Mantova cultura 2017
Andy Warhol e Jean-Michel Basquiat. Dalla Pop Art alla Street Art
Trentasei fotografie in mostra al Mantova Outlet Village
08/01/2017
«La pop art è un modo di amare le cose»
Andy Warhol

Si rinnova la collaborazione tra Mantova Outlet Village e ONO arte contemporanea, in occasione della mostra di trentasei fotografie in diversi formati “Da Andy Warhol a Jean-Michel Basquiat. Dalla Pop Art alla Street Art”. L’esposizione viene inaugurata da Daniela Sogliani, storica dell’Arte, domenica 8 gennaio alle ore 16.30 e rimane allestita fino al 5 marzo al Village di Bagnolo San Vito, con ingresso libero.

Dopo aver studiato arte pubblicitaria nel corso degli anni Cinquanta e aver capito l’impatto che poteva avere sui media e sul pubblico, Andy Warhol, nel corso del decennio successivo fu uno degli artisti che rivoluzionò per sempre il mondo dell’arte, facendosi portatore di un’idea di estetica “bassa”, che dalle sale dei musei doveva necessariamente uscire e fondersi con il mondo massmediatico e soprattutto con il grande pubblico.

Concetti come la serialità, l’esposizione di sé, la ripetizione e il prodotto di fabbrica diventarono le chiavi di volta per leggere la Pop Art che, sebbene fosse nata nel 1956 a Londra con Richard Hamilton, esplose poi a New York, proprio grazie alle intuizioni di Andy Warhol. Le sue operazioni estetiche, a colpi di serigrafie seriali, ponevano sullo stesso livello mercificatorio lattine di zuppa di pomodoro, riproduzioni di Marylin e immagini di incidenti stradali riprese dai giornali. Warhol era riuscito insomma a campionare la maggior parte delle icone della musica, della moda e dello star system in generale, arrivando a offrire un compendio dei vari prodotti della pop culture, che proprio in quegli anni stava raggiungendo il suo apice.

Quella stessa cultura popolare, Warhol non si accontentò di prenderla “già fatta”, dal di fuori, ma volle contribuire lui stesso a crearla. Così nacque la Factory, paradiso artificiale di sperimentazione che aveva aperto i battenti all’inizio degli anni sessanta ed era stata una vera e propria fucina di talenti e macchina di creazione di “Superstar”. L’arte era così diventata popolare e in questo processo si era trasformata definitivamente. Musica, pittura, fotografia, performance: tutto concorreva a dare vita ad una nuova sinestesia, alla ricerca dell’opera d’arte totale.

Man mano che gli anni passavano, la carica travolgente di Warhol rimase invariata: la Factory e tutti i personaggi che la popolavano, nel corso degli anni Settanta e Ottanta, si riversarono nelle strade di New York, sia quella più “estroversa”, fatta di glam, feste e di lustrini, così come quella più legata al sotterraneo, che si sviluppava tra le metropolitane e tra i vicoli di Manhattan. Inevitabile fu quindi l’incontro con un altro grande artista, Jean-Michel Basquiat.

La sua attività come graffitista era iniziata nel 1977. All’epoca Basquiat aveva 17 anni e insieme all’amico Al Diaz - un giovane che operava sui muri della Jacob Riis, a Manhattan - iniziò a realizzare graffiti per le strade di New York firmandosi con l'acronimo di SAMO. Nel 1978, dopo aver lasciato gli studi, cominciò a guadagnarsi da vivere vendendo delle cartoline illustrate da lui. Fu proprio questa attività a farlo notare da Andy Warhol che, avvicinatolo in un ristorante di Soho, comperò alcune delle sue opere.

Dopo aver frequentato per anni gli stessi locali - come il Club 57 ed il Mudd Club, visitati anche da Madonna, con la quale ebbe una relazione, e da Keith Haring, con il quale strinse un'amicizia che durò fino alla morte - fu proprio Warhol che lo aiutò a sfondare nel mondo dell’arte, attraverso il trampolino di lancio che all’epoca era la Factory. I loro rapporti si intensificarono al punto da iniziare a lavorare fianco a fianco nella produzione di alcune opere a quattro mani, in cui Basquiat inseriva tratti espressionisti, slogan e scritte.

Una pittura istintuale e primitiva che si andava a miscelare a quella serigrafica, seriale di Warhol. Il loro rapporto era diventato quasi simbiotico, ma come spesso accade, due caratteri così dominanti, non erano destinati a durare a lungo. Quando Warhol morì nel 1987, Basquiat ne fu profondamente toccato. In breve, l’abuso di droga unita ai problemi mentali, lo portarono a una morte prematura per overdose, il 12 agosto del 1988, nel suo appartamento newyorkese. Da molti considerato il padre della Street Art insieme a Keith Haring, Basquiat seppe portare alla ribalta il graffitismo e chiuse l’epoca d’oro dell’arte contemporanea che negli anni ’90 spostò il proprio epicentro da New York a Londra.
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