Visto con i nostri occhi
Ambiente: servono i fatti
A Mantova, come in altre località del pianeta, si è svolta la manifestazione «Friday for future». Lo scopo: sensibilizzare le persone su questioni ecologiche e proporre abitudini più sostenibili
25/03/2019
Dopo il Friday for future, due studentesse del liceo “Virgilio” di Mantova ci hanno inviato le loro riflessioni, che volentieri pubblichiamo.

All’inizio ci è suonata strana la proposta di non andare a scuola, venerdì 15marzo, per partecipare alla manifestazione ambientalista Friday for future di Mantova. Di solito, infatti, un’assenza è associata a motivi di salute, però se non è un motivo di salute questo! Si parla molto di diritti umani (e al corteo, in effetti, c’era anche lo striscione di Amnesty international), ma vivere in un ambiente naturale non malato che cos’è se non il più basilare dei diritti? Se non c’è questo non c’è vita e noi giovani siamo i più coinvolti. Se non cambiano le cose, con questo tipo disviluppo economico il nostro pianeta può resistere solo altri dodici anni, poi verrà superata la “soglia del non ritorno” e i cambiamenti diventeranno irreversibili per l’equilibrio mondiale. Noi non vogliamo vivere solo dodici anni e non vogliamo neanche morire (o vivere) avvelenati. Il problema è di tutti, in particolare dei giovani che hanno la vita davanti e non devono commettere gli errori di chi in passato ha sottovalutato le conseguenze dell’inquinamento. C’è molta inconsapevolezza e superficialità, molte belle parole e poca voglia di cambiare, soprattutto da parte delle vecchie generazioni.
Per questo abbiamo partecipato in molti, soprattutto giovani, al Friday for future che si è svolto a Mantova e in migliaia di altre città in tutto il mondo. La manifestazione ha coinvolto praticamente tutto il liceo classico “Virgilio” e tutte le scuole di Mantova. In piazza si respirava un forte senso di condivisione, grazie ai tantissimi giovani che si salutavano, scherzavano e scandivano insieme gli slogan. Forse non tutti erano lì per difendere l’ambiente, qualcuno era lì solo per saltare un giorno di scuola o una verifica, ma la speranza è che sia tornato a casa con una consapevolezza diversa: per noi è stato così. Fa riflettere sapere che ci restano soltanto dodici anni e che ogni anno oltre cento milioni di tonnellate di plastica finiscono nell’ambiente. Senza dimenticare che viviamo in uno dei territori più inquinati d’Italia e la situazione potrebbe peggiorare se verrà riacceso l’inceneritore della Pro–Gest.
In piazza a Mantova si sentiva una grande energia, molta voglia di cambiamento, molta rabbia ma anche molto ottimismo. Eravamo veramente in tanti con colori, slogan e cartelli: mai vista piazza Sordello così piena e così “energetica”. Abbiamo riempito le vie della città e, passando, imprimevamo come un’onda sonora. È forte pensare che era così praticamente in tutte le città d’Italia e in quasi tutte le città del mondo, in contemporanea. E ciò grazie all’iniziativa di Greta Thunberg, una giovane attivista svedese. È lei che ha fatto partire tutto.
Non c’è più tempo: dobbiamo passare dalle parole ai fatti, alle cose grandi cominciando dalle più piccole. Alle cose più grandi ci devono pensare i politici e i potenti, ma si ha la sensazione di essere ignorati, mentre loro continuano a fare i loro interessi. In generale c’è l’impressione che le cose non possano cambiare e che noi possiamo fare ben poco. Si sente dire spesso che bisogna cambiare stile di vita: per esempio rinunciare all’auto, all’aria condizionata, a mangiare carne.
«Non so se ce la faccio davvero. E se poi rinuncio io ma non gli altri?». Questo è un modo di pensare molto diffuso. Però è anche vero che ci sono già modelli di consumo alternativi che non fanno necessariamente rinunciare a tutte queste possibilità, ma che presentano delle alternative di maggior rispetto dell’ambiente. A partire dalle energie alternative, dal risparmiare anziché sprecare. Sono queste le cose che dobbiamo conoscere, è importante informarsi. Dire che le cose non possono essere cambiate è sbagliato, perché questo è fatalismo e se i problemi li abbiamo creati noi, vuol dire che siamo anche in grado di risolverli. Qualcosa di concreto si può fare, ci sono tanti esempi. Prendiamo il buco nell’ozono: negli ultimi anni sono state vietate in tutto il mondo le emissioni che lo provocavano, la crescita dell’area si è bloccata e adesso si sta gradualmente richiudendo. È un risultato importante che ha molto da insegnare. Ci sono molti motivi per essere pessimisti ma noi non possiamo esserlo.
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