Visto con i nostri occhi
Con i «Mustangs» nessuno è escluso
Nel 2016 è stata fondata a Mantova una squadra di football americano, molto attiva anche a livello sociale e coinvolta in iniziative benefiche
19/02/2018

Il football americano è considerato uno sport violento: undici giocatori che si danno battaglia, a suon di corse e placcaggi, per conquistare campo e portare la palla ovale nella zona di meta avversaria. La storia dei Mustangs, formazione che gioca a Porto Mantovano, insegna che dietro questo aspetto c’è molto altro. Vincere per loro non significa segnare un punto in più, ma accogliere e integrare chi è ai margini grazie alla passione comune per lo sport. In altre parole, aiutare le persone che hanno bisogno.
L’avventura dei Mustangs è iniziata nel 2016 grazie all’impegno di Antonio Battista, un amante dello sport a tutto tondo. «Dopo aver giocato a lungo a calcio – racconta il fondatore e attuale presidente della società – alcuni anni fa mi sono avvicinato al football americano. Per una stagione ho fatto parte dei Cremona Tigers, finchè un infortunio mi ha costretto a fermarmi. A quel punto è nata l’idea di creare una squadra nella provincia di Mantova».
Un sogno diventato realtà grazie al passaparola di alcuni amici e alla collaborazione del territorio: il campo di gioco, infatti, è messo a disposizione dalla parrocchia di Sant’Antonio. Poi arrivano l’affiliazione alla Federazione italiana di american football (Fidaf) e all’International amateur american football league (Iaafl). I Mustangs diventano, a tutti gli effetti, una squadra ufficiale.
Cominciano così le prime partite amichevoli in giro nel nord Italia e, fin da subito, il nome dei Mustangs si lega a varie iniziative benefiche. «Uno dei primi eventi a cui abbiamo partecipato – continua Battista – è stato il Memorial Martina, organizzato da una squadra milanese, gli Old Lions, per ricordare la figlia di uno dei loro giocatori, scomparsa prematuramente. L’iniziativa è stata anche l’occasione per aiutare nelle cure la famiglia di Simone, un bambino affetto da una malattia rara».
In seguito nascono molte altre attività, per raccogliere fondi da destinare a famiglie in condizioni economiche difficili. La solidarietà diventa quindi un tratto distintivo dei Mustangs e in seguito le porte della squadra si aprono anche a un gruppo di richiedenti asilo di origine africana ospitati a Castelbelforte. La svolta è arrivata quasi per caso: «Un giorno, mentre stavamo per fare allenamento – spiega il presidente dei Mustangs – ho notato alcuni ragazzi che giocavano, scalzi, con un pallone di fortuna. È stato naturale per me cercare di coinvolgerli, così li abbiamo invitati a giocare con noi. La scena si è ripetuta anche nei giorni successivi e il gruppo è cresciuto ad ogni allenamento: adesso sono una quindicina, circa la metà dei nostri giocatori».
Con il supporto delle istituzioni, i migranti sono stati tesserati e possono giocare partite ufficiali. Ciascuno di loro è seguito da una cooperativa, che lo accompagna nell’iter burocratico per la richiesta dello status di rifugiato politico. La maggior parte delle volte, la domanda viene rifiutata: finora, solo a due giovani è stato riconosciuto un permesso di soggiorno per motivi umanitari.
Negli altri casi, i ragazzi finiscono per dover badare a se stessi ma i Mustangs non li lasciano soli, così parte una catena di solidarietà per aiutarli a trovare un lavoro e una casa. «Sei di loro – aggiunge Battista – sono stati assunti in una fabbrica e, grazie a questo impiego, hanno ricevuto un permesso di soggiorno. In questo modo non sono più a carico dello Stato, ma stanno camminando sulle loro gambe».
Grazie allo sport e al football americano, i Mustangs promuovono un’idea diversa di accoglienza, fatta di incontri e occasioni per socializzare. In campo i pregiudizi scompaiono e le differenze si annullano sotto i caschi e le armature. Nasce una squadra e l’integrazione diventa davvero reale.
Il motto dei Mustangs “Nessuno escluso” incarna alla perfezione questa filosofia: «Il football è uno sport di sacrificio – conclude Battista – che dà un’emozione di fratellanza unica e la nostra squadra lo dimostra. Siamo sempre pronti ad aiutare chi ha bisogno, infatti con noi ci sono un paio di ragazzi che vivono in una comunità di recupero da tossicodipendenza. Qui trattiamo tutti allo stesso modo, chiunque può trovare il suo posto e far parte del gruppo».
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