Visto con i nostri occhi
Agriturismi in crescita, il Consorzio guarda oltre
L'associazione è nata nel 1998 e mette insieme quasi 400 realtà della provincia mantovana: strutture ricettive e punti di vendita diretta. In chiave futura bisogna puntare sulla qualità
21/05/2018
Si fa presto a dire vent’anni. Per chi lavora in agricoltura, abituato all’alternarsi ciclico delle stagioni e a ritmi sempre uguali, può sembrare un tempo infinito. Per chi invece si lancia in un nuovo progetto appare come un traguardo lontano. Quando poi questo traguardo viene raggiunto, ci si rende conto che, in fondo, vent’anni non sono affatto pochi.
Resistere al tempo che passa non è una sfida semplice. Il Consorzio agrituristico mantovano, che è nato nel 1998 e quest’anno festeggia proprio il ventennale, l’ha affrontata un passo alla volta, con lungimiranza. L’obiettivo iniziale era sostenere alcune piccole realtà condotte da donne, per renderle aziende agrituristiche più strutturate e competitive. Una soluzione per rilanciare l’economia rurale con una proposta innovativa.
Oggi il Consorzio agrituristico mantovano mette insieme quasi 400 aziende a livello provinciale, di cui 238 agriturismi. È una realtà in crescita, grazie alle collaborazioni da cui sono nate iniziative molto importanti per far conoscere il settore e mettere in contatto produttori e consumatori. Le fattorie didattiche rivolte al mondo della scuola, eventi singoli come “Per corti e cascine”. E ancora il “Mercato contadino”, dedicato ai prodotti locali. Quello di Mantova, sul Lungorio, è stato lanciato nell’ottobre 2006: oggi sono 35, in tutta la provincia.
I primi vent’anni dell’associazione offrono lo spunto per fare un bilancio della strada percorsa, mettere a fuoco le tendenze più attuali e, soprattutto, capire cosa riserva il futuro. Ad accompagnarci in questo viaggio, il direttore del Consorzio agrituristico mantovano, Marco Boschetti.
L’agricoltura mantovana è un universo formato da tante realtà. Cos’è che rende speciale il nostro territorio?
Dal punto di vista climatico la nostra è una provincia molto calda e umida, perciò l’idea di sviluppare, proprio qui, l’agriturismo, poteva sembrare una scommessa rischiosa. Abbiamo affrontato il problema da un altro lato, convinti che il turismo rurale sia legato alle emozioni, da far vivere attraverso esperienze fuori dalla quotidianità. È per questo che il settore a Mantova si è sviluppato in modo considerevole: oggi gli agriturismi legati al Consorzio sono quasi 250. I risultati raggiunti vanno oltre i numeri: Mantova è stata la prima provincia in Italia che ha dato vita ai circuiti delle fattorie didattiche. Il progetto ha preso piede ed è stato ripreso anche altrove.
Quali sono i valori più significativi che incarnano i vostri progetti?
Abbiamo sempre avuto un’attenzione particolare per le piccole aziende familiari, perchè siamo convinti rappresentino una risorsa. La loro dimensione, più contenuta, non è un handicap: se lavorano in rete è possibile avere redditi integrativi che permettono di stare sul mercato e svilupparsi. Inoltre, l’attività del Consorzio dimostra che l’efficienza di un’azienda non è più collegata all’estensione del terreno coltivabile, ma alla passione e alla capacità di condividere informazioni.
Alcuni progetti del Consorzio derivano da esperienze di altri Paesi. Quanto è importante, in agricoltura, essere aperti all’innovazione e al confronto?
Viaggiare all’estero è stato fondamentale per l’inizio del nostro cammino. Ci ha permesso di capire come stava evolvendo l’agricoltura di altri Paesi, specie quelli mediterranei. Il programma di scambio Pejà per giovani agricoltori è stato uno strumento molto utile per tutti noi. Nel tempo sono nate collaborazioni con tante realtà straniere, non solo in Europa. Sono convinto che il mondo agricolo debba avere uno scambio sempre più forte di esperienze perché le difficoltà che vivono le agricolture di questi Paesi sono comuni alle nostre.
Com’è cambiata la nostra agricoltura in questi ultimi vent’anni?
Mantova è stata oggetto di profonde ristrutturazioni in alcune filiere, come il latte o gli allevamenti. Forse non abbiamo usato appieno le forme di sostegno al reddito previste dalla Politica agricola comunitaria, perciò molte aziende oggi si trovano in difficoltà. Avremmo potuto sviluppare meglio la filiera del vino, facendo rete tra le cantine sociali. Per quanto riguarda le aziende agrituristiche, invece, il settore continua a crescere con un ritmo del 2-4% annuo. Ora si pone il problema di qualificare la proposta, perché le esigenze sono sempre più frammentate. Inoltre, bisogna fare i conti con la digitalizzazione. Essere presenti su Internet oggi è fondamentale: questo ci spinge a ripensare l’approccio all’economia digitale.
Turismo e digitalizzazione: sono queste le due sfide più attuali?
La sfida principale è la qualificazione dell’offerta. Bisogna investire molto sulla formazione affinché le aziende siano in grado di offrire servizi diversi e sempre più accattivanti ai turisti, per rispondere meglio alle loro aspettative. È necessario puntare sul piano emotivo: chi decide di fare un soggiorno in un agriturismo deve vivere momenti piacevoli e conservarne il ricordo. Il discorso vale anche per il settore della vendita diretta: occorre offrire prodotti di alta qualità e comunicarli al pubblico in modo efficace.
Per quanto riguarda il nostro territorio, che evoluzione vede nei prossimi anni?
La provincia di Mantova sarà sempre più esposta alla globalizzazione. Significa dover competere con Paesi in cui i costi di produzione sono molto inferiori e alcune leggi meno restrittive sull’uso di determinate sostanze. Per il futuro sarà importante puntare su prodotti trasformati e beni alimentari ecosostenibili. Inoltre, sta emergendo una forte spinta sovranista basata sui dazi, il contrario della globalizzazione. Non so quale sia peggio: un mondo che si chiude non permette di far conoscere i prodotti, la cultura, sviluppare turismo. Il turismo sarà una delle risorse più importanti in futuro, ma in un mondo che si chiude che turismo si può sviluppare?
Alla luce di queste sfide, quale sarà il ruolo del Consorzio?
Dobbiamo inventarci altre forme per sviluppare la vendita diretta delle aziende, come abbiamo fatto con i “Mercati contadini”: il primo nel 2006, oggi sono 35. Occorre costruire un rapporto sempre più stretto tra produttore e consumatore e fare in modo che i consumatori siano protagonisti del processo che porta a decidere cosa e come produrre. Per quanto riguarda il settore agrituristico, dev’essere una proposta capace di dare emozioni, uscire da una logica di massa. È questo il nostro impegno: creare proposte di qualità per far conoscere il grande patrimonio umano, gastronomico e produttivo delle campagne mantovane.
Il Consorzio è nato grazie all’impegno delle donne. Qual è il loro ruolo oggi?
Sicuramente sono il perno della moderna agricoltura multifunzionale. Stanno cambiando questo settore, grazie alla loro capacità di muoversi su più piani. È proprio questa l’essenza dell’agricoltura multifunzionale: coniugare l’aspetto produttivo e mettere in campo proposte di servizio. E chi riesce a farlo meglio delle donne? Possiamo ben dire che le donne hanno salvato e stanno trasformando una parte significativa della nostra agricoltura.
La Cittadella Mantova La Cittadella Mantova