Visto con i nostri occhi
Bancole abbraccia la famiglia accolta dalla parrocchia
Cresce il numero di profughi ospitati sul territorio diocesano. Un modo per rispondere all'invito del Papa ad aprire le porte a chi chiede aiuto
16/03/2017
A Bancole di Porto Mantovano in una casa di proprietà della parrocchia è ospitata da due settimane una famiglia di rifugiati siriani, arrivati direttamente in Italia via aereo. Vivevano in un campo profughi in Libano dopo essere fuggiti da Homs, la città dove abitavano che è stata devastata dai bombardamenti.
È la quarta famiglia in ordine di tempo che viene accolta nella nostra provincia. La prima era arrivata a giugno dello scorso anno e vive a Felonica; a novembre ne è poi arrivata una seconda a Pegognaga
sostenuta dall'associazione Solidarietà Educativa. Lo scorso dicembre è stata accolta una terza famiglia nel centro di Mantova, alloggiata nei locali messi a disposizione dalla diocesi.
In tutti questi casi si è voluto rispondere all’appello di Papa Francesco alle parrocchie attraverso l'adesione a un progetto promosso dalla Comunità di Sant’Egidio, dalla Federazione delle Chiese Evangeliche e dalla Tavola Valdese, che consiste nella creazione di corridoi umanitari. Questa forma di accoglienza prevede l'autofinanziamento da parte di chi aderisce e si impegna a ospitare le famiglie, individuate secondo determinati requisiti e per le quali si deve provvedere ad un sostegno economico della durata di almeno un anno.
Il progetto vuole offrire alle persone in fuga dalla guerra un'alternativa ai “viaggi della morte”, via mare sui barconi o via terra attraverso i Balcani, sottraendole allo sfruttamento dei trafficanti di esseri umani. In questo modo, inoltre, viene garantito un ingresso legale e sicuro in Italia sulla base del protocollo sottoscritto con il Ministero degli Esteri e della Cooperazione Internazionale e con il Ministero dell'Interno.
In particolare nel caso di Bancole, il parroco don Angelo Cavana ha sottoscritto un accordo a nome della comunità e ha individuato nei volontari della Caritas locale e nelle famiglie che si sono rese disponibili, quella rete di sostegno per accompagnare la famiglia accolta. Altre persone si sono messe a disposizione per risolvere i diversi problemi burocratici: permessi di soggiorno, pratiche per ottenere lo status di rifugiati politici, iscrizione al Servizio Sanitario Nazionale, iscrizione alle scuole. Infine, altri parrocchiani si stanno impegnando con entusiasmo a sviluppare relazioni amicali e di inclusione sociale nei confronti della famiglia siriana, favorendo l’apprendimento della lingua italiana e occupandosi delle necessità quotidiane.
Venerdì 10 marzo si è tenuto nel teatro parrocchiale un incontro per la presentazione alla comunità
dell'iniziativa, partita qualche mese fa da alcuni laici e subito condivisa e sostenuta dal parroco. Nel suo intervento don Angelo ha voluto sottolineare il senso profondo della scelta operata dalla parrocchia: «È la fede che ci ha mossi – ha detto – è per Gesù Cristo che lo facciamo, poiché accogliere è un'azione costitutiva dell’essere cristiani, mentre non accogliere è tradire e svilire la nostra fede. Noi siamo immagine di Dio e come Dio ci accoglie, noi dobbiamo essere segno di accoglienza per gli altri».
«A poche ore di aereo da noi avvengono stermini di questa terza guerra mondiale a pezzi» ha aggiunto il moderatore della serata Gianfranco Bettoni, citando Papa Francesco che non si stanca di ricordarci come «un aggressore "ingiusto" deve essere fermato, ma senza bombardare o fare la guerra». Nel cuore del pontefice ci sono tanti Paesi martoriati dalla guerra come la Siria, dove le violenze iniziate nel marzo 2011 non vedono ancora una fine. È poi intervenuto Giordano Cavallari, direttore della Caritas diocesana, il quale ha prospettato che tale progetto basato sui corridoi umanitari diventi la soluzione da imboccare rispetto ai pericolosi sbarchi organizzati dai trafficanti senza scrupoli e ha annunciato l'apertura di un canale analogo in Sudan e Eritrea.
La serata è quindi terminata con la presentazione della famiglia formata da papà e mamma trentenni, dai loro tre figli di 10, 8 e un anno: è stato un momento di grande emozione che ben si colloca nel cammino di conversione quaresimale.
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