Visto con i nostri occhi
Anziani, non lasciamoli soli
Tra le realtà più attive c’è l’Auser, che dal 1992 coinvolge centinaia di volontari. Organizza eventi, servizi di trasporto protetto e propone anche una linea telefonica gratuita per favorire l’inclusione sociale delle persone
25/06/2018
Il progressivo invecchiamento della popolazione ha fatto crescere notevolmente, negli ultimi decenni, il numero di anziani nella nostra società. Queste persone vivono talvolta condizioni di fragilità. Abitano da soli, con i rispettivi figli e parenti distanti, magari trasferiti in altre città o comunque troppo impegnati per occuparsi di loro. Fanno fatica a muoversi, a causa di qualche malattia o acciacco che li costringe a restare in casa. Ai problemi fisici si possono aggiungere i “vuoti” di una mente non più lucida come un tempo, che rende difficile mantenere relazioni con le altre persone e il mondo esterno.
L’estate è forse il periodo dell’anno più delicato per loro: i famigliari partono per le vacanze, il forte caldo li debilita, con il risultato di sentirsi ancora più soli e fragili. È proprio contro questo tipo di situazione che da anni si impegna l’Auser, un’associazione nata a livello nazionale a fine anni Ottanta e attiva a Mantova dal 1992. Oltre un quarto di secolo vissuto sempre con lo stesso obiettivo: favorire l’inclusione sociale delle persone anziane attraverso gesti concreti e, soprattutto, rapporti di vicinanza umana e reale. «La rete provinciale copre tutto il territorio – spiega il presidente, Edoardo Chiribella – con una quarantina di realtà, tra centri e gruppi, in cui operano circa ottocento volontari. Il cuore dell’attività, fin dall’inizio del percorso, è rappresentato dagli eventi di aggregazione: momenti conviviali, tornei di carte, giochi popolari. Occasioni per stare insieme, incontrare persone, fare nuove conoscenze, abbandonare per qualche ora la solitudine e la routine quotidiana».
Accanto a queste, sono nati vari servizi, per rispondere alle esigenze più diffuse nelle singole comunità. Uno dei più significativi è il “trasporto protetto”: gli anziani, con problemi di deambulazione o che abitano soli, vengono accompagnati a svolgere le proprie commissioni, soprattutto visite mediche. Non va dimenticata la presenza dell’Auser nelle strutture sanitarie dove le persone sono ricoverate e altri servizi molto utili come la consegna di libri a domicilio, grazie alla collaborazione con le biblioteche locali.
Un’utile cartina al tornasole per conoscere meglio le condizioni in cui vivono tanti anziani e le loro necessità principali è il “Filo d’argento”: un numero gratuito (800.995988) attivo ventiquattro ore al giorno, tutti i giorni. Nel 2017 all’Auser sono arrivate 34.143 telefonate, nelle quali le persone chiedevano vari tipi di assistenza: il servizio di trasporto, informazioni per pratiche burocratiche o, più semplicemente, qualcuno disponibile ad ascoltare e fare compagnia. «Ogni possibilità è buona – continua Chiribella – per favorire l’incontro, offrire agli anziani nuovi stimoli e renderli partecipi della vita sociale».
Anche la tecnologia può essere una valida alleata per diffondere uno stile più attivo, perciò l’associazione promuove corsi per insegnare a utilizzare il computer e Internet. Con docenti “speciali”: giovani di licei e istituti superiori mantovani che insegnano a potenziali nonni, in un dialogo che promuove lo scambio tra generazioni diverse. E per gli anziani con un televisore e l’accesso a Internet c’è una novità: a breve verranno distribuiti gratis dei dispositivi per effettuare videochiamate via Skype. «Acquisire competenze informatiche può essere importante per una persona anziana – afferma il presidente dell’Auser –. Aiuta ad aprire la mente, a mantenerla attiva ed è un modo per restare in contatto con i famigliari che talvolta vivono in un’altra città».
Non solo isolamento e problemi fisici: la fragilità degli anziani si scontra anche con la crisi economica che li ha progressivamente impoveriti. Per tanti di loro la pensione basta appena a coprire le proprie necessità, eppure si ritrovano a dover aiutare un figlio rimasto senza lavoro o i nipoti che studiano all’Università. «È una situazione diffusa – fa notare Chiribella –: la pensione oggi è un’entrata economica significativa per le famiglie e tanti anziani rinunciano ai propri bisogni pur di aiutare gli altri. Servono risposte più efficaci da parte della comunità, intesa come rete di istituzioni e associazioni. Per quanto ci riguarda, noi cerchiamo di mettere in pratica una “cultura del dono”: fare qualcosa di positivo dà un beneficio a chi riceve e anche a chi dà. Puntiamo molto sulla vicinanza umana ed è bello veder nascere nuove amicizie con persone che prima erano chiuse in sé stesse. Il sorriso che riceviamo è la paga del volontario».
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