Visto con i nostri occhi
Alla scoperta del Chiese, l'acqua propone tesori
Dopo 160 chilometri, il fiume finisce la sua corsa nell’Oglio, in territorio mantovano. Tra paesaggi rurali e natura incontaminata emergono luoghi affascinanti, carichi di storia
25/06/2018
Il fiume Chiese, 160 chilometri dall'Adamello prima di confluire nell'Oglio, percorre il territorio mantovano solo nel suo ultimo tratto: quanto basta, però, per lambire comuni e frazioni da non trascurare. Non ha strade lungo le rive; ma solo strade che lo attraversano, dai cui ponti è possibile lanciare rigeneranti sguardi sul verde di alberi e cespugli che scendono alla corrente, più spesso placida ma talora mossa da improvvisi ostacoli. Scarsi i segni di interventi dell'uomo: scorci di natura “normale”, che non è poi tanto frequente ritrovare.
Per chi si sposta nel senso della corrente, il primo ponte è quello sulla strada da Casalmoro a Remedello, in territorio ormai bresciano. Ma prima di lasciare Casalmoro non si trascuri lo scenografico santuario della Madonna del Dosso, alto su una scalinata che vi conduce, in una cornice verdeggiante. Sotto il portico antistante la chiesa è un sarcofago romano; l'interno, di un elegante barocco, presenta una copia di un grande dipinto di Tiziano raffigurante la Presentazione di Maria al tempio. La liturgia celebra questo episodio il 21 novembre, che è anche la data della festa locale, con la “sagra della pollastrella”.
Il ponte successivo, sul quale è caldamente consigliato fermarsi ad ammirare il fiume, è quello della via che dal centro di Asola porta alla stazione ferroviaria. Quanto ad Asola, la nobile Asola, non bastano queste poche note a dirne tutta la rilevanza. Contesa tra i milanesi Visconti e i mantovani Gonzaga, finì a lungo tra le braccia di Venezia, che ne fece un caposaldo militare (evidente nell'impianto a scacchiera delle sue strade) e la beneficò, come sottintendono varie opere d'arte della chiesa maggiore. Singolare la sua storia ecclesiastica: dal XVI al XVIII secolo Asola fu, con le parrocchie intorno, di fatto una diocesi autonoma; ecco perché gli abitanti ancor oggi chiamano Cattedrale la chiesa ora parrocchiale.
In realtà, almeno nell'aspetto, il titolo di Cattedrale le si addice: per la mole, la struttura interna, il ricchissimo corredo di dipinti che la orna, con gli affreschi intorno agli altari, il magnifico polittico sull'altare maggiore, le tavole del Romanino al pulpito e all'organo, gli intagli lignei dello Zamara, la tela di Palma il Giovane. Un vero, grande, importantissimo museo. In fatto di musei, l'ex palazzo della Congregazione di carità (o del Monte dei pegni), sito di fronte alla facciata della Cattedrale, ne ospita ben due: il civico Bellini (reperti archeologici e documenti della storia della città) e il parrocchiale Tosio (dipinti, sculture, oreficerie e altra arte sacra); quest'ultimo è parte della rete dei musei diocesani intitolata “Tesori mantovani”. Ancora con la Cattedrale come perno, il suo dinamico fianco destro, con l'antico orologio pubblico, prospetta sulla piazza centrale, dove sono rilevanti anche la cinquecentesca fontana di Ercole e il palazzo già sede delle autorità veneziane, ora municipio. Nel portico, vale a dire la seicentesca loggia veneta, è un centenario caffè, arredato in stile Liberty.
Tornando al fiume, il successivo borgo ne porta addirittura il nome: Acquanegra sul Chiese, che qui appare “negro” perché scorre tra argille e torbe scure. Lo si vede dai ponti delle due strade che portano a Canneto. Particolarità di Acquanegra è il mistero sulla sua storia: l'abitato è sorto, come spesso altrove, intorno a un'abbazia benedettina, della quale si sa che era intitolata a San Tommaso; ma non si sa quando sia sorta né quando e perché abbia concluso la sua vita.
La sua massima fioritura dev'essere stata nei secoli XII e XIII: lo suggeriscono due indizi. Nel 1226 la chiesa di Mosio, dipendente dall'abbazia, fu scelta come sede per giurare sui Vangeli la seconda Lega lombarda contro il Barbarossa; dell'epoca, o forse anteriori, sono i preziosi affreschi e i resti del pavimento a mosaico della chiesa abbaziale, ora parrocchiale. Qui si ammirano anche, entrambi del Cinquecento, un organo Antegnati e sull'altare una tela di bottega del Tintoretto. A pochi passi da qui merita una visita il barocco santuario di San Fortunato martire, ricco di dipinti del Settecento: un ciclo di affreschi e due tele di Giuseppe Bazzani.
(1 – Continua)
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