Visto con i nostri occhi
Agesci: un'esperienza per la ricerca di senso
05/10/2016
Elena Bonetti

Qual è lo stato di salute dell’associazione? I genitori mandano i loro figli perché mancano altre agenzie educative?
Siamo un’associazione di oltre 180.000 associati, distribuita su tutto il territorio nazionale (di fatto in tutte le diocesi). Crediamo che questa presenza capillare, incarnata e diffusa in tutto il Paese, sia segno di un’associazione che c’è, di un’appartenenza vitale alla Chiesa e alle comunità territoriali. Certo, ci sono gruppi o zone che rappresentano una presenza stabile che interagisce in maniera significativa con il territorio e ci sono situazioni di precarietà e fatica. Ogni realtà associativa è sempre in evoluzione.
Non diremmo che mancano altre agenzie educative. Al contrario: le occasioni e le proposte di esperienze formative, di arricchimento, di ampliamento delle competenze per bambini e ragazzi, offerte dai territori e dalla stessa scuola a volte possono risultare anche troppe. Preferiamo pensare che i genitori scelgano ancora lo scautismo per i propri figli perché è un’esperienza di “ricerca di senso” e perciò può aiutare a “portare a sintesi” in un cammino di progressione personale le tante esperienze e occasioni di crescita che riempiono il tempo dei bambini e dei ragazzi.

Che rapporti ci sono con le altre Associazioni Scout?
Con il CNGEI condividiamo l’appartenenza alla Federazione Italiana dello Scautismo, che è riconosciuta dal Movimento scout internazionale. Stiamo vivendo un importante momento di riflessione sul ruolo e l’identità della Federazione stessa. Con gli Scouts d’Europa (con cui condividiamo l’esperienza dello scautismo cattolico) abbiamo ad oggi un dialogo disteso, anche rispetto ad alcuni temi metodologici.

La formazione dei Capi è soddisfacente?
Confessiamo che, per noi, con riferimento alla formazione degli adulti, il termine soddisfacente non è semanticamente significativo. Finché un capo è in servizio educativo è in formazione. Non potremo mai dirci soddisfatti, se con questa espressione si vuol intendere che la formazione di capi, in un punto della loro strada, può ritenersi compiuta e soddisfacente. Tuttavia, possiamo dire che la proposta di formazione che rivolgiamo ai capi è esigente. Gli adulti a cui affidiamo i ragazzi sono adulti che hanno vissuto specifici momenti di formazione al metodo e di riflessione sulle proprie scelte, ma restano in formazione, in una comunità che ne è responsabile. D’altronde, si cresce anche nella relazione educativa, nella condivisione e nella reciprocità.

Che impressione avete delle Zone? Il livello regionale?
C’è oggi una piena fiducia riconosciuta alle zone, poste al centro dei processi decisionali, nel cuore della democrazia associativa e quindi nel cuore della riflessione metodologica e pedagogica: lo scoutismo vive incarnato nei territori e siamo certi che le scelte recenti che ridefiniscono i nostri percorsi decisionali [ndr. vedi AGESCI-Atti Consiglio Generale 2016] non potranno che consolidare e rendere più viva la presenza delle comunità capi nelle zone e, quindi, la presenza dell’Agesci in ogni territorio.
In questo percorso alle regioni è assegnato un importante ruolo di cerniera, con particolare riferimento alla riflessione metodologica: lettura, elaborazione, sperimentazione del metodo.

I preti soprattutto giovani calano e così caleranno gli assistenti ecclesiastici. Che fare?
Non notiamo, in modo particolare o preoccupante, una maggiore assenza dei sacerdoti nella nostra associazione rispetto al passato. Certamente l’Agesci promuove percorsi che affermano sempre di più la responsabilità battesimale dei capi, laici catechisti corresponsabili nella Chiesa del cammino di fede del singolo e della comunità.

I punti deboli e punti forti dell’AGESCI oggi
Ci pare che possiamo individuare punti che sono nel contempo di debolezza e di forza.
Le dimensioni: un’Associazione grande e diffusa anima il nostro Paese e la Chiesa, ma nello stesso tempo è molto faticoso garantire ovunque una presenza di senso e di peso, che nell’originale presenza di ciascun gruppo nel proprio territorio, rappresenti l’Associazione tutta, che incarni in pieno il cammino comunitario che abbiamo deciso di percorrere, una presenza che sia porzione di Associazione e non espressione di un movimento.
La democrazia: l’attitudine e l’identità democratica della nostra associazione rappresenta la nostra grande forza. Educhiamo al discernimento personale e comunitario e lo viviamo nel governo stesso della nostra Associazione. Tuttavia, i tempi e i modi di elaborazione di un pensiero comune, spesso lunghi, non ci consentono risposte immediate alle numerosissime sollecitazioni che ci arrivano dall’esterno, a cui pure prestiamo costante attenzione, come è doveroso per chi ha scelto di educare in questo tempo e in questo mondo.
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