Visto con i nostri occhi
Accoglienza, Caritas va avanti
Introdotti forti limiti al rilascio dei permessi di soggiorno, c’è il rischio di accrescere gli stranieri in clandestinità. L’obiettivo della Chiesa rimane quello di favorire vera integrazione
14/01/2019
Meno capiente, più precario e con minori possibilità di integrazione: è il sistema di accoglienza dei migranti previsto dalla legge 132, promulgata il primo dicembre scorso.
La “legge Salvini” afferma che l’accesso alle accoglienze viene regolamentato da diversi “stop”: la richiesta di asilo va effettuata solo nei Centri di accoglienza straordinaria (Cas), ma non dà diritto alla residenza. Alla scadenza, a decidere sul caso sarà la commissione territoriale competente, che per Mantova è quella di Brescia. Lo status di rifugiato non sarà più autorizzato nei Cas, così come lo status di protezione sussidiaria, la protezione umanitaria, la protezione speciale. Quest’ultima non sarà autorizzata neanche nei centri del Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (Sprar). Per quanto concerne il permesso di soggiorno per i minori non accompagnati, la richiesta va effettuata solo negli Sprar. Ancora: cancellati permessi di soggiorno per motivi umanitari dal 5 ottobre scorso; durata di un anno per la protezione speciale e per il permesso per cure mediche.
In sostanza, chi alla scadenza di un permesso umanitario non avrà un lavoro sarà clandestino. Vi saranno stranieri regolarmente soggiornanti che, in quanto titolari di protezione riconosciuta dai Tribunali, si troveranno privi di abitazione e lavoro. Secondo gli esperti si parla di 120/140 mila persone in due anni. Inoltre, per alcuni soggetti, sul permesso viene esplicitata la motivazione: non è solo un rischioso stigma, ma anche una violazione della privacy. Le norme che regolano la protezione internazionale comprendono l’elenco dei Paesi sicuri: questo comporta che se le persone provengono da tali zone la domanda è infondata, deve invocare gravi motivi per la persona e sarà rigettata se sono previste nel Paese “vie di fuga”.
In base alla legge, la concessione della cittadinanza italiana attraverso matrimonio sarà subordinata alla conoscenza della lingua, il termine per la procedura passa da 24 a 48 mesi ed è prevista la revoca a causa di condanna per alcuni reati. Per i Centri di accoglienza straordinari, a cui fa riferimento la Caritas, viene favorito il modello dei grandi centri rispetto all’ospitalità diffusa, restringendo di molto la possibilità di inserimento nelle comunità e di integrazione dei richiedenti asilo. La Caritas di Mantova aveva privilegiato sin dall’inizio l’ospitalità diffusa, coinvolgendo il territorio e in particolare le parrocchie, proprio per facilitare integrazione e vicinanza. Per quanto riguarda i fondi messi a disposizione delle realtà che si occupano di accoglienza, il contributo cala a poco più della metà per singolo migrante.
È importante specificare che per la Caritas accogliere non significa solo offrire un tetto, ma una serie di servizi volti all’integrazione: corsi per imparare l’italiano, aiuto nella ricerca di un lavoro, sostegno negli acquisti quotidiani, accompagnamento per le pratiche burocratiche. La legge penalizza questo tipo di accoglienza a favore di chi gestisce i centri di detenzione, ai quali vengono riconosciuti contributi che vanno da 41,83 euro (per strutture sino a 50 posti) a 29,63 euro (per strutture da 600 posti). Come dire: “Si guadagna a gestire le prigioni”.
È vero che la nuova legge mortifica l’impostazione dell’ospitalità diffusa utilizzata dalle diverse Caritas, tra cui quella mantovana, ma io credo che tali realtà diocesane siano chiamate prima di tutto ad accogliere. Caritas è nata come risposta evangelica alla professione di fede, come risposta concreta di attenzione ai poveri: «Avevo fame e mi avete dato da mangiare, ero nudo e mi avete vestito, ero straniero e mi avete ospitato». Se non ci saremo più come Caritas, noi toglieremo non solo opportunità, ma anche quel valore aggiunto che può fare la differenza. Non sarà un boicottaggio di “ideali”, ma verrà strumentalizzato attraverso questioni economiche.
La Caritas di Mantova continua l’accoglienza degli immigrati, così come il servizio mensa, l’housing diffuso, il servizio Epimeleia per uomini in difficoltà e l’aiuto a donne maltrattate in una comunità protetta che, purtroppo, è sempre al completo. Caritas continua con i centri di ascolto presenti tra la città e le parrocchie; continua a distribuire alimenti a chi è nel bisogno (per un valore annuo che sfiora i 100mila euro), così come resta al fianco di realtà mantovane che operano nel sociale indipendentemente dalla loro appartenenza alla Chiesa. Caritas, in definitiva, continua il proprio lavoro.
L’accoglienza non deve essere in discussione per una legge che cambia. È nostro compito andare avanti, aggiungendo a nostre spese ciò che il governo non ci garantisce, senza venire meno alla qualità del servizio. Altrimenti verremmo meno al principio fondante di Caritas, cioè l’aspetto pedagogico–educativo. Molte volte si educa di più avendo il coraggio di restare piuttosto che abbandonare.
La Cittadella Mantova La Cittadella Mantova