Visto con i nostri occhi
Aspettando Dylan, «profeta» del rock
Il celebre cantante e musicista, vincitore del Nobel per la letteratura, sarà a Mantova il prossimo 8 aprile
20/11/2017
Il Premio Nobel a Bob Dylan «per avere creato una nuova poetica espressiva all’interno della grande tradizione canora americana» non è giunto a caso, ma al culmine di un percorso costellato di riconoscimenti: due lauree ad honorem, un Oscar, un Pulitzer, otto Grammy awards; inoltre la Legione d’Onore, la National Medal of Arts, la Presidential Medal of Freedom. Uno spessore artistico e umano convogliato nel denunciare le ingiustizie della società e sposare le cause degli ultimi della terra. Bob Dylan sarà in concerto al Palabam l’8 aprile 2018, tappa del tour italiano che oltre Mantova toccherà solamente Roma, Firenze e Milano.
Poco conosciuto, controverso non di meno significativo, è l’aspetto religioso del menestrello di Duluth. La bellissima “Father of night” inneggia al Padre della notte, del giorno e del tempo, a un Dio Creatore. Negli anni 70-80 Robert Allen Zimmerman, di origini ebree, frequentò un corso alla scuola biblica, si fece impartire i sacramenti e dichiarò di aver accettato Gesù Cristo nel proprio cuore.
La risposta agli interrogativi dell’uomo soffia nel vento fin dal ‘62, quando “Blowin’ in the wind” fece del giovanissimo Dylan il paladino della controcultura della Beat Generation. La ballata esprime il senso di frustrazione e di speranza della gioventù disillusa dalla guerra fredda e dal conflitto nel Vietnam, quando già incombeva l’era atomica. Una canzone «vera, profonda, umana e cristiana» scrisse Umberto Folena nel 2012 su Avvenire. Il testo infatti pone interrogativi sulle tematiche esistenziali, proiettando i contenuti in un ambito universale e senza tempo.
Era il 27 settembre 1977 quando Bob Dylan, su invito dell’arcivescovo di Bologna cardinale Giacomo Biffi e del vicario monsignor Ernesto Vecchi, si esibì alla Conferenza Eucaristica mondiale, davanti a Papa Giovanni Paolo II e a uno sterminato pubblico di due-trecentomila spettatori, più quelli della diretta televisiva in mondovisione. Alla viglia del concerto il cardinale Ersilio Tonini dichiarò che «Dylan non è un testimone ma un profeta che interpreta la realtà. Bisogna parlare ai giovani perché sono loro che decideranno il futuro e la musica ha il compito di completare quello che è solo facoltà raziocinante». Con toni censori tuonò l’allora Prefetto della Congregazione per la dottrina della Fede Joseph Ratzinger, intenzionato a fermare il «falso profeta», il rock «anticristiano» e «opera di Satana». Invece Wojtyla decise di rivolgersi ai giovani usando il loro stesso linguaggio, quello universale della musica. Il Papa “rivoluzionario” incontrò il poeta “anarchico” e venne scritta una nuova pagina di storia.
Cancellato prudenzialmente dal programma “With God on our side”, atto d'accusa contro gli abomini commessi in nome di una fuorviata religione, Bob Dylan, smoking nero con decori argentei e cappello da cow boy, voce graffiante più che mai, intonò “Knockin’ on heaven’s door” (Bussando alle porte del paradiso), “A hard rain’s a-gonna falls” (Una dura pioggia cadrà), presagio di una catastrofe nucleare, e “Forever young” (Per sempre giovane) probabilmente dedicata al Pontefice: Possa Dio benedirti e proteggerti sempre, possano tutti i tuoi desideri diventare realtà, possa tu sempre fare qualcosa per gli altri e lasciare che gli altri facciano qualcosa per te, possa tu costruire una scala verso le stelle e salirne ogni gradino.
E accadde un fatto straordinario, unico. I ragazzi cattolici declamarono il testo di “Blowin’ in the wind”: Quante strade deve percorrere un uomo prima di essere chiamato uomo? Quante volte dovremmo voltarci dall’altra parte per fingere di non vedere? Wojtyla accantonò il foglio dattiloscritto e rispose a braccio, spesso interrotto dagli applausi scroscianti: «Sulla strada della musica questa sera, Gesù vi viene incontro. Un Suo rappresentante ha detto a Suo nome che la risposta sta soffiando nel vento. È vero. Però non nel vento che tutto disperde nei vortici del nulla, ma nel vento che è soffio e respiro dello Spirito Santo, voce che chiama e dice ‘vieni’. Alla vostra richiesta rispondo che una sola è la strada dell’uomo, e questa è Cristo, che ha detto ‘Io sono la via’. Egli è la strada della verità, la via della vita. … La decisione è difficile, la tentazione del cedimento insistente, perché il mondo è pieno di strade comode e invitanti, in discesa fino a immergersi nell’ombra della valle, dove l’orizzonte si fa sempre più ristretto e soffocante. Gesù vi propone una strada in salita, faticosa da percorrere, ma che consente all’occhio del cuore di spaziare su orizzonti sempre più vasti. A voi la scelta, se lasciarvi scivolare in basso verso valli di piatto conformismo o affrontare la fatica dell’ascesa verso vette su cui si respira l’aria pura della verità, della bontà, dell’amore».
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