Visto con i nostri occhi
Il bambino ebreo inghiottito dalla ferocia nazista
La storia inedita di Claudio De Benedetti, catturato dai tedeschi ad appena 6 anni perchè di famiglia ebrea. Il suo nome torna alla luce a decenni di distanza, grazie ai diari di monsignor Carlo Calciolari, parroco di Castel Goffredo durante la guerra
22/01/2018
Era nato a Genova il 4 febbraio 1937. Si chiamava Claudio De Benedetti, figlio di ebrei, Michele e Sandra Pugliese. La mamma era stata deportata in un campo di sterminio nazista, in Germania. Nel novembre 1943, il piccolo Claudio – 6 anni, in quel periodo – si trovava a Settignano (Firenze) con la zia, quando viene catturato dai tedeschi e trasportato nel carcere di Coroneo, vicino a Trieste. Di Claudio non si è più saputo nulla.
È una vicenda inedita quella che vi sto raccontando, molto particolare, perché riguarda la mia famiglia. A distanza di anni ho pensato di renderla pubblica: la Storia non si può nascondere, né la verità si può tacere.
In seconde nozze, Michele, che svolgeva l’attività di agente di commercio, sposa una signora di Castel Goffredo, Evelina Ferrari. Nei tragici momenti della Seconda guerra mondiale, entrambi si trasferiscono nel paese mantovano, ritenendolo un luogo più sicuro, rispetto a Genova. Michele si nasconde in diverse abitazioni: ha paura di venire catturato dai tedeschi, come suo figlio.
Questi particolari li ho sempre sentiti raccontare in casa mia, sia perché io sono originario di Castel Goffredo, ma soprattutto perché mia mamma Guglielmina, in quelle drammatiche circostanze, portava da mangiare di nascosto a Michele. Rischiava grosso e, se fosse stata scoperta, sarebbe andata incontro a delle gravi conseguenze.
Com’è facile immaginare, la mia famiglia è sempre stata molto amica di Michele ed Evelina, i quali hanno concluso la loro vita con il tormento di non aver più avuto notizie riguardanti il piccolo Claudio. Durante e dopo la guerra, il parroco di Castel Goffredo, monsignor Carlo Calciolari, aveva avviato delle ricerche, ma inutilmente.
Di recente, per motivi di studio, ho letto i diari di monsignor Calciolari. Tra quelle pagine ho trovato la foto di Claudio. Quando l’ho presa in mano, mi sono sentito avvolto dai brividi, pensando alla sua tragica fine, e in pochi istanti ho riannodato tutti i fili della storia che vi ho presentato. Povero Claudio, bambino ebreo, inghiottito nelle tenebre della ferocia nazista.
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