Visto con i nostri occhi
Cercare la vera libertà: ecco la «perfetta letizia»
I giovani di Sarginesco e Ospitaletto hanno riproposto il famoso spettacolo «Forza venite gente». Sono rimasti entusiasti dalla figura di san Francesco
07/01/2019
In certi casi l’oratorio funziona, eccome – viene voglia di dire –, e riesce a coinvolgere ragazzi, giovani, addirittura famiglie intere. Lo abbiamo toccato con mano nel pomeriggio del 26 dicembre, festa di Santo Stefano, nell’affollatissima sala “Sergio Salvagni” dell’oratorio parrocchiale di Sarginesco di Castellucchio. Per la decima volta, i ragazzi (insieme agli adulti) di Sarginesco e Ospitaletto hanno messo in scena il musical Perfetta letizia, una rielaborazione del fortunato spettacolo Forza venite gente sulla figura di san Francesco d’Assisi. Il musical ha consentito di calarsi in pieno nel clima del Natale: niente cose dolciastre, ma messaggi forti, autentici, cristiani. I ragazzi sono stati bravissimi a recitare, proporre quindici canzoni, danzare con agilità sul palco. Non lo scriviamo per piaggeria, lo sono stati sul serio. Talmente bravi che non hanno avuto bisogno di fare molta pubblicità per attirare decine di spettatori, è bastato il passaparola: «Andate a vederli, meritano davvero». Si capiva che, dietro il musical, c’è stato un lavoro impegnativo di ore e ore di prove e “rifiniture”, grazie alla tenacia del parroco don Valerio Antonioli (regista dello spettacolo), che ha trovato nella direttrice artistica Morena Bertani la “spalla” per portare al successo la rappresentazione. Settanta gli attori in scena, venti persone coinvolte dietro le quinte. Citarli tutti è impossibile, però i nomi dei protagonisti sono da ricordare. Il ruolo di san Francesco è stato interpretato da Marco Franchina, 22enne, studente universitario a Verona (Scienze dell’educazione), che l’anno scorso aveva assunto i panni di Gesù in un altro musical, anch’esso ben riuscito. A Rita Sabbadini, 18 anni, allieva del Liceo musicale di Mantova, è stato affidato il personaggio di santa Chiara, mentre due adulti – Mary Salvagni e Guido Tescaroli – si sono calati nei ruoli di Madonna Povertà e di Pietro di Bernardone, il padre di Francesco. Proprio il padre, ricco mercante di tessuti, non riusciva a capire la scelta controcorrente del figlio e si domandava come un giovane potesse sentirsi ricco e felice senza aver bisogno di nulla. Il musical, più che offrire delle risposte, intendeva lanciare delle provocazioni, legate in particolare all’attualità. «La gente, quando va in chiesa – affermava per esempio un attore in un dialogo –, dichiara di voler bene ai poveri, ma appena esce si dimentica di quello che ha detto». Tuttavia, la rappresentazione un messaggio forte l’ha lasciato: «L’eredità di Francesco è di essere liberi, di non sentirsi attaccati a niente, di non avere bisogno di niente, di accontentarci di quello che abbiamo… Questa è “perfetta letizia”». Francesco è l’uomo davvero libero e totalmente rappacificato: con Dio, i fratelli, il creato. Ed è per questo che, prima della morte, innalza a Dio il suo Cantico delle creature. Il pubblico ha applaudito a lungo, entusiasta e convinto, in attesa che il musical venga richiesto da alcune parrocchie; di sicuro andrà in scena al teatro Ariston di Mantova, in primavera. Alla fine dello spettacolo, il direttore della “Cittadella”, in estemporanea e dietro sollecitazione del regista, ha intervistato gli attori, tutti attentamente “schierati” sul palco. La prima domanda non poteva che essere per Marco Franchina: «Tu hai interpretato Francesco: che cosa ti ha lasciato il santo d’Assisi?». «Il gusto per la libertà vera», ha risposto. Rita Sabbadini nel ruolo di santa Chiara: «L’esperienza del musical mi ha aiutato a sentirmi più sicura ad affrontare gli altri». Altre domande, tra gli applausi e i ripetuti “bravo!”. Guido Tescaroli, nelle vesti di Pietro di Bernardone, all’interno del musical era impegnato con tutta la famiglia: la moglie Laura teneva a bada i bambini, i figli Matteo (9 anni) e Vittoria (di 6) hanno interpretato rispettivamente l’albero e l’agnellino. «Non è stato facile mettere insieme famiglia, lavoro e musical, però ce l’abbiamo fatta – ha detto Guido –. A me la vita di san Francesco ha insegnato che la carità consiste nel privarci di qualcosa a cui siamo particolarmente legati e di donarlo agli altri». Mary Salvagni (Madonna Povertà) ha sottolineato il bel clima di collaborazione che si respira all’oratorio, dove arrivano anche persone dai paesi vicini, e come sia importante far vivere ai ragazzi delle esperienze: «Queste sì che lasciano il segno!». E il parroco? Ci ha invitato ad andare in chiesa a leggere la frase che ha messo sull’altare, accanto al presepe. Dice così: «Ecco l’invisibile, tocchiamo l’intangibile, raggiungiamo l’impossibile». Un originale messaggio natalizio: don Valerio non manca mai di sorprenderci.
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