Visto con i nostri occhi
Andrea Jori tra arte e fede: «Cerco il senso della vita»
Intervista allo scultore mantovano che lavora nello studio–laboratorio in via Accademia. Spesso le sue opere sono a soggetto sacro, frutto di un percorso che lo tocca da vicino
10/12/2018
Per il grande scrittore Kafka, «l’arte vola attorno alla verità e il suo talento consiste nel trovare un luogo in cui se ne possano potentemente intercettare i raggi luminosi». Contagiati da questa sollecitudine per la creatività umana, abbiamo incontrato, nel suo laboratorio in via Accademia 44, l’artista mantovano Andrea Jori.
Maestro Jori come si giustifica il suo incontro con l’arte?
«Da alcune generazioni la mia famiglia appartiene a questo mondo. Mia madre era una discreta pittrice, anche se poi si dedicò principalmente alla poesia, pubblicando diversi libri. Fin dall'infanzia appresi le tecniche principali dell'arte visiva. Crescendo mi perfezionai. Il mio insegnante del Liceo Belfiore, Cesare Lazzarini, apprezzando le mie qualità, ha contribuito in modo determinante alla mia formazione artistica».
Si può dire che l’arte è per sua natura superamento delle barriere di tempo e di spazio?
«Si, pensando, ad esempio, ad opere antichissime che ci comunicano emozioni e stimoli senza tempo. Ogni artista sperimenta continuamente qualche soluzione per il miglioramento dell'espressività di un'opera. Non esiste una creazione definitiva e cristallizzata, ma un perenne work in progress di joyciana memoria, che prevede una successione infinita di lavori e correzioni».
Come considera il suo rapporto con il “sacro”?
«Sono credente anche se spesso vivo profondi conflitti esistenziali. In ogni caso l'arte sacra mi ha sempre attratto, facendo risuonare in me i principali temi legati al mistero della vita».
Maestro Jori ha qualche aneddoto o episodio curioso da raccontare?
«Una volta, per esempio, un committente rifiutò un mio crocifisso in terracotta, perché avevo scavato il corpo in modo, a suo dire, blasfemo, realizzando dei vuoti, delle cavità che sono tipiche del mio stile. Queste “assenze” di parti anatomiche alludono in realtà a delle compenetrazioni di volumi nello spazio. Si può dire che il vuoto rimandi a un iperspazio dove regna l'unicità di tutte le cose, fuse in una grande armonia».
Secondo Papa Paolo VI, «Questo mondo ha bisogno di bellezza per non sprofondare nella disperazione. La bellezza, come la verità, è ciò che infonde gioia al cuore degli uomini». «Condivido
le sue parole nel modo più assoluto. Per me bellezza e verità sono due aspetti di un'unica realtà. Ritengo che l’attività dell’artista sia anche utile per esaltare la bellezza delle relazioni umane e dell'amore».
Cosa c’è dietro alla realizzazione di un’opera d’arte?
«Penso che il processo creativo abbia modalità molto semplici e naturali. Non credo all'artista, dal carattere impossibile, tutto genio e sregolatezza, che ricerca l'improbabile ispirazione. Io sono all'opposto molto metodico, lavoro regolarmente mattina e pomeriggio nel mio laboratorio. Credo che la seria e quotidiana applicazione, anche artigianale, unita alla pace interiore, possano portare a grandi risultati sia dal punto di vista tecnico che creativo».
La Bibbia, coi suoi simboli, la sua poesia, è stata di grande utilità per l’arte?
«La Bibbia contiene una quantità infinita di stimoli e di insegnamenti. Nelle sue pagine densissime sono presenti elementi culturali stratificati, antichissimi, che rispecchiano la storia umana. Mi rendo anche conto della necessità di un corretto approccio culturale per poter comprenderne le complesse simbologie e metafore».
L’amore per l’arte può essere inteso come un percorso di spiritualità?
«Nel mio caso posso dire che la pratica di una costante ricerca espressiva sia coincisa con un vero e proprio percorso spirituale, spesso impervio».
Fino a che punto l’artista è un uomo libero?
«Parto dal presupposto che è dal mio mondo personale, aperto alla quotidianità, che traggo energia e risorse per il mio lavoro. Per questo la dignità e l'indipendenza dell'artista sono costanti imprescindibili. Purtroppo il rapporto con la committenza è raramente ottimale. Le mie opere migliori sono quelle in cui ho potuto lavorare senza limitazioni».
Per il pittore Georges Braque «l’arte è fatta per turbare». E’ così?
«Non credo in definizioni rigide. L'arte può turbare, sovvertire l'ordine costituito, ma anche rassicurare, donare serenità interiore, facendoci capire il senso profondo della nostra esistenza».
Giovanni Paolo II, rivolgendosi agli artisti, ebbe modo di dire: «La vostra arte contribuisca all’affermarsi di una bellezza autentica che, quasi riverbero dello Spirito di Dio, trasfiguri la materia, aprendo gli animi al senso dell’eterno». Cosa ne pensa?
«Penso che queste parole possano essere condivise, nel loro senso più profondo, anche da coloro che si dichiarano non credenti».
Può parlarci di un’opera a cui è particolarmente legato?
«Porto sempre nel cuore la Via Crucis in terracotta posta nel Duomo di Mantova. Questo ciclo di quindici formelle è lo specchio di un momento intenso e particolare della mia vita. Fu pensata insieme al compianto don Italo nel 1996. Ricordo come le opere presero stranamente vita dalle mie mani, senza fatica o ripensamenti, come se provenissero già fatte da un'altra dimensione. Dovevo solo aiutare a farle nascere».
Don Ulisse. Come lo ricorda? Quel bronzo che lo ritrae…. Che cosa si può fare?
«Fui molto amico di don Ulisse. Mi chiese un giorno, nel 2002, di illustrare con alcune opere pittoriche il suo libro di poesie “Dove forse”. Me ne regalò una copia con una sua dedica: “Le immagini ci parlano quando le parole si arrestano”.
Per tanti mantovani la sua morte fu un evento molto doloroso. Pensai subito di onorare la sua memoria dedicandogli un mio manufatto artistico. Realizzai una formella in terracotta, poi collocata sopra una parete della parrocchia di san Pio X. Due copie in bronzo sono situate rispettivamente sopra la tomba ad Asola e vicino alla casa dove visse da parroco di S. Andrea. Realizzai anche un busto in bronzo di don Ulisse, a grandezza quasi naturale, che purtroppo non è ancora stato collocato definitivamente. Mi auguro che, anche dialogando con il mio sito (www.andreajori.it), l’iniziativa possa trovare adeguato riscontro positivo».
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