Visto con i nostri occhi
Cari lettori...
Il direttore traccia un bilancio in vista della nuova fase del giornale, dal 19 marzo abbinato all'edizione domenicale di Avvenire
07/03/2017
E così, cari lettori, siamo giunti al termine di un percorso. Non è un addio perché il giornale continuerà così come, anche se in altra modalità, il mio contributo. Tuttavia il cambiamento editoriale che sta per avviarsi non è di poco conto. È dunque opportuno un momento di riflessione e di bilancio sugli anni recenti che ci lasciamo alle spalle (per le prospettive future rimandiamo al primo numero nella nuova veste).
La mia collaborazione, incoraggiata e sostenuta da Don Regis, inizia nel 2005 in occasione della morte di Giovanni Paolo II. Da allora sono successe tantissime cose. A livello di Chiesa universale c’è stato il pontificato di Benedetto XVI, chiusosi con le inattese dimissioni, un gesto destinato a passare alla storia e segno di una umiltà e spessore umano che hanno davvero parecchio da insegnare al mondo intero. Poi il sorprendente pontificato di Francesco, la cui essenzialità evangelica scuote e colpisce fuori e dentro la Chiesa e la cui portata è destinata a segnare un bel tratto futuro. A Mantova abbiamo avuto due passaggi di consegne tra Vescovi: da Egidio a Roberto e ora a Marco. C’è stato, sempre in questi anni, un Sinodo diocesano. Il coordinatore di quest’ultimo, don Claudio Cipolla, nel frattempo è diventato vescovo di Padova. Il cammino della corresponsabilità e della crescita come cristiani adulti appare ancora lungo e non facile: ma non è fermo, è in corso! Questa è la buona e più importante notizia.
Il Paese in questi dodici anni ha attraversato una crisi economica molto pesante: possiamo dire che si è arrestata, anche se è presto per affermare che abbiamo stabili e consistenti segni di ripresa. Parallelamente non si è consolidato e definito il quadro politico e istituzionale, anzi appare sempre più incerto e sfuocato. Il risultato è un corpo sociale stanco e disorientato, privo di fiducia e infiacchito da piccoli interessi di corto respiro senza visione prospettica.
Il nostro piccolo territorio di provincia non fa eccezione rispetto a questo quadro generale. Dodici anni fa a Mantova la disoccupazione era quasi inesistente e il benessere economico veniva dato per scontato, come il sorgere del sole o l’aria che ci sta attorno. Come sappiamo bene, adesso non è più così e le difficoltà per trovare una occupazione dignitosa nel 2005 non erano lontanamente immaginabili. Adesso ci “auto-coccoliamo” con la gastronomia e gli eventi culturali! Può essere un modo per uscire dal nostro provincialismo, ma può essere anche la strada per finirci risucchiati sempre di più. Probabilmente un giudizio più compiuto si potrà avere solo tra qualche anno. Non lasciamoci andare a eccessi pessimistici ma, per essere saggi, evitiamo anche facilonerie trionfalistiche.
Il mondo cambia rapidamente e in modo convulso. Crescono disuguaglianze, ingiustizie, oppressioni e focolai di guerra. In una parola aumenta la disperazione a livello mondiale e i flussi migratori intensi e drammatici ne sono una evidente prova, lo tocchiamo con mano anche nella nostra piccola provincia. Sono sempre più seducenti i toni che invitano alle prove di forza, alle politiche muscolari e ai supposti scontri di civiltà. Una seduzione davvero diabolica, che porterà fatalmente all’aggravarsi di quel quadro descritto dalle parole profetiche di Francesco: la terza guerra mondiale a pezzetti.
Queste sono alcune delle realtà salienti che abbiamo cercato di raccontare e su cui riflettere. Non sta a me trarre un giudizio sul lavoro svolto: posso però assicurare i lettori che il tutto, per quanto possibile, è stato fatto in buona fede, secondo coscienza e senza retropensieri, cercando la fedeltà all’insegnamento evangelico “il vostro parlare sia sì, sì; no, no”.
Non posso chiudere senza un ultimo pensiero di gratitudine e riconoscenza alla memoria di Don Regis che, con la sua intelligenza e la sua discrezione, mi ha guidato a percorrere una strada e un’esperienza che altrimenti non avrei mai pensato per la mia vita. Un grazie, ovviamente, a tutti quanti in Diocesi, a vari livelli di responsabilità, mi hanno dato fiducia in particolare per ricoprire il ruolo di direttore in questi ultimi due anni. Un grazie davvero speciale al personale di redazione, ai collaboratori volontari fissi o saltuari: quanto di buono è stato fatto è in grandissima parte frutto e merito del loro lavoro.
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