Visto con i nostri occhi
Acqua «nuova» per l'Etiopia
Inaugurati alcuni pozzi vicino a Lare e Abol, le missioni sostenute dalla diocesi. Il progetto è portato avanti dalla Caritas, rappresenta un grande aiuto per gli abitanti: la zona, infatti, è molto arida
01/04/2019
Negli Atti degli Apostoli (8,26-40) si narra la storia dell'evangelizzazione di un etiope, a opera di Filippo. Filippo lo incrocia mentre sta tornando al suo Paese, intento a leggere il profeta Isaia che prefigura Gesù Cristo. Filippo sale sul carro e lo accompagna. Gli chiede: «Riesci a capire quello che leggi?». Quindi gli annuncia Gesù e, arrivati a un luogo in cui c’è dell’acqua, si immerge e lo battezza. Alla fine quell'uomo ritorna in Etiopia.
Mi sono ricordato di questo brano non solo perché, secondo tradizione, sta all’origine della evangelizzazione dell’Etiopia, dove sono stato dal 5 al 14 marzo scorso. Non solo perché pone qualche problema di traduzione nelle lingue che oggi si usano nelle missioni che ho visitato, dove sono impegnati due preti mantovani: Lare, in cui abita don Matteo Pinotti, e Abol, in cui abita don Sandro Barbieri. L'ho ricordato perché traccia il profilo del missionario che incrocia popolazioni caratterizzate da una insormontabile diversità. Il missionario è un ricercatore e uno sperimentatore, sia nel verso dell’annuncio esplicito di Gesù, sia nel verso dell'emancipazione dal bisogno. Non possiede verità, né tecniche straordinarie. I missionari mantovani ﷯fidei donum﷯ rispondono a questo profilo generale. Diversi sono gli esempi che posso fare.
Sono andato in Etiopia, su invito degli stessi sacerdoti, a inaugurare i nuovi pozzi d’acqua che la diocesi, grazie alla donazione ereditaria dell’ingenier Mario Pavesi, sta realizzando con altre opere. L’acqua è il motivo che ha fatto da guida alla mia conoscenza delle missioni.
Ricordo bene la visita che abbiamo fatto a villaggi sperduti in una sorta di deserto, privo di vegetazione, nella polvere, in una località denominata Thep-Dieec. Siamo stati accompagnati da due laici catechisti di Lare. Ricordo la frotta di bambini di etnia nuer arrivata dal villaggio di capanne di paglia e fango, cosparsi loro stessi di polvere e di cenere. Ricordo i capi del villaggio accorsi agli uomini bianchi e, in particolare, un vecchio che nel salutarci ha continuato a ricordare con i gesti l’esigenza di una pompa d’acqua, proprio lì in quel posto.
Essere missionari lì significa incontrare gente che da sempre vive dell’essenziale, vedere possibili luoghi d’acqua, dialogare, realizzare semplici pompe d’acqua a mano che, come a Kuerlang, a Kuerbowni e Kuayran, vengono rapidamente frequentate da decine di donne coi loro figli, abituate a fare chilometri sotto il sole dai propri villaggi. Si tratta dunque di facilitare ciò che sta già nella economia rurale di queste genti.
Ricordo con emozione le visite alle famiglie allargate delle capanne circolari. Visite richieste per parlare e per pregare col prete e coi catechisti di problemi delicati di salute. Ricordo bene la visita alla famiglia di una bambina di cinque anni morta dopo breve malattia: una morte evitabile se la famiglia avesse avuto i soldi per portarla in ospedale. Ricordo il silenzio, il raccoglimento, la gratitudine per aver reso quella visita. Ricordo bene la Messa, i canti, i riti: il suono del tamburo che scuote dentro e il clima della festa.
Ricordo bene il singolare rito nel giorno della imposizione delle ceneri con l’inaugurazione del nuovo pozzo d’acqua di Abol. Rito pensato da don Sandro per inserire l’annuncio di Gesù Cristo in situazioni di vita della popolazione Anuak con segni comprensibili, come la cenere prodotta in grande quantità nel bruciare i campi, al fine di renderli fertili, impastata con l’acqua rigeneratrice, per farne una fanghiglia salutare per la vita, di cui cospargersi.
Come Filippo anche i nostri missionari si sono immersi in un luogo in cui c’è un’acqua diversa da quella mantovana, che pure assimila alla stessa divina umanità di Cristo. La missione in Etiopia non è a un senso solo. Nuer, Anuak o Qomo evangelizzano a loro volta. Hanno posto a me la domanda molto seria: “riesci a capire quello che leggi?”. Assieme a loro la risposta è più completa.
La Cittadella Mantova La Cittadella Mantova