Visto con i nostri occhi
Alcolismo, giovani a rischio
Circa 5mila i mantovani coinvolti: persone di ogni età o ceto sociale. In genere, mentre gli adulti iniziano a bere in seguito a un trauma, molti ragazzi lo fanno perché cercano nuovi stimoli
21/10/2019
È una delle forme di dipendenza più diffuse nella società, una di quelle più radicate nel tempo e, insieme, difficile da combattere. Secondo alcune stime, in tutta la provincia sono circa 5mila i mantovani con problemi legati all’abuso di alcol: persone di qualsiasi età, provenienza o estrazione sociale. Una dipendenza che può colpire tutti e attira sempre più giovani, poco abituati a bere e che finiscono per “sballarsi” nel weekend.
Delle 1.881 persone seguite nel 2018 dal Ser.d (il servizio dell’Azienda sociosanitaria territoriale di Mantova), ben 475 (il 25%) avevano problemi con l’alcol, la seconda forma di dipendenza più comune dopo quella da oppiacei. Di queste, 104 (il 22%) si sono recate al Ser.d per la prima volta, mentre le altre erano già assistite. Il 46% degli utenti totali ha almeno cinquant’anni, mentre i giovani fino a 25 anni erano 28 (il 6%). Quest’ultimo dato però non deve trarre in inganno: «Il consumo di alcol tra ragazzi, anche minorenni, è in aumento – afferma Marco Degli Esposti, direttore del Ser.d di Mantova – ma la maggior parte non chiede aiuto per vergogna o scarsa consapevolezza, persino degli stessi genitori». Perciò è importante fare prevenzione affinché il problema venga risolto in tempo, prima che causi effetti devastanti.
In genere, chi è dipendente dall’alcol si può racchiudere in due categorie. Gli adulti, per esempio, iniziano a bere per alleviare la sofferenza provocata da un trauma personale e il loro comportamento è dovuto a una causa scatenante. I giovani invece hanno di solito atteggiamenti più violenti, hanno una componente genetica, esprimono un carattere impulsivo in vari ambiti della vita (in famiglia, a scuola, con gli amici) e si avvicinano all’alcol perché sentono un forte desiderio di stimoli nuovi. «Nella nostra cultura mediterranea l’alcol è sempre stato molto comune – continua Degli Esposti – e non è mai stato visto come un pericolo per la società. In passato faceva parte della dieta ed era consumato quotidianamente durante i pasti. Oggi, invece, è diventato uno strumento per superare i freni inibitori. I giovani sono i soggetti più delicati, perché hanno impulsi forti e poche inibizioni, perciò c’è il rischio che l’abitudine di bere un cocktail con gli amici possa sfociare in una vera e propria dipendenza».
Tra i giovani si sta diffondendo il “binge-drinking”, la pratica che porta a consumare elevate quantità di alcol in poco tempo. Secondo uno studio presentato a inizio mese nella sede dell’Istituto superiore di Sanità, in Italia il 23% dei ragazzi under16 (e il 17% delle ragazze) afferma di aver consumato almeno cinque bicchieri di bevande alcoliche in un’unica serata. Colpisce la quota di undicenni: l’11%. Anche a livello locale, il quadro è poco confortante. In base a una ricerca condotta nel 2017 dal comitato “Amici di Casa San Simone” nelle scuole superiori mantovane, il 90% dei ragazzi affermava di aver consumato alcol durante l’anno precedente e solo il 10% si dichiarava astemio. Il 45% dei minorenni dichiarava di essersi ubriacato almeno una volta; una quota che sale al 59% tra i maggiorenni. Addirittura, la media è di 3,67 ubriacature in un anno.
Il fenomeno rischia di assumere contorni allarmanti, eppure in generale sembra esserci poca consapevolezza da parte di tutta la società. Il ricovero in ospedale di un ragazzino a causa di una forte sbornia viene spesso ridotto a una “bravata” adolescenziale. «Facciamo fatica a “intercettare” i più giovani – spiega il direttore del Ser.d – anche perché gli stessi genitori talvolta tendono a minimizzare. Eppure, non si può ridurre l’adolescenza a un periodo di trasgressione. Se l’abuso di alcol si manifesta insieme a problemi scolastici o relazionali, il rischio che il problema assuma proporzioni preoccupanti è maggiore».
Uscire da questa dipendenza è possibile, ma richiede molto impegno. La cura avviene in varie modalità, a seconda dei casi: periodi di disintossicazione in una comunità, uso di farmaci, supporto psicologico. Molto importante è il ruolo delle associazioni di volontariato. Gli Alcolisti anonimi, per esempio, sono una realtà storica che propone incontri periodici per condividere esperienze, superare difficoltà e cambiare stile di vita. Sono quattro le sedi in provincia, tra cui Mantova (per informazioni: 334.3960312). Altra forma di sostegno è l’associazione dei Club alcologici territoriali “Mantova onlus” (www.apcatmantova.it), pensata in particolare per assistere le famiglie. La “rete” unisce sedici centri della provincia, alcuni dei quali collaborano con le parrocchie locali come il club “Amicizia” (parrocchia di Ognissanti) e il club “Una rosa nel deserto” (parrocchia di Sant’Egidio).
«Nel caso di dipendenza da alcol la soluzione non è il proibizionismo – conclude Degli Esposti – però sarebbe opportuno regolarne l’accesso. Le bevande alcoliche sono disponibili ovunque e questo aumenta il rischio di caderci. Bisogna raggiungere il prima possibile le persone, magari attraverso i medici di base che potrebbero segnalare le persone più a rischio. Serve maggiore consapevolezza da parte di tutti». Perché combattere il fenomeno è possibile e il primo passo è informarsi per non cadere nella dipendenza.
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