Visto con i nostri occhi
Canonici della Cattedrale, ruolo che diventa servizio
In occasione della festa dell'Incoronata, a Mantov asi è tenuto l'insediamento: i membri sono dodici, più due onorari, che si aggiungono a quelli precedenti
20/11/2017
In occasione della solennità della Madonna Incoronata, patrona della città di Mantova, domenica 12 novembre si è tenuta, nella Cattedrale di San Pietro, una solenne concelebrazione presieduta dal vescovo Marco Busca insieme a diversi sacerdoti della città e della diocesi. Alla patrona di Mantova è dedicato un santuario presente all’interno della Cattedrale, in cui campeggia la bella immagine della Madonna di Sant’Anselmo.
In occasione della solennità, che affonda le sue radici in tempi antichi, si è tenuto anche l’insediamento del Capitolo della Cattedrale, composto da dodici canonici effettivi, più altri due onorari che vanno ad aggiungersi ai precedenti istituiti negli anni passati. I canonici effettivi sono don Giuliano Spagna (presidente), don Maurizio Falchetti (teologo), don Giovanni Lucchi (penitenziere), don Maurizio Luzzara (cerimoniere), don Libero Zilia, don Alberto Bonandi, don Claudio Giacobbi, don Paolo Gibelli, don Antonio Mattioli, don Alfredo Rocca, don Gian Giacomo Sarzi Sartori e don Renato Zenezini. I membri ad honorem sono don Egidio Faglioni e don Angelo Rocco.
I due importanti eventi celebrati il 12 novembre sono strettamente collegati tra di loro. Infatti, il Capitolo della Cattedrale è quell’organo preposto sin dall’epoca medievale – e mantenuto anche dopo il Concilio Vaticano II – per garantire un corretto e adeguato funzionamento della vita pastorale della Cattedrale, la chiesa del vescovo, fulcro di tutta la diocesi. Il titolo di canonico genera un servizio e non un privilegio.
Per comunicare ai nuovi canonici e all’intera comunità riunita tale messaggio, il vescovo Marco ha scelto di partire dalla spiegazione del brano del Vangelo previsto per la trentaduesima domenica del tempo ordinario (Matteo 25,1-13: la parabola delle dieci vergini) e dagli elementi presenti sopra una preziosa croce della metà del XV secolo appartenente all’allora Capitolo della Cattedrale, oggi conservata presso il Museo diocesano. Per l’occasione, essa è stata posta sulla mensa come segno identificativo della particolare celebrazione eucaristica.
Su un lato, la croce presenta l’immagine della Trinità; sui bracci ci sono dei cesti di fiori, per indicare che dove passa lo Spirito Santo tutto rifiorisce. Sull’altro lato compare il frutto della redenzione, con al centro la scena dell’Annunciazione (Maria è la creatura per eccellenza che ha accolto l’azione dello Spirito) e alcune figure, ognuna delle quali ricorda una funzione specifica: l’angelo la lode a Dio, san Lorenzo la carità verso i poveri, san Francesco d’Assisi la fraternità, sant’Antonio abate la lotta contro il male, san Paolo l’approfondimento del mistero di Cristo.
Nel corso dell’omelia, due sono state le parole chiave che hanno guidato il messaggio rivolto ai canonici e a tutta la comunità convenuta: esse sono “appartenenza” e “servizio”. Il canonico appartiene alla Cattedrale in quanto inserito nella vita liturgica e pastorale di essa, e di conseguenza dei fedeli. Il concetto di servizio è facilmente comprensibile, soprattutto in relazione alle figure di cui si diceva a proposito della croce. Tra i ruoli ricoperti dai canonici spiccano quello del presidente (don Spagna, delegato vescovile per i presbiteri anziani e ammalati), del teologo (don Falchetti, storico insegnante di Teologia dogmatica presso il Seminario vescovile) e del penitenziere (don Lucchi, rettore del Santuario della Madonna delle Grazie e incaricato del coordinamento diocesano del Servizio della riconciliazione, consolazione e liberazione).
Le componenti dell’appartenenza e del servizio però non bastano se l’esperienza dei canonici – come ha ricordato il vescovo – non viene svolta senza una sincera e totale accoglienza del dono dello Spirito Santo, paragonato a quell’olio presente nella parabola evangelica delle dieci vergini, ed essenziale per mantenere accese le lampade di coloro che devono attendere lo sposo che sta arrivando. È lo Spirito Santo che favorisce l’appartenenza al Signore e la comunione e il servizio all’interno della Chiesa.
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