Visto con i nostri occhi
Buon anno scolastico ai docenti di Religione Cattolica!
Il saluto del dirigente dell’ufficio scolastico provinciale di Mantova e le sue riflessioni sul significato di questo insegnamento
23/09/2016
Patrizia Graziani
Dirigente Ufficio Scolastico Territoriale di Mantova

Desidero rivolgere un saluto ai docenti di Religione Cattolica, figure importanti, costantemente impegnate con discrezione e premura nel disegno educativo per favorire il successo dei propri allievi, anche se spesso scelgono di rimanere “dietro le quinte”.
Il mio intento è di esortarvi a mantenere evidente e leggibile il significato ed il valore della vostra qualificata presenza, che possa, come “un filo rosso”, rimanere visibile nelle varie trasformazioni del sistema scolastico e continui a rispondere alle richieste delle famiglie e dei ragazzi.
La Scuola è coinvolta in grandi e veloci cambiamenti come sistema preposto alla formazione e all’educazione del nostro Paese e come parte della Pubblica Amministrazione.
Tali mutamenti impattano fortemente sia nella struttura organizzativa sia sulle “aspettative” vecchie e nuove dell’utenza e della intera comunità civile che sempre più spesso si interroga su quali ruoli e compiti debbano avere i principali attori del sistema Scuola, gli studenti e i docenti, protesi e contesi tra vecchi e nuovi saperi e le diverse “discipline”.
E qui subito un invito a soffermarci sullo specifico ambito disciplinare: qual è il significato dell’insegnamento di Religione Cattolica oggi attribuito alla stessa dalla Chiesa e quali le richieste profonde degli studenti nell’approccio a questa materia un po’ “speciale”?
Per quali motivazioni i genitori per i propri bambini o gli studenti dovrebbero scegliere l’ora di Religione, con una visuale di ancor più ampio respiro rispetto alla proposta progettuale del Piano Triennale dell’Offerta Formativa della propria scuola?
Una risposta completa, recente e sintetica è contenuta nel messaggio della Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana in vista della scelta di avvalersi dell’insegnamento della Religione Cattolica nell’anno scolastico 2016-2017. Nel gennaio scorso il Cardinale Angelo Bagnasco si esprimeva così: “… L’ora di religione nelle scuole è “cultura, non è catechismo che si fa in parrocchia” e continuava raccomandando ai giovani “di non perdere un’opportunità formativa importante come persone e cittadini”.
L’insegnamento della Religione, ribadiva il Cardinale Bagnasco, “introduce non solo agli universali interrogativi dell’esistenza, ma anche offre a tutti, cristiani e non cristiani, la possibilità di comprendere la società e la cultura del nostro Paese e dell’Europa”.
Questo messaggio della CEI non è solo una proposta progettuale, ma è un patto educativo proposto alle famiglie e diviene quindi il senso dell’ impegno educativo e formativo che gli insegnanti di Religione, devono convintamente assumersi, con la propria personale ricchezza culturale e varietà di stili e nella loro libertà di insegnamento.
Talvolta l’opinione pubblica, troppo influenzata dai mezzi di comunicazione, fa una certa fatica a capire la complessità dell’Insegnamento della Religione Cattolica della scuola statale in Italia garantito da norme concordataria.
Forse ci stiamo accorgendo che è fuorviante un’idea di laicità, che debba sempre e comunque significare neutralità rispetto all’appartenenza credente. L’educazione religiosa deve avvenire nel confronto con proposte precise, certamente in un clima di libertà e di stimolo alla responsabilità.
Guardando al futuro bisogna affermare che l’IRC non potrà forse esistere e sopravvivere per molto solo in base al Concordato, ma deve vivere ed essere richiesta come parte della coscienza popolare di una comunità sociale che rende ragione del proprio vissuto, e che riconosce l’insegnamento della Religione Cattolica come parte importante della alfabetizzazione alla propria cultura.
L’alfabetizzazione è un diritto fondamentale dell’uomo, un diritto irrinunciabile che costituisce la base e il tramite per l’acquisizione e la difesa di tutti gli altri diritti; non indica solo il saper leggere e scrivere, ma soprattutto permette l’acquisizione di una capacità critica che consente una lettura personale della realtà, delle situazioni più o meno complesse che essa pone, garantendo la crescita culturale, sociale ed economica di un’intera società e diritto fondamentale e irrinunciabile per ogni uomo di “essere” libero e pensante. Opportunità queste che senza un’istruzione di base per tutti non sono certamente possibili.
Nel suo rapporto all’Unesco, l’economista e politico francese Jacques Delors afferma che l’educazione è un “tesoro” e come tale va trattata. Per farlo, però, è fondamentale garantire a tutti l’alfabetizzazione, anche se è sempre più vero che la semplice istruzione di base ormai non è più sufficiente ad assicurare una cittadinanza attiva e la possibilità dell’esercizio lavorativo, quale che sia il livello del lavoro medesimo. Occorre anche un’istruzione completa, di qualità e a 360°, e docenti preparati, che supportino, negli studenti lo sviluppo di conoscenze e competenze tali da renderli protagonisti di una reale trasformazione politica, economica e culturale della società medesima.
L’analfabetismo è variegato nella sua composizione ed è causa di grossi problemi che affliggono la società globale: dalla povertà all’oppressione alle guerre. Avere un popolo “analfabeta”, spesso, ha consentito ai governi di controllare i cittadini a proprio piacimento. Occorre, perciò, educare alla criticità e ad una pluralità di punti di vista differenti: questa si chiama democrazia, base per una cultura di pace e solidarietà.
La democrazia si fonda e si implementa sull’istruzione intesa come sapere, conoscenza del mondo, di se stessi e dell’altro, elementi essenziali per incontrarsi e non scontrarsi.
L’espressione “analfabetismo” oggi, non si riferisce più solo a quello legato alla capacità di leggere e scrivere, ma anche a nuove forme. Così si va dall’ “analfabetismo digitale”, che porta con sé difficoltà a stare al passo con un mondo del lavoro sempre alla ricerca di nuove sfide e opportunità, all’analfabetismo emozionale e relazionale, i cui danni sono devastanti ad ogni età.
Se educare oggi sembra difficile o quasi impossibile, la motivazione non va cercata nei tempi, ma nella carenza di pensiero: “nos sumus tempora” (noi siamo i tempi) diceva Agostino, perché solo nell’uomo e nella sua profondità si dà tutto il tempo (passato, presente e futuro). Abbiamo perso o confuso la verità sull’uomo e i suoi livelli di esistenza, come dimostra il moltiplicarsi e perdersi in mille pedagogie oscillanti tra addestramento (ad azione reazione) e razionalismo meccanico (se riempio la testa allora funzionerà).
Lo ha detto in maniera chiara e semplice Edith Stein, una donna che san Giovanni Paolo II ha scelto come patrona d’Europa: «L’insegnamento non è che una parte dell’educazione, particolarmente dell’intelletto. Ma col termine educazione intendiamo la formazione dell’essere umano nel suo complesso, con tutte le sue forze e tutte le sue capacità. Cos’altro vogliamo raggiungere con l’educazione se non che il giovane che ci è affidato divenga un essere umano vero, autentico e autenticamente se stesso? Come conseguire però questo fine? L’educatore deve possedere un’opinione chiara e un giudizio vero riguardo a che cosa consista l’educazione, cioè l’autentica natura umana e l’autentica individualità... Formare esseri umani autentici significa formarli ad immagine di Cristo, ma per farlo l’educatore deve essere lui stesso un essere umano autentico» (Edith Stein).
La scuola è al servizio dell’autentica formazione dell’uomo ed ogni epoca, con la sua cultura, interpella in modo diverso l’educazione dell’uomo, perché ogni cultura è parziale rispetto al progresso massimo mai raggiunto e raggiungibile per l’uomo.
Come svolgere, anche attraverso l’insegnamento della Religione Cattolica, il servizio per una autentica formazione dell’uomo?
Papa Francesco ha scritto che educare alla ricerca della verità esige uno sforzo di armonizzazione tra contenuti, abitudini e valutazioni; una trama che dà forma alla vita di ciascuno. Per raggiungere tale armonia non bastano le informazioni o le spiegazioni. Ciò che è meramente descrittivo o esplicativo non dice tutto e finisce per svanire. È necessario offrire, mostrare una sintesi vitale di essi. E questo può farlo solo il testimone.
La testimonianza è una dimensione profonda dell’educatore che lo fa essere «maestro» e compagno di strada nella ricerca della verità.
Educare nella ricerca della verità esige dai docenti l’attitudine di “saper rendere ragione”, però non solo con spiegazioni concettuali e contenuti isolati, ma con comportamenti e giudizi incarnati.
“Sarà maestro chi potrà sostenere con la sua vita le parole dette”. ha affermato Papa Francesco. L’educatore deve unire la verità che insegna, qualunque sia l’ambito in cui si muove, alla testimonianza della propria vita.
Papa Francesco ci ha più volte sollecitato come insegnanti ad avere chiara la consapevolezza che solo chi insegna con passione può aspettarsi che i suoi alunni apprendano con piacere. Solo chi si lascia abbagliare dalla bellezza può insegnare ai ragazzi a contemplarla. Solo chi crede nelle verità che insegna può chiedere interpretazioni veraci. Solo chi vive nel bene che è giustizia, pazienza, rispetto per le differenze nel modo di insegnare, può aspirare a modellare i cuori delle persone che gli sono affidate.
Questo auspico in particolare per Voi: che sappiate guidare i ragazzi che vi sono affidati alla ricerca della vera bellezza.
Buon anno scolastico!
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