Visto con i nostri occhi
Bullismo, ecco come provare a sconfiggerlo
Agli Istituti “Redentore” di Mantova un progetto educativo affianca quello didattico per aiutare i ragazzi a valorizzare il meglio di sé
10/11/2016

Chiara Aldrigo
dirigente scolastica degli Istituti Redentore

Nessun ambiente educativo, oggi, può ritenersi immune da fenomeni di prevaricazione o di prepotenza tra ragazzi che vengono generalmente definiti come atti di bullismo. Senza indagare sulle ragioni profonde alla base di questi comportamenti, anche perché esiste una vera e propria letteratura sull’argomento che impegna ampie discussioni tra sociologi, psicologi e osservatori del costume, chi si trova a dover agire in situazioni concrete non può accontentarsi di conoscere le dinamiche di certi comportamenti devianti e di conseguenza mettere in atto strategie volte a scoraggiarli, magari con sanzioni sempre più severe o con misure preventive di massimo controllo degli ambienti e delle persone.
Il problema è molto complesso e non esistono soluzioni “usa e getta”, valide in qualsiasi contesto e applicabili in ogni frangente poiché dietro ai comportamenti ci sono le persone e conoscere le persone non è facile e richiede tempo oltre a una certa predisposizione alla pazienza.
Agli Istituti “Redentore” abbiamo un progetto educativo che affianca e integra quello didattico e in quanto “progetto” è pensato come percorso che alunni, insegnanti e famiglia sono disposti a compiere per crescere come persone e riconoscersi come portatori di un valore assoluto indipendente da ciò che si ha o da come si è visti dagli altri. Può sembrare banale ma molto spesso quello che manca ai ragazzi è la considerazione di sé, l’autostima, la fiducia nelle proprie capacità e tutto questo li rende tanto deboli da annullarsi e farsi sottomettere da altri o da scaricare le proprie frustrazioni con una carica più o meno violenta su quelli che non reagiscono alle provocazioni. In entrambi i casi siamo di fronte a situazioni di forte disagio che l’adulto, se educatore, non può ignorare. Per superare il disagio noi come insegnanti-educatori favoriamo nella nostra scuola l’accoglienza promuovendo iniziative volte all’inserimento autentico degli alunni nell’ambiente scolastico inteso come luogo di tutti in cui tutti devono sentirsi a proprio agio e portatori di talenti. In classe, nella pratica didattica, valorizziamo ciascuno, sottolineando sempre gli aspetti positivi che ogni persona porta dentro di sé: in questo modo ci abituiamo a riconoscere il bene e il bello delle persone invece che gli aspetti meno edificanti. Inoltre, attraverso l’insegnamento delle varie discipline possiamo educare i nostri ragazzi a “pensare”, ad apprezzare l’“originalità” piuttosto che l’omologazione a modelli standardizzati, a “stimare” il valore delle persone e meno quello delle cose. Si tratta di seminare, senza pretendere di raccogliere subito; si tratta di farsi coinvolgere nelle relazioni con gli alunni, senza paura di svelare qualche fragilità; si tratta di voler bene al proprio mestiere e quindi a se stessi per trasmettere positività e fiducia. Fuori dalla classe, nel corso delle esperienze formative che organizziamo, impariamo a stare insieme mettendo in comunione il nostro tempo, le nostre idee e anche le nostre fatiche… Attraverso il gioco scopriamo la gioia di divertirci insieme senza escludere nessuno.
Quello che facciamo non rappresenta la soluzione immediata del problema, ma quello che siamo rappresenta il nostro stile, il nostro modo di presentarci ai ragazzi e alle loro famiglie, la disponibilità a progettare un modello di vita ispirato non alle mode, ma ai valori umani che poi sono quelli cristiani.
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