Visto con i nostri occhi
Centri diurni per disabili: la ripartenza è ormai vicina
Terminato il lockdown, le strutture si preparano ad attività in presenza, a distanza o a domicilio. Interviste a Marocchi (Casa del Sole), Ferriani (cooperativa «La Quercia») e Salandini (Anffas)
15/06/2020
Se questi ultimi mesi hanno significato per ciascuno di noi difficoltà più o meno rilevanti, per le persone disabili e le loro famiglie ciò ha comportato ulteriori problematiche di vita. È stato solo grazie all’aiuto a 360 gradi degli operatori che i disabili hanno potuto trovare i mezzi per far fronte all’emergenza. Ma ora, che cosa succede con la “fase 2”? Il presidente della Casa del Sole di San Silvestro di Curtatone, Enrico Marocchi, assicura che tra una quindicina di giorni il riavvio verrà implementato nel rispetto dei provvedimenti imposti dalla Regione Lombardia e dalla Regione Veneto, per il centro di Garda (Verona). La ripartenza avverrà su tre basi: in presenza (a piccoli gruppi o singolarmente presso la struttura), a distanza e a domicilio.
La parola d’ordine è gradualità, sinonimo di buon senso, soprattutto per i casi più gravi che vanno trattati con maggiore attenzione e cura. Marocchi spiega che le misure protettive per il personale e i disabili, la sanificazione e il contingentamento dei locali, il distanziamento e il trasporto degli ospiti in sicurezza saranno requisiti imprescindibili per l’attuazione di questo nuovo piano. «Fondamentale – aggiunge – è il lavoro in sinergia con le famiglie, che stiamo svolgendo peraltro già dal 17 marzo, data del decreto “Cura Italia”. La Casa del Sole, grazie all’unità di crisi sorta per gestire l’emergenza, non è mai venuta meno a un valido supporto, sia dal punto di vista riabilitativo che formativo. Nei mesi scorsi abbiamo dovuto abbandonare trattamenti quali l’ippoterapia o la rieducazione in piscina, ma appena ci sarà possibile verranno ripristinati integralmente».
Abbiamo sentito anche Fausto Ferriani, direttore della cooperativa “La Quercia” di Roverbella e portavoce del coordinamento servizi per disabili della provincia di Mantova. «Durante il periodo del blocco, in cui tutti i servizi diurni e domiciliari erano sospesi – afferma –, i ragazzi e le famiglie non si sono sentiti abbandonati. È per questo che siamo riusciti a scongiurare il pericolo di possibili drammi, all’interno di situazioni già difficili». Ferriani sottolinea che alla “Quercia” si sono inventati un nuovo modo di fare assistenza. «Con tutorial, seminari in Rete su Zoom e videochiamate degli psicologi abbiamo scoperto anche un lato più “domestico” di fare assistenza. Il rapporto con le famiglie non è mai venuto meno, addirittura si è intensificato». La riapertura, anche per “La Quercia”, seguirà obbligatoriamente le linee guida della Regione che prevedono servizi in presenza ma a piccoli gruppi, con spazi ripensati, turnazione maggiorata e sanificazione totale dei luoghi. Ci sarà un triage obbligatorio al centro diurno e si cercherà di evitare la circolarità tra i gruppi. «Entro quindici giorni, tutti gli enti mantovani saranno in grado di riaprire – continua Ferriani –, seguendo ciascuno il proprio piano di zona. Il lavoro continuerà ancora in remoto dove possibile, ma l’ampliamento dell’intervento in struttura avverrà senz’altro. Ciò che non deve venire meno è il lavoro di squadra: quello che ha funzionato durante il lockdown deve essere replicato a livello provinciale tra enti gestori, Ats e piani di zona».
La terza realtà che abbiamo contattato è l’Anffas di Mantova (Associazione nazionale famiglie di persone con disabilità intellettiva e/o relazionale), nella persona di Valentina Salandini, direttrice tecnica. La Salandini, che conferma le complessità affrontate nei mesi di quarantena, rileva anche lei un ritrovato spirito coesivo tra famiglie e operatori del centro. La direttrice pone l’accento su un altro aspetto della ripresa dei servizi. «La delibera regionale 3183 del 26 maggio scorso – spiega – ha disposto il riavvio delle attività di intervento assistenziale per le cooperative che si occupano di disabilità, senza richiesta di approvazione. In sostanza, abbiamo certo più margine di operatività, ma al contempo anche maggiori responsabilità». È come se si fosse lasciato libero arbitrio alle varie strutture in quanto ritenute più consapevoli delle realtà da assistere e quindi maggiormente in grado di valutare rischi e contromisure. Così facendo ogni gestore si fa carico delle proprie scelte in materia di riapertura, ma alla base ci dev’essere di nuovo un confronto costante con le famiglie dei disabili e in particolare con gli enti gestori della provincia. Tutto questo per poter assicurare, entro una quindicina di giorni, anche nel caso dell’Anffas, interventi in presenza, a distanza e a domicilio.
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