Visto con i nostri occhi
Chiese di Siria, quelle voci nel silenzio
Le comunità sono molto radicate nella storia locale e nei secoli hanno favorito la crescita del territorio. Al Festivaletteratura il giornalista Scaglione ha approfondito il ruolo dei cristiani nel Paese orientale
09/09/2019
Quando si parla di Medio Oriente, non si prende mai in considerazione il punto di vista dei cristiani. Come se la Chiesa in quella parte del mondo fosse relegata solo a un ruolo di minoranza, una semplice comparsa incapace di offrire un contributo concreto alla società. La Siria è un caso emblematico: ha un’anima fortemente cristiana, ma pochi lo sanno. E questo silenzio è diventato ancora più forte a partire dal marzo 2011, quando nel Paese è scoppiata una sanguinosa guerra civile che continua tuttora. La voce dei siriani cristiani, ancora una volta, è stata messa a tacere. La volontà di togliere questo velo pesante di indifferenza ha portato Fulvio Scaglione, ex vicedirettore di “Famiglia cristiana” e oggi opinionista di “Avvenire”, a indagare quel popolo “dimenticato” nel suo nuovo libro Siria: i cristiani nella guerra (Paoline). Un lavoro accurato di cui ha parlato il 5 settembre nel loggiato del Seminario, in uno dei due incontri promossi dalla “Cittadella” nei giorni del Festivaletteratura. «I cristiani sono più mediorientali degli arabi – ha esordito con una provocazione –. Già prima dell’arrivo di Maometto, infatti, in quella zona si erano sviluppati regni cristiani. Il loro ruolo fu fondamentale, perché inseguito trasmisero ai musulmani la cultura ellenistica e lo scambio permise di raggiungere grandi traguardi sul piano della conoscenza. I cristiani poi ebbero nel tempo una funzione politica: furono un ponte capace di tenere insieme la società, favorire la collaborazione e quindi lo sviluppo della regione». La narrazione più diffusa della guerra in Siria parla della repressione del governo, guidato da Bashar al–Assad, a una rivoluzione democratica. La realtà però è più complessa: già prima del conflitto c’erano ragioni, alcune storiche e altre contingenti, che facevano pensare a una possibile deriva della situazione. Da un lato la forte siccità che mise in ginocchio le zone agricole. Dall’altro la stagione di riforme avviata dal governo: un cambiamento ritenuto da molti necessario, ma di fatto andato a beneficio di pochi. Il risultato finale è stata la progressiva fuga dalle campagne verso le città. «Così si sono polarizzate le differenze sociali – ha aggiunto Scaglione – ed è cresciuto il malumore. La situazione è degenerata nel 2011: la protesta è diventata uno scontro armato. Inseguito si è scoperto che in Kuwait erano in atto campagne di finanziamento per acquistare armi da fornire ai ribelli. Forse, quindi, il progetto originale era un altro, cioè arrivarea una guerra civileper disgregare la Siria a vantaggio di altri Paesi». È in questo scenario così fragile che la Chiesa locale gioca un ruolo attivo, benché poco noto. E pensare che la Siria ha un forte Dna cristiano. «Uno dei momenti più significativi arriva a fine Ottocento – ha detto Scaglione–, quando l’Impero ottomano, di cui la Siria era provincia, attraversa un periodo di riforme. La più importante riguardava il diritto alla cittadinanza. È in quella fase che nasce l’idea della Siria come Stato autonomo, un progetto lanciato proprio dai cristiani». Quello tra cristianesimo e Siria è un connubio ancora forte, sebbene oggi i cristiani rappresentino il 13% della popolazione. «Anche con numeri esigui una presenza può essere comunque significativa – ha precisato Scaglione –. Non si può immaginare la Siria senza cristiani. È una comunità vivace: lo dimostrano i tanti progetti di interazione sociale avviati dalle Chiese in questi anni». I cristiani in Siria possono essere paragonati a un coro di voci che, nelle difficoltà, hanno imparato a cantare insieme. La maggioranza è di tradizione greco–ortodossa, seguita dai cattolici (melchiti, maroniti, siri, caldei) e da fedeli di altre Chiese. Il conflitto li ha portati ad avvicinarsi e a collaborare insieme, per dare un aiuto concreto a una popolazione in emergenza. «Oltre ai progetti di assistenza – ha spiegato Scaglione – uno dei contributi principali è stato quello di disconoscere fin da subito qualsiasi tentativo di formare milizie cristiane. Una scelta precisa per ribadire il ruolo dei cristiani come costruttori di pace». Un compito che le diverse Chiese devono portare avanti: la pace in Siria, ancora oggi, appare terribilmente lontana.
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