Mantova cultura 2017
Ad Divam Marchionissam: omaggio a Isabella d’Este
Due manoscritti di dedica e una lettera di Isabella d’Este Gonzaga in mostra alla Biblioteca Teresiana
15/12/2016
Con “Ad Divam Marchionissam. Omaggio a Isabella d’Este”, la Biblioteca Comunale Teresiana partecipa al percorso “Mudi Museo Urbano Diffuso. Viaggi nella Mantova del rinascimento”, esperienza conclusiva di Mantova Capitale Italiana Della Cultura 2016 presentando al pubblico due manoscritti di dedica e una lettera di Isabella d’Este Gonzaga.

La mostra, a cura di Raffaella Perini, sarà inaugurata venerdì 16 dicembre alle ore 17.30. Interverranno l’assessore Paola Nobis, la Dirigente Irma Pagliari e la curatrice. Aperta fino al 14 gennaio 2017.

In Biblioteca Teresiana è conservato un piccolo nucleo di 12 codici appartenuti alla famiglia Gonzaga, qui giunti indirettamente, dato che le collezioni librarie principesche subirono la medesima sorte di quelle storico-artistiche. Tra i manoscritti meritano attenzione due esemplari di dedica a Isabella d’Este, mss.1354 e 1355. Essi sono vergati su raffinatissima pergamena in elegante scrittura umanistica, in un caso di tipo corsivo, nell’altro in minuscola.

Fecero parte della biblioteca dei Capilupi di Mantova, che raggiunse il massimo splendore tra la fine del XV e tutto il XVI secolo, quando i membri della famiglia si distinsero per l’intensa attività politica e diplomatica e quali uomini di grande cultura. Il primo nucleo della loro prestigiosa biblioteca si costituì grazie a Benedetto (Mantova, 1461-1518), segretario marchionale e cancelliere e segretario di stato durante la reggenza di Isabella, dedicatario di un’elegia contenuta nel ms. 1354. Nel 1797 il gesuita Juan Andrés, fuggito dalla Spagna e ospitato a Mantova, diede alle stampe il Catalogo de’ codici manoscritti della famiglia Capilupi di Mantova, potendo così fissare almeno sulla carta la consistenza della biblioteca manoscritta gentilizia prima di ulteriori irrimediabili perdite. I nostri due codici furono acquistati dalla famiglia attorno al 1907 dal bibliofilo Tammaro De Marinis.

Nel 1913 il bibliotecario e studioso fiorentino Giuseppe Fumagalli li citò in un volume dedicato all’arte della legatura presso la corte Estense, scrivendo che, purtroppo, essi erano stati venduti all’estero. Presso la bottega fiorentina di De Marinis poté tuttavia vederli nel 1962 l’eminente studioso dell’Umanesimo Paul Oskar Kristeller, che li descrisse nel secondo volume del fondamentale censimento di codici umanistici Iter Italicum (1967). Nel 1968 la Biblioteca li acquistò da De Marinis, dopo averli ottenuti in prestito per l’allestimento della storica Mostra dei codici gonzagheschi, realizzata tra il 15 settembre e il 10 ottobre 1966 a cura del direttore Ubaldo Meroni, che riportò nei locali della Biblioteca una trentina di codici conservati sul territorio nazionale.

MS. 1379: Lettera di Isabella d’Este
La lettera di Isabella d’Este fu acquistata dalla Biblioteca sul mercato antiquario a Londra il 3 dicembre 1997. È scritta in volgare, probabilmente da un copialettere, ma reca la datazione, la formula di sottoscrizione e l’indicazione a tergo del destinatario in latino. Presenta il sigillo tondo in ceralacca con la scritta a caratteri maiuscoli Isabella Marchionissam Mantuae. La missiva fu indirizzata da Mantova il 20 aprile 1501 al consorte Francesco II, e riferisce della guerra che Cesare Borgia stava conducendo contro Faenza, che di lì a poco si sarebbe arresa dopo un bombardamento e mesi di assedio, nonostante l’eroica difesa dei cittadini stretti attorno ad Astorre Manfredi. Gli eventi furono seguiti con commozione dai contemporanei, specie dopo l’uccisione a tradimento di Astorre da parte del Duca Valentino, che segnò la fine della signoria. Le parole di Isabella risentono dell’eco suscitata dal valore dei faentini, e nello scrivere che con la fedeltà e costanza in difesa del loro signore essi recuperano l’honore de’ italiani, ella rivela un’inedita sensibilità umana, accanto alla consueta straordinaria consapevolezza politica.

MS. 1354: Ludovico Andreasi (1459-1505), Elegiae
Il codice può essere datato tra il 1495, anno della battaglia del Taro, e il 1505, anno di morte dell’autore. Il f. 1r, con l’intitolazione e la dedica a Isabella d’Este del libro primo, è ornato da un’iniziale maiuscola lapidaria inserita in un riquadro campito con una raffinata filigrana floreale anche dorata, a bas-de-page dallo scudo partito con gli stemmi Gonzaga ed Este e da un motivo a candelabra lungo il margine sinistro. Un’iniziale miniata analoga alla precedente si trova al f. 13r, in corrispondenza della dedica del libro secondo al marchese Francesco II. La scrittura è stata riferita alla produzione del calligrafo e miniatore Bartolomeo Sanvito (1438-1511), che operò quale familiare del cardinal Francesco nella sua residenza romana, ma l’attribuzione è stata respinta, anche se l’impostazione antiquaria della decorazione, l’intitolazione a righe policrome e la mano ricordano da vicino la produzione del copista padovano. La pregevole legatura con impressioni a secco e in oro è stata assegnata all’area veneta, entro il 1539. L’opera, in distici elegiaci, inedita, fu scritta da Ludovico Andreasi, figlio di Marsilio, segretario di Ludovico II, lui stesso grande avvocato presso la Curia romana e letterato. I componimenti del libro primo sono dedicati a Isabella d’Este e a vari personaggi della corte; il secondo libro si pone come la continuazione del poema eroico in lode di Francesco II ideato da Teofilo Collenuccio, figlio dell’umanista pesarese Pandolfo. Il suo ambizioso progetto era rimasto incompiuto perché Teofilo, avendo seguito il marchese in funzione di poeta-cronista, aveva trovato la morte presso la battaglia del Taro del 6 luglio 1495.

MS. 1355: Antonio De Conti Di San Martino, Triumphale opus
Il codice, che si ritiene essere l’esemplare dedicato a Isabella, è databile all’anno 1495 sulla base della lettera di accompagnamento conservata nell’Archivio Gonzaga. Con questa specie di captatio benevolentiae l’autore sperava di ingraziarsi la marchesa per conquistare il favore del marito, come già aveva tentato di fare invano nel 1493. Esso presenta al f. 1r, in corrispondenza dell’intitolazione e della dedica, un’iniziale a foglia d’oro inserita in una tabella policroma e al margine inferiore lo scudo partito con gli stemmi delle famiglie Gonzaga ed Este; al f. 23r l’invio del poema è inserito in una cornice di tipo architettonico. La legatura, decorata con impressioni a secco e in argento, è probabilmente coeva e di area veneta, anche se un ferro richiama l’arte di un legatore attivo a Roma nel secondo e terzo quarto del Cinquecento. Nel manoscritto è contenuto un poemetto in terzine dell’umanista padovano Antonio de’ Conti per Isabella d’Este. Dell’autore si sa soltanto che egli fu uno degli umanisti di area veneta in contatto con la marchesa. I versi costituiscono un elogio delle qualità di Isabella ispirato ai Trionfi petrarcheschi, di cui ripropongono il metro e l’apparato allegorico e mitologico, reso ancor più solenne dall’intitolazione in latino e dall’invio in distici elegiaci. La ripresa del motivo classico e poi umanistico del trionfo non è casuale, ma vuole forse essere una citazione della grande opera che Andrea Mantegna andava realizzando in quello scorcio di tempo, tra il 1486 e l’anno di morte, il 1506, per celebrare le imprese belliche di Francesco II: i Trionfi di Cesare. La corona d’alloro che racchiude gli stemmi delle due casate al f. 1r è un’allusione iconografica al motivo del trionfo, oltre che della gloria poetica.



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