinatezza di stile che lo contraddistingue, ci accompagna alla scoperta di palazzi e ville del nostro territorio.

Sulla strada per Cremona, ormai entro i limiti della città ma un tempo distinto, è il borgo di Angeli, e dà proprio sulla strada la villa Margherita, un bell'esempio di come Andrea Palladio abbia influenzato l'architettura neoclassica. La villa mantovana, opera del 1830, con le sue eleganti forme che richiamano i tempietti greco-romani e le due ali ricurve e porticate di raccordo ai corpi laterali, è chiaramente palladiana: concorderà chi ha visto ad esempio la villa di Fratta Polesine.
Lasciata la statale Cremonese, oltrepassato il borgo di Grazie, prendendo la vecchia strada per Rivalta sul Mincio si passa davanti alla villa Arrivabene: una semplice costruzione del 1770, notevole per il bel parco in cui è immersa e per l'inusuale presenza, ben visibile dalla strada, del mausoleo della famiglia cui appartenne tra gli altri il conte Giovanni, patriota del Risorgimento. Dopo Rivalta, lungo l'antica strada per Goito che segue il corso del Mincio, si passa davanti alla corte Bell'Acqua, con la villa del secondo Cinquecento ma ancora nello stile di Giulio Romano, voluta dal duca Guglielmo Gonzaga e poi passata di mano tante volte, secondo le fortune dei proprietari quando giocavano d'azzardo. Al centro presenta i tre archi di un portico che precede il vano centrale, oltre il quale è l'uscita posteriore. Quando quest'ultima è aperta, la villa è disposta in modo che il fiume sembra irrompervi dentro.
A Goito sono due le ville storiche da considerare. Sulla riva sinistra del Mincio, presso il cosiddetto ponte della Gloria, è la villa Giraffa, il cui nome deriva dalla statua di questo animale presente nel parco. La villa è costituita da edifici di vario stile, a seguito della sua storia travagliata: voluta dai Gonzaga, Isabella d'Este la diede ai Cappuccini come loro convento; con le soppressioni napoleoniche divenne un ospedale militare, poi una locanda e una scuola. Oggi è in disuso.
Dal ponte scendendo una scaletta, una breve ma suggestiva passeggiata lungo il fiume porta a un antico lavatoio, donde una grata nel muro di cinta lascia vedere un lussureggiante parco intorno all'imponente villa Moschini. Era qui un tempo una delle più fastose residenze dei Gonzaga, creata e abbellita da uno stuolo di artisti di corte; poi un terremoto e un'occupazione militare la ridussero praticamente in rovina. Fu riedificata in età neoclassica dai mantovani Giuseppe Crevola e Giambattista Marconi, con il contributo del celebre Leopoldo Pollack cui si deve il disegno del parco. Non meno imponente, ma di un modesto stile neogotico, è l'ingresso laterale della villa, prospiciente la piazza della chiesa parrocchiale. Anche a Marmirolo i Gonzaga avevano una fastosa residenza; ne resta soltanto la torre accanto al municipio.
Ma non lontano un segno Gonzaga è dato dal Bosco Fontana (per la visita, chiedere orari e costo al numero telefonico 0376.295933). Il bosco è un tratto, prodigiosamente sopravvissuto in quanto riserva di caccia dei Gonzaga, dell'originaria foresta che copriva la Pianura padana; oggi è una riserva gestita dal Corpo forestale dello Stato, ricca di flora e fauna; visitarlo significa immergersi nella natura, la più vicina possibile a come doveva presentarsi addirittura nella preistoria. Sola eccezione, che stavolta motiva la visita, è la palazzina voluta dal duca Vincenzo I, il quale ne incaricò l'architetto Giuseppe Dattaro e in seguito il celebre Antonio Maria Viani. Questo edificio, che serviva nei giorni in cui i Gonzaga, spesso con i loro ospiti illustri, si dilettavano a cacciare nel bosco, si presenta come un piccolo castello, con le quattro torri angolari e il fossato tutt'intorno; ma già l'ingresso, una loggia a tre archi sormontata da timpano, e poi i fastosi e festosi affreschi interni smentiscono usi militari. Dietro la palazzina si vede la resorgiva che ha dato nome al sito.
Prima di rientrare in città, brevissima deviazione a Porto Mantovano per vedere due antiche ville, oggi adibite a ristorante. Una, villa Schiarino, dimora del marchese Luigi Gonzaga, fu costruita e affrescata sul finire del Cinquecento; si presenta di forme semplici; ma le conferiscono fascino la verzura che riveste la facciata, la cappellina annessa, il giardino retrostante che sfocia sull'aperta campagna. La seconda ci fa concludere in modo simile all'apertura di questa escursione: è infatti di gusto palladiano anche la poco lontana villa Di Bagno, costruita nel 1841 da Giovan Battista Vergani per il marchese Leopoldo. L'elegante architettura neoclassica è arricchita da un vasto parco all'inglese, secondo il gusto romantico del tempo.
(1 - continua)
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