Visto con i nostri occhi
Storie di donne impegnate in parrocchia
Gli esempi di Daria, Domenica e Elda: persone semplici che servono la Chiesa e la amano, spesso più della propria casa
05/09/2017
L’articolo di questa domenica è dedicato a quelle persone che, nelle parrocchie, svolgono il loro servizio nel silenzio e nel nascondimento. Lo fanno senza chiasso, con molta semplicità: forse non ameranno il testo che ho deciso di preparare. Nelle settimane in cui i parroci e gli altri sacerdoti collaboratori compiono gli “ingressi” nelle comunità della nostra diocesi, ho pensato a loro, a queste persone, umili e preziose collaboratrici dei preti. Un “grazie” gli va pubblicamente concesso.
Alla fine di luglio (il 28, per l’esattezza) ha compiuto novant’anni Daria Scaini (in foto) di Villa Garibaldi di Roncoferraro. «È un’onore per lei Daria – le dico sempre – essere della stessa classe di papa Benedetto XVI!». Parenti e amici si sono stretti attorno a lei, festeggiandola in modo affettuoso. Conosco bene Daria: sono stato suo parroco per diciotto anni. So quanta dedizione ha donato alla parrocchia mediante i servizi più vari: catechista, animatrice del canto, delegata di Azione cattolica e animatrice delle colonie, ministro straordinario dell’Eucaristia, sagrista.
Forse sto dimenticando qualcosa. Sì, il fatto che ha assistito il parroco don Bruno Scuttari negli anni della sua malattia e che andava abitualmente a trovare anziani e malati nelle loro abitazioni. Grande disponibilità, amorevolezza, gioia: ecco lo stile di Daria. E una frase che ho sentito ripetere infinite volte: «Ho amato di più la mia chiesa che la mia casa!». Una frase che, nella sua semplicità, rivela una dedizione assoluta nel mettersi a disposizione per la comunità parrocchiale.
Mi vengono in mente altre due donne conosciute nelle mie esperienze di vita. La prima è Domenica Beschi (1901-1999), per lunghi anni collaboratrice domestica di don Primo Guatta, a Marmirolo. La Mènéga – così era soprannominata – in paese la ricordano ancora. Anche per lei la generosità verso la parrocchia e i sacerdoti è stata totale.
Per me rimane indimenticabile Elda Mantovani, di Castel Goffredo, morta il 12 luglio 2002 all’età di 92 anni. Per un quarto di secolo è stata incaricata, in parrocchia, nella diffusione della “buona stampa”. La sua casa era piena di giornali – da “Famiglia cristiana” ad “Avvenire”, a “La Cittadella” –, da distribuire ogni settimana nelle famiglie e in chiesa. Elda era convinta che la stampa cattolica è messaggera della parola di Dio e, in questo, si sentiva indubbiamente investita di una particolare missione. È stata lei ad avermi trasmesso la passione per la “buona stampa”.
Ho voluto presentare queste tre testimonianze, e chissà quante altre ce ne sono nelle nostre parrocchie: donne e uomini che, nella semplicità e senza mettersi in mostra, spendono la loro vita per la crescita della Chiesa e l’edificazione del Regno di Dio. Quel Regno che, nel Vangelo, Gesù paragona al lievito nascosto nella pasta e al piccolissimo granello di senape.
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