Visto con i nostri occhi
Con la Conca di Valdaro la città ora «vede» il mare
La nuova opera permette alle imbarcazioni di superare il dislivello esistente tra le acque del Mincio e quelle del canale navigabile. Sei milioni di euro spesi in opere di bonifica
24/09/2018
La “Mantova-mare” è realtà. Una via navigabile lunga 137 chilometri che collega Mantova con il mare Adriatico attraversando la parte orientale della provincia di Mantova, un breve tratto della bassa veronese e tutta la provincia di Rovigo. L’utilità dell'idrovia Fissero-Tartaro-Canalbianco-Po di Levante è evidente: mette in collegamento i laghi di Mantova con il canale navigabile, senza quindi passare per il fiume Mincio e per il Po, che molto spesso presentano problemi di navigabilità per la scarsa portata d’acqua. Realizzata in calcestruzzo e acciaio, la conca di Valdaro misura 110 metri di lunghezza, 12 metri e mezzo di larghezza e ha una profondità di 3 metri e mezzo. La nuova opera serve alle imbarcazioni per superare il dislivello esistente tra la quota delle acque del Mincio e quelle del canale navigabile che collega Mantova a Venezia, inoltre consente di deviare su una via d’acqua artificiale percorribile tutto l’anno il traffico commerciale prodotto dai porti industriali privati presenti sui laghi cittadini (che fino a ieri percorreva il tratto inferiore del Mincio con tutte le criticità connesse al livello delle acque).
È un’opera costata oltre 25 milioni di euro, ed è stata costruita da Regione Lombardia, Aipo (Agenzia interregionale per il fiume Po) e Provincia di Mantova con fondi statali. Il primo lotto da 16 milioni 400mila euro fu appaltato nel novembre 2009 e i lavori iniziarono nel 2012 (si conclusero nel 2014). Il secondo e conclusivo lotto da 8 milioni 800mila euro è partito nel 2016 e si è concluso nel 2018. In realtà, di questo secondo lotto, circa 6 milioni sono stati spesi in opere di bonifica. Siamo, infatti all’interno del Sin, il Sito nazionale inquinato “Laghi di Mantova e polo chimico” e si sono quindi dovuti bonificare i fondali del fiume Mincio a monte e a valle della conca. Si tratta di una bonifica a chilometro zero, dove non si è mosso un camion di terreni impregnati da idrocarburi leggeri, mercurio e altri metalli, ma tutto è stato realizzato in loco, con i fanghi contaminati trasformati in ghiaia, utilizzabile per la produzione di calcestruzzo o sottofondi stradali. È un brevetto italiano e nel cantiere hanno lavorato ditte mantovane.
Una cosa da non sottovalutare è quella che, alla luce delle recenti sentenze del Tar di Brescia che hanno confermato la responsabilità di Edison per quanto riguarda l’inquinamento di quel tratto di laghi, gli enti locali avrebbero la possibilità di chiedere alla società il risarcimento delle spese di bonifica sostenute: in questo modo si avrebbero a disposizione altri 6 milioni per ulteriori attività di recupero ambientale.
In realtà l’inquinamento è stato pordotto da Montedison ma la sentenza colpisce solo Edison che ha ereditato le responsabilità dopo lo scioglimento della vecchia società. La Provincia di Mantova aveva individuato Montedison responsabile del 99,6% dell’inquinamento da mercurio nei laghi, e il restante 0,4% colpa di Eni che aveva ereditato gli impianti cloro-soda ma che li ha tenuti in funzione solo per pochi mesi. I dati sulle merci movimentate via acqua ultimamente sono in crescita: a Mantova l'anno scorso si sono trasportate per idrovia oltre 300mila tonnellate (il doppio rispetto all'anno precedente), grazie al porto pubblico di Valdaro e alle banchine private, e in particolare è in crescita il trasporto di carichi eccezionali verso il porto di Venezia.
Ora l'infrastruttura potrà dare un supporto determinante alla competitività del trasporto via acqua, anche nell'ottica di incrementare l'offerta turistica del territorio. Nel nord Europa il cosiddetto “turismo attivo” è in forte espansione; la navigazione nelle acque interne che combina appunto nave e bici è già presente sul nostro territorio, praticata soprattutto da turisti tedeschi, austriaci e olandesi, ma la domanda è molto superiore all’offerta. La conca permetterà di superare i problemi tecnici e la stagionalità di questo tipo di turismo. Se poi si tornasse a valutare la fattibilità del vecchio progetto di un collegamento navigabile dal Garda a Mantova, allora si potrebbe immaginare un vero e proprio boom, visti i numeri del turismo sul Garda. Utilizzando il naviglio di Goito, il Diversivo e il canale Virgilio, i costi non sarebbero impossibili, sull’ordine dei 20-30 milioni di euro. Certo, poi ci sarebbe da fare una conca sul Ponte dei Mulini, ma in questo caso non sarebbe una conca di 5ª classe e quindi i costi sarebbero più contenuti rispetto a quella di Valdaro.
La storia che riguarda questo tratto di “pianura navigabile” è davvero lunga: all'inizio del ventesimo secolo il progetto venne inserito nell'organico "Piano di Sistemazione Generale Adige, Garda, Mincio, Tartaro, Canalbianco, Po di Levante" (detto "Progetto Miliani") del 1938, nel quale si prevedeva di costruire un'idrovia per natanti di 600 tonnellate da Mantova al mare Adriatico lungo i corsi opportunamente modificati del Fissero, del Tartaro, del Canalbianco e del Po di Levante. Dal 1938 fino alla seconda guerra mondiale fu dunque scavato un diversivo del Canalbianco presso Adria e furono costruite le conche di Governolo e Baricetta. I lavori ripresero nel 1961 con la sistemazione del tratto compreso tra l'imbocco del canale e Trevenzuolo e successivamente nel 1985 con la costruzione delle conche di Trevenzuolo, di Torretta, di Bussari (in comune di Bosaro) e di Canda. Entro il 1994 gran parte del tratto era stato nuovamente sistemato per permettere la navigazione ai natanti della classe 5ª europea (1.500-1.600 tonnellate). Gli ultimi lavori hanno riguardato l'armamento della foce, terminato nel 2000, e il rialzo di alcuni ponti, terminato nel 2001. Per finire, il ponte ferroviario in provincia di Rovigo impedisce il passaggio dei natanti con la terza fila di container, cosa che permetterebbe un ulteriore abbattimento di costi di trasporto. Il progetto per un innalzamento del ponte c’è da almeno 10 anni e avrebbe costi molto bassi (sui 200.000 euro), ma essendo un ponte vincolato dalla sovrintendenza, per il momento è tutto bloccato.
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