Visto con i nostri occhi
Cinquemila mantovani soffrono di Alzheimer e il numero è destinato a salire
Le cifre diffuse in occasione della Giornata dell’Anziano che ha visto un incontro con il giornalista Farina il quale in un libro ha raccontato la devastazione della malattia
28/09/2016

Sono cinquemila i mantovani che soffrono di Alzheimer, seicento solo nel capoluogo. I dati sono stati diffusi sabato 24 settembre in occasione della “Giornata dell’Anziano” (tenutasi nella settimana dedicata alla giornata mondiale dell’Alzheimer che è il 21 settembre) organizzata alle Pescherie di Mantova dall’associazione di volontariato Ada con il patrocinio del Comune e del Centro Sociale di Valletta Valsecchi presso il quale - come spiegato da Enrico Grazioli - sarà aperto un punto di ascolto e supporto per le famiglie di malati di Alzheimer. È stata questa l’occasione anche per sapere che ogni anno in provincia si registrano circa duemila nuovi casi di demenze senili ed è stata l’occasione per ascoltare, durante un incontro curato dall’Associazione Allegra…Mente, cosa significhi stare accanto alle persone colpite da questa patologia. Ospite dell’incontro è stato infatti il giornalista del Corriere della Sera Michele Farina che ha perso la madre per la malattia, il quale in un libro che fa riflettere, commuovere e sorridere al tempo stesso, ha raccontato storie di malati, famiglie, medici, volontari e ricercatori. Lo ha intitolato “Quando andiamo a casa?”. Sono queste infatti le parole che spesso ripetono i malati di Alzheimer, anche quando si trovano già nella loro casa. È una frase che trasmette tutto il senso della devastazione provocata da questa patologia ancora senza cura. Bisogna immaginarsi di fronte a un marito, una moglie, un padre o una madre che, nel salotto o nella camera da letto in cui vive da anni, implora. “Quando andiamo a casa?” “L’Alzheimer - scrive Farina di sua madre - l’ha svuotata con il cucchiaino dell’uovo alla coque, portandola via un po’ alla volta ben prima del suo ultimo giorno. L’Alzheimer è intorno a noi. In oltre due anni di viaggio - dice il giornalista - ho raccontato storie, rabbia, lacrime, sorprese, risate. Sono andato a cercare il riflesso di mia madre dietro l’angolo e poi in giro per l’Italia e non solo: l’ho incontrato mille volte, in mille volti”. Il libro presenta una galleria di personaggi indimenticabili. Alcuni ormai perduti, come l'uomo che ripete solo due parole (“Diesel, Germania”). Altri ancora coscienti della loro condizione. Come Piergiuseppe, che dice scherzoso di avere mandato il cervello offshore. Carlo, che gira con un borsello salvavita. O Federico, che ammette: “qualche cellula purtroppo mi ha lasciato, devo portare il lutto per ciascuna?” Tra gli uomini ormai inabissati nella perdita della coscienza incontriamo anche personaggi noti, come l'ex allenatore di calcio Gigi Radice e lo scrittore Daniele Del Giudice. La presentazione ha rappresentato un’occasione di dialogo e di riflessione sulla malattia dell’Alzheimer - definita secondo il Rapporto OMS e ADI una priorità mondiale di salute pubblica (in Italia sono circa 600 mila i pazienti con demenza di Alzheimer e circa 3 milioni le persone coinvolte nell’assistenza) -, sui servizi socio-sanitari per il malato e il suo nucleo familiare, sull’importanza di un approccio sia protesico sia palliativo nella cura. Si è ribadita l’importanza di non lasciare sole le famiglie che si trovano con un proprio caro colpito dalla malattia, e purtroppo questo è invece uno dei problemi più importanti perché pochi in questi anni in Italia sono stati i progressi fatti per migliorare la qualità della vita dei malati e delle persone che stanno loro vicine. E tutto ciò mentre il numero dei malati di Alzheimer continua inesorabilmente a aumentare a causa dell’invecchiamento della popolazione.
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