Visto con i nostri occhi
Apre a Castel Goffredo il Mast, museo della città
L'inaugurazione è prevista il 14 ottobre. Abbiamo visitato la struttura in anteprima: per ora in esposizione ci sono pregevoli pezzi che vanno dall'età longobarda fino al Cinquecento
02/10/2017
L’impresa è stata titanica e continuerà a esserlo per molti anni, fedele alla mission di baluardo della cultura. È inestimabile il patrimonio artistico estratto dai magazzini per allestire il Mast di Castel Goffredo, museo di arte storia e territorio che apre le porte sabato 14 ottobre alle ore 17. «Non è un museo di arte sacra, ma della città» specifica il “motore” di tutto, l’infaticabile Corrado Bocchi. L’Associazione San Luca si è costituita nel 2000, con il supporto del prevosto don Antonio Mattioli, per realizzare un sogno, fatto del partenariato di tredici comuni e parrocchie dell’Alto mantovano, di finanziamenti di enti e sponsor, di donazioni private e di tasselli posti da solerti volontari, fino a raggiungere gli attuali 650 mila Euro. Una cifra sbalorditiva, se si pensa che in buona parte è frutto di vendite di torte, fiori o libri usati e di una miriade di iniziative portate avanti dalla collettività con coraggio, credendoci, senza mai arrendersi alle difficoltà. Si è sommato il contributo per il restauro dell’edificio da parte della parrocchia, che ha tenuto la proprietà e una porzione adibita a uffici, dando in concessione d’uso al Mast uno spazio di oltre mille metri quadri. Lo stabile necessitava di interventi massicci, dal tetto semi crollato agli impianti. Si sono creati un book shop, un’aula didattica, un punto dove i bambini possano imparare giocando, un’area riservata a esposizioni contemporanee, un archivio e una biblioteca specializzata nelle sculture lignee, che sono il cuore pulsante della raccolta. «È un investimento impegnativo per la parrocchia che si traduce in una capitalizzazione per il territorio» afferma don Giuseppe Bergamaschi.
Frutto di lasciti privati sono i reperti che, in un futuro prossimo, costituiranno la sezione archeologica. Il Museo infatti intende ripercorrere la storia di questo lembo di terra dalla preistoria a oggi, in un percorso che comprende la cinquecentesca chiesa prepositurale di Sant’Erasmo, dove si possono ammirare il Crocifisso miracoloso del 1460, una tela di Bazzani, il camerino degli argenti, la stanza dei mantici dell’organo e la Cappella del Tesoro che custodisce codici miniati e argenti, una reliquia con un frammento della Croce e quattro reliquiari dei Gonzaga.
A essere inaugurata in questa prima fase, è la parte riguardante il periodo dai Longobardi alla fine del ‘500. La “star” è il trono o espositorio eucaristico, in argento cesellato di Giovanni Bellavite, sul quale va collocato l’ostensorio in oro e argento con l’Ostia consacrata. È costituito da sei pezzi che ancor oggi vengono assemblati dietro l’altare maggiore per le Quarant’ore. Ad accogliere i visitatori, un’ara romana riutilizzata come chiavica, testimonianza dello stretto rapporto della zona con l’acqua. Salendo le scale, appare quella che può sembrare una bambola, a grandezza reale. Si tratta di una Madonnina seicentesca “nuda”, ovvero un manichino in legno al quale, fino a quando la pratica fu vietata nell’Ottocento, venivano cambiate le vesti a seconda della ricorrenza liturgica. Questa Maria, dal viso dolcissimo, possiede un abito da Addolorata, parrucca di capelli veri, collana di granati, anello. Si vedono i sei candelieri da Augsburg in Baviera, e i quattro lanternoni che accompagnano lo spettacolare baldacchino processionale, in un tessuto chiamato ganzo d’oro di manifattura veneziana del 1730 circa, che prende il soffitto di un’intera stanza e sotto al quale i visitatori transitano. Il percorso infatti segue anche canoni estetici, con affacci alle finestre e faretti che creano suggestivi punti luce. Nella sala accanto, c’è la ricostruzione stilizzata dell’abside, con due fregi marmorei, della primitiva chiesa di San Michele, arcangelo guerriero venerato dai Longobardi. Un dipinto di Bazzani proviene dalla chiesa presso Ceresara dedicata a Sant’Anna. Ancora, il trittico della seconda metà del ‘400 dei Disciplini e un Dio Padre benedicente del ‘500. Al centro di un salone, splende il manto dorato della Madonna del 1480 di Giovanni Zebellana, di tradizione gotica. Due angoli sono dedicati alla comunità ebraica e agli anni in cui i castellani divennero luterani. La città erudita rivive in uno studiolo rinascimentale, ricreato a sottolineare la presenza di circa mille volumi dal ‘400 al ‘800, la Libreria del Clero di Castel Goffredo, che serviva per l’istruzione dei sacerdoti, che a metà del ‘700 erano ben trentotto. Si aggiunge un codice polironiano, dato in deposito al Mast dall’Archivio storico diocesano da cui verrà riportato qui anche un codice rituale del 1512. Inoltre una collezione di quattrocento tessili antichi e molto altro da scoprire, che suscita meraviglia.
La sezione dall’inizio del ‘600 alla fine del ‘900 attende la raccolta di ulteriori fondi, perché resta da sistemare interamente l’ultimo piano. È possibile donare il 5 x 1000 al Gruppo San Luca onlus (CF 90013690202), aderire a “Adotta un’opera” o fare una donazione su CC: codice Iban IT76 C084 5457 5500 0000 0013 091. Basta crederci.
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