Visto con i nostri occhi
Con gli angeli per salire verso l'alto
Un libro di De Paoli e Martelli sulla cappella della beata Paola Montaldi nella chiesa parrocchiale: eretta nel Seicento, dal 1813 custodisce le spoglie mortali della clarissa
08/04/2019
Ha appena quattordici anni quando decide di entrare nel monastero delle Clarisse di Santa Lucia, a Mantova. Una vita di preghiera, penitenza, servizio: alle sorelle monache e ai poveri. Tre volte badessa, con delle esperienze mistiche e l’attribuzione di miracoli. La beata Paola Montaldi nasce nei pressi di Volta Mantovana nel 1443 e muore nel monastero di Santa Lucia nel 1514, il 18 agosto. Dal 1813 il suo corpo è venerato nella chiesa parrocchiale del paese natale, dopo che austriaci e francesi avevano soppresso un grande numero di monasteri e conventi. In questo breve excursus riguardante la vita della beata Paola emergono due date: il 1514 (anno della “nascita al cielo”) e il 1813, anno del “ritorno” delle sue spoglie mortali a Volta. Attorno a queste ricorrenze, nel 2013-2014 la comunità ha vissuto un duplice centenario, che ha visto la cappella in cui riposa il corpo della beata – originariamente dedicata alla Madonna del Rosario – essere al centro di molte attenzioni. Ricerche, studi, rilievi e restauri. Ora, a coronamento di quel periodo fecondo di iniziative, sta per uscire un libro dal titolo Angeli, dipinti e stucchi. La cappella della beata Paola nella parrocchiale di Volta Mantovana (edizioni Studium), a cura di Massimo De Paoli, docente di Informatica grafica e Fotogrammetria presso l’Università di Brescia, con l’apporto dell’importante ricerca archivistica e della lettura storica
di Donatella Martelli, studiosa originaria di Volta. Il volume, ricco di immagini, rilievi e disegni, propone in apertura i testi dei vescovi Marco Busca ed Egidio Caporello, del sindaco Luciano Bertaiola e del parroco padre Agostino Panelli. Verrà presentato sabato 13 aprile, alle ore 21, nella chiesa parrocchiale di Volta, in occasione del Concerto di Pasqua.
I solisti e l’orchestra del teatro “Giuseppe Verdi” di Buscoldo di Curtatone, diretti dal maestro Daniele Anselmi, eseguiranno musiche di Johann Sebastian Bach. La cappella che custodisce le spoglie mortali della beata Paola – il luogo di maggior pregio della parrocchiale di Volta – risale alla prima metà del Seicento.
Per l’erezione della cappella, intitolata alla Beata Vergine Maria del Rosario, l’arciprete Dionisio Maltini aveva potuto contare sui beni di famiglia e sulla generosità dei parrocchiani.
Nel 1630 il paese era stato devastato dai lanzichenecchi, che avevano gravemente ferito il parroco all’interno della chiesa. E poi la peste, con 1.400 morti su una popolazione di 2.680 anime. Don Maltini attribuisce la sua salvezza e quella dei superstiti alla Vergine Maria e fa erigere la cappella con l’altare, ornato di una pala che raffigura la Madonna nell’atto di consegnare il Rosario a san Domenico. Viene affidata alla confraternita del Rosario che si occupa del culto: gli aderenti, alla morte, sono sepolti in un apposito vano, sotto il pavimento. Tutti questi aspetti sono descritti, con dovizia di particolari, immagini e disegni, nel libro. Grande risalto è riservato all’ornato in stucco,
contraddistinto dai cori degli angeli che accompagnano l’osservatore dalla terra al cielo. La decorazione plastica e pittorica è scandita su cinque “settori” che, partendo dall’ingresso, sale verso l’alto, raggiungendo la cupola e la lanterna. È un vero e proprio tripudio di angeli (se ne contano quarantadue), i quali, se dal punto di vista religioso ricordano questi «cantori della gloria di Dio, messaggeri del suo amore» – come si legge nel testo –, sotto l’aspetto artistico inseriscono la cappella di Volta in un contesto che supera l’ambito strettamente locale. Il confronto tra la cappella e altri edifici di culto del Seicento, assai ornati con stucchi e dipinti, consente di proporre attribuzioni a botteghe di artisti del Canton Ticino e della Val d’Intelvi (Como), operanti nella zona del lago di Garda. «Abbiamo di fronte a noi un inno alla Vergine che conduce attraverso il canto dei cori angelici verso l’Alto – scrive il vescovo Marco Busca –. Ci invita ad aprire gli occhi, a sostare, a cogliere il messaggio insito in ogni particolare, riempiendo di bellezza il nostro sguardo, al punto che il cuore possa annunciare la Bellezza».
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