Visto con i nostri occhi
Alunni e docenti verso la maturità
Il 17 giugno parte l’esame solo in forma orale. Per gli studenti un’ora di colloquio diviso in varie parti. Quest’anno tante novità dovute alla pandemia: tutti ammessi e misure di sicurezza stringenti
09/06/2020
Non si potranno superare i sessanta minuti per dimostrare quanto si è maturi? Quest’anno l’esame di maturità si giocherà tutto sull’orale, rigorosamente di un’ora, consentendo al candidato di ottenere fino a 40 punti. Per gli altri 60 vale il percorso scolastico degli ultimi tre anni. Tra le altre novità contemplate vi è l’adozione di tutte le misure di sicurezza per garantire la presenza a scuola dello studente che potrà avere un solo accompagnatore. Si inizierà ufficialmente il 17 giugno, alle ore 8.30. «Inoltre è prevista l’ammissione di tutti all’esame di maturità, compresi quelli che hanno ottenuto voti negativi. Ogni commissione esaminatrice dovrà seguire una griglia ministeriale per la valutazione»: è quanto sostiene Massimo Pantiglioni dirigente dell’Itas “Strozzi” di Palidano di Gonzaga. Il colloquio prevede la discussione di un elaborato sulle discipline di indirizzo, assegnato a ciascuno studente dal Consiglio di classe entro il 1º giugno e che verrà consegnato alla commissione d’esame entro il 13 dello stesso mese. Inoltre, l’approfondimento di un breve testo relativo al programma di Italiano del quinto anno, l’analisi di un argomento interdisciplinare scelto dalla commissione per valutare le competenze del candidato, nonché la presentazione di una relazione sull’esperienza dell’alternanza scuola–lavoro. Infine, l’esposizione delle conoscenze maturate durante le attività di “Cittadinanza e Costituzione”. «Un orale ben nutrito che comporta la tenuta emotiva del candidato e la sua capacità di sintesi interdisciplinare», afferma Pantiglioni, da tre anni presidente dell’Aisam, l’associazione che raggruppa tutti e cinquanta gli istituti di città e provincia. «Un ruolo importante l’avrà la commissione formata da un presidente esterno e dai docenti della classe che dovrà far emergere le competenze acquisite dal candidato – sostiene Giancarlo Gobbi Frattini, dirigente dell’Istituto superiore “Carlo d’Arco–Isabella d’Este” di Mantova –. La prova d’esame può dare soddisfazione proporzionalmente all’impegno profuso. Tra i prerequisiti per riuscire nell’orale la formazione avvenuta nel corso dei cinque anni attraverso il raggiungimento di capacità argomentative e proprietà linguistiche». Aggiunge Gobbi Frattini: «In questo periodo abbiamo lavorato tanto per dare continuità all’impegno scolastico e quindi per garantire una certa normalità di cui c’è bisogno per proteggere quei vincoli sociali messi a dura prova». Giulia Solmi è una studentessa che frequenta il Liceo delle Scienze applicate al “Fermi” di Mantova. «Confido che in un’ora si possa ottenere gratificazione per tutto il lavoro svolto – dice –. In questi mesi ho vissuto una certa difficoltà organizzativa per l’incertezza con cui è stata portata avanti la proposta d’esame. In sintonia con i mei compagni di classe, ritengo sia stata utile la collaborazione con i docenti. In questo modo abbiamo raggiunto una buona preparazione che spero mi consenta di affrontare l’esame con più autonomia». Abbiamo intervistato anche la dirigente dell’Istituto superiore “Fermi”, Marianna Pavesi. «Nei giorni d’esame ospiteremo ogni giorno 72 persone, tra commissari e studenti – spiega –. I candidati sono 191 per l’Itis e 97 per il Liceo delle Scienze applicate: insieme confluiscono nelle sette commissioni esaminatrici. Su questa base è stato predisposto un piano di sicurezza, rispettoso del protocollo ministeriale. Abbiamo programmato un’unica via d’ingresso per ogni singola persona che dopo l’esame potrà raggiungere l’uscita secondo le indicazioni previste». Per la dirigente del “Fermi” «la presenza dei docenti interni in commissione può favorire l’approccio positivo degli allievi alla prova orale. Gli insegnanti possono conoscere le tante situazioni personali e come i singoli studenti hanno lavorato. Le lezioni a distanza sono state utili: per alcuni ragazzi è stata l’occasione per dimostrare caratteristiche inaspettate. I più bravi hanno manifestato ancor più autonomia e iniziativa scolastica. Quelli più fragili sono stati messi alla prova: chi per le condizioni economiche o per la variegata presenza di fratelli e vivendo in spazi contenuti. Per questo auspico che le commissioni d’esame siano molto attente e disponibili».
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