Visto con i nostri occhi
Ballottaggi, un Paese frammentato
Dai ballottaggi per le elezioni amministrative di domenica scorsa escono poche certezze e molti interrogativi
22/06/2016

Paolo Lomellini

La prima certezza è l’ulteriore calo dell’affluenza - solo la metà degli aventi diritto - in alcuni casi come Napoli a livelli addirittura imbarazzanti. Questo dovrebbe far piazza pulita di frasi fatte e retoriche quali “I Comuni sono l’istituzione più vicina alla gente” o “Il rapporto diretto tra i cittadini e il loro Sindaco”. Anche i Sindaci eletti, dopo i brindisi del caso, farebbero bene a tenerlo presente nei prossimi anni del loro mandato.
La seconda certezza è la sconfitta del PD: forse non catastrofica ma certamente pesante, impensabile minimizzarla o liquidarla in quattro e quattr’otto. In alcuni casi importanti è scattata la logica del “tutti contro il PD” o meglio “tutti contro Renzi e il renzismo”. Una logica probabilmente inutile per costruire alternative politiche (così come per anni è stato inutile il “tutti contro Berlusconi”) ma che potrebbe avere riflessi importanti sul referendum costituzionale dei mesi prossimi: se esiste qualche ascoltato consigliere del Presidente del Consiglio dovrebbe farlo presente. In ogni caso l’immagine di invincibilità e insostituibilità di Renzi risulta decisamente indebolita.
Se il prossimo futuro del PD e del suo leader è carico di interrogativi, non è che sugli altri versanti politici sia tutto chiaro, anzi.
Per il centrodestra, con la leadership di Berlusconi avviata verso il tramonto, erano prevedibili conseguenze elettorali negative: il turno di amministrative lo ha confermato in pieno. Ultimamente sono usciti alla ribalta i baldanzosi giovani che aspirano a rottamare il Cavaliere e quindi succedergli. Grande sfoggio di ambizioni da leader ma la stoffa per il ruolo pare proprio pochina.
Il Movimento Cinque Stelle canta vittoria sull’onda, anche qui, del giovanilismo rottamatore. Una vittoria, tuttavia, a macchia di leopardo. Ai successi di Roma e Torino bisognerebbe affiancare, saggezza vorrebbe, i modesti risultati nelle altre grandi città. E delle due clamorose vittorie almeno una, quella di Roma, si fonda soprattutto sui demeriti altrui (le disastrose giunte precedenti di centrosinistra e centrodestra). I meriti propri, dei cinquestellati, andranno dimostrati nel prossimo futuro alla prova dei fatti e nell’esercizio delle responsabilità.
Comunque si guardino questi risultati, emerge il quadro politico e sociale di un Paese frammentato e contradditorio, non facilmente inquadrabile in uno schema omogeneo e univoco. Del resto come potrebbe essere diversamente? La politica da tempo ha abdicato al suo ruolo “pedagogico” di indirizzo della società. È finita per essere risucchiata dagli egoismi personali o corporativi e “schiavizzata” dal giogo perverso del circo mediatico. Prima con i talk-show sempre più urlati e poi con la banalità dei tweet e dei post sui social. Se non si esce da questa spirale vedremo sempre lo stesso copione: innamoramenti adolescenziali per questo o quel personaggio, per questa o quella sigla politica; tutti destinati a durare come fuochi fatui e a terminare in delusioni e disillusioni.
Altro che seconda o terza Repubblica! Qui si rischia che si snervi e si sfilacci la Repubblica in quanto tale.
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