Visto con i nostri occhi
Anziani soli, il virus allontana gli affetti
Alcune storie di ordinaria emergenza nei giorni di una situazione straordinaria, che mette in isolamento le persone più indifese. Le «cose da desiderare» per una vecchiaia viva
15/04/2020
La signora Maria ieri mattina è uscita di casa. Lo fa ogni quindici giorni, ormai, per colpa dell’emergenza sanitaria. Negli anni ha voluto tenere abitudini che la spingano a uscire, come la spesa dall’ortolano, le bollette da pagare in posta, la Messa in Duomo.
Maria ha 91 anni, abita in un appartamento popolare, riesce a vivere con la sua pensione e fortunatamente è autonoma. Sa benissimo che il Comune le potrebbe offrire tutta una serie di servizi, compresa l’assistenza domiciliare e la spesa a casa, ma per ora non vuole approfittarne, dice. La solitudine non la spaventa, è rimasta vedova a 51 anni: “consuma” la sua Settimana Enigmistica, ascolta il Rosario tutte le sere alla radio, poi, tre o quattro volte al giorno la chiama suo figlio Gianni, che abita a 25 chilometri da lei e in più lavora a Peschiera. Il dispiacere più grande in questo periodo è stato la chiusura del suo Duomo, la Messa domenicale, l’Eucaristia. E poi, il non poter vedere i nipoti perché il figlio è l’unico che può andare a trovarla. «Uso tutte le precauzioni – dice Gianni – perché sto continuando a lavorare e sono a contatto con il pubblico, quindi dalla mamma rimango a distanza e indosso la mascherina e i guanti. È una situazione strana, ma lei ha reagito nel modo giusto, sa che è per il suo bene. Per fortuna ha sempre qualcosa da desiderare, perché altrimenti si lascerebbe andare. Invece tiene viva la mente e appena può esce a muovere le gambe. In questa situazione siamo molto fortunati».
E poi c’è chi ha i genitori anziani e malati, abita distante, e cerca di organizzare al meglio l’assistenza e tutto quello che comporta la cura di persone fragili e quindi più a rischio. È il caso di Giorgio, che abita in città e ha i genitori a Quingentole, il padre di 86 anni e la madre di 78. «Mia mamma è caduta a gennaio e si è rotta due vertebre – racconta Giorgio -. Dopo qualche giorno di ospedale l’hanno dimessa, seppur immobilizzata e allettata. È rimasta in una struttura riabilitativa fino al 13 febbraio, perché a casa non avremmo potuto assolutamente tenerla in quelle condizioni e senza supporti sanitari come il letto e il sollevatore. Ora ha un busto che può levare solo di notte. Ha fatto appena in tempo a venire a casa che è scoppiata l’epidemia!». Però abitano soli a parecchi chilometri dalla città e, nonostante il padre sia in gamba la preoccupazione è tanta perché se non si sentissero bene non sarebbero in grado di avvisare i figli. «Mio fratello abita a San Benedetto Po e riesce a passare spesso, per portare la spesa e le medicine. E poi ci sono i servizi sociali del Comune che tutti i giorni, esclusa la domenica, consegnano a casa un pasto caldo completo a un costo accessibile».
Silvia, anche lei venuta per lavoro ad abitare a Mantova, ha la mamma malata di Alzheimer rimasta nella casa di Sustinente. «È seguita da due badanti, una per il giorno e una per la notte – racconta -. Passa le sue giornate dal letto alla carrozzina. Ha appena compiuto 85 anni e per il suo compleanno abbiamo fatto una videochiamata tutti insieme, con sorelle, mariti e nipoti. Purtroppo questa malattia tende a cancellare i ricordi e la quotidianità. Non vedersi per lungo tempo la porta a non riconoscere più i suoi familiari». È seguita dalle operatrici del Comune di Sustinente, a giorni alterni, per assistenza domiciliare e per il bagno. «Noi parenti purtroppo continuiamo a lavorare, alcuni in uffici comunali, altri in ospedale proprio in reparti Covid e quindi anche l’andarla a trovare può mettere a rischio un equilibrio già precario. Spero solo che non si ammalino le badanti, sarebbe un disastro!».
Sono storie di ordinaria emergenza ai tempi di un’emergenza straordinaria, con gli anziani, specie se soli, rinchiusi in appartamenti spesso troppo piccoli per contenere la vitalità, da molti chiamata testardaggine, che vorrebbe evadere per fare il solito giretto dell’isolato: farmacia, panettiere, ortolano, edicola, chiesa, bar. Per fare due bagole, per vedere le solite facce, per “avere sempre qualcosa da desiderare”, come la signora Maria che ieri mattina si è messa la sua giacchetta con la spilla, il foulard di seta al collo, ed è uscita nella via deserta con l’autocertificazione ben piegata in tasca.
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