Visto con i nostri occhi
Con «Mantova solidale» l'integrazione è possibile
Dal gennaio 2013 l'associazione ospita richiedenti asilo africani, a cui fornisce ospitalità e sostegno. Importante il contributo della diocesi, che ha offerto tre alloggi in comodato d'uso
22/01/2018
Accogliere chi arriva in Italia in cerca di un futuro migliore, con la speranza di poter ricominciare ma senza un riferimento per farlo. È lo spirito che ha portato alla nascita, nel gennaio 2013, dell’associazione comitato “Mantova solidale”. Da allora, si impegna per ospitare richiedenti asilo e li accompagna nel complesso iter burocratico per essere riconosciuti come rifugiati politici.
«La nostra attività – spiega la presidente Elena Dina – è partita in un periodo di forte emergenza. Migliaia di persone, provenienti dalla Libia in guerra, raggiungevano l’Europa e l’Italia perché rimasti senza alcuna prospettiva di vita nei loro Paesi. Un gruppo di insegnanti e di medici, tutti mantovani, lanciarono un appello alla città. “Mantova Solidale” è nata così, per accogliere queste persone in alcuni appartamenti, di cui noi ci eravamo fatti garanti con i rispettivi proprietari».
Tanta buona volontà e il desiderio di fare del bene: l’esperienza parte con basi semplici che prendono forma in una struttura più articolata. «All’inizio ciascuno di noi metteva a disposizione un po’ di soldi, in base alle proprie possibilità – continua Dina – per pagare affitti e utenze degli alloggi. Poi abbiamo cominciato a finanziarci anche attraverso raccolte fondi o bandi. Un grande aiuto è arrivato dalla diocesi di Mantova, grazie a dei contributi messi a disposizione dalla Caritas e, soprattutto, a tre appartamenti concessi in comodato d’uso gratuito, con l’impegno da parte nostra di pagare i consumi e le spese».
La svolta per “Mantova solidale” arriva nel 2015, con l’inizio della collaborazione con la Prefettura e l’accesso alle risorse dello Stato. L'accoglienza assume un’organizzazione più ampia: vengono affittati altri tre alloggi (in città, a Castiglione delle Stiviere e a Cavriana), ciascuno da cinque posti letto, per ospitare in totale quindici migranti.
Le persone vengono sostenute e accompagnate per tutta la durata del procedimento per la richiesta di asilo: si va da un minimo di sei mesi a oltre un anno. A seconda dei casi, possono essere riconosciuti varie tipologie di permesso di soggiorno: per motivi umanitari (vale un anno), di protezione sussidiaria (tre anni) o come rifugiato politico (cinque anni). «Per tutta la durata della richiesta – precisa la presidente di “Mantova solidale” – in base alla convenzione con la Prefettura abbiamo l’obbligo di offrire a queste persone corsi di alfabetizzazione di italiano, promossi dal Cpia (Centro provinciale istruzione adulti, ndr) o da “Scuole senza frontiere”, tirocini o corsi professionalizzanti per imparare un mestiere e occasioni di socializzazione. I migranti, insomma, non sono abbandonati a sé stessi, ma aiutati a inserirsi nella nostra società».
L’iter burocratico è molto complesso e, nonostante l’assistenza legale offerta, spesso la domanda viene negata. In questo caso si procede con il ricorso che, però, svela un paradosso: i richiedenti asilo perdono il diritto all’alloggio. «Per evitare che finiscano in mezzo a una strada – spiega Elena Dina – li trasferiamo in una delle case offerte in comodato dalla diocesi. Così hanno un minimo punto di riferimento e la sicurezza di non essere soli».
Per questo tipo di accoglienza serve un forte impiego di risorse, economiche e umane. L’associazione può contare su una dozzina di volontari, che contribuiscono in vari modi. A loro si aggiungono tre operatori stipendiati: uno, italiano e laureato in Sociologia, cura l’accesso ai bandi e le relazioni con istituzioni e altre realtà; una signora originaria del Togo segue gli appartamenti di Cavriana e Castiglione delle Stiviere, mentre un giovane senegalese gestisce l’alloggio di Mantova.
Tra le persone seguite da “Mantova solidale” emergono le storie di chi si impegna davvero. Un giovane, ad esempio, sta facendo servizio civile come assistente alla Casa del sole. Un altro, proveniente dal Mali, frequenta un corso per diventare magazziniere. Di recente ha tenuto una conferenza, in francese, alla biblioteca "Baratta" di Mantova dove ha parlato del suo Paese, uno dei primi ad avere una forma di Costituzione scritta, addirittura nel 1200. Un altro ancora è stato tesserato da una squadra di calcio, ha un lavoro a Marcaria e sta trovando la sua indipendenza.
Non mancano le esperienze culturali, come il gruppo “Tamburi” che tiene concerti di musica e danze africane e promuove laboratori nelle scuole. Nel 2013 si esibirono al Festivaletteratura, durante la visita di Cécile Kyenge, allora ministro per l’Integrazione. In seguito, poi, è nato il gruppo Black Afrique Ensemble, coordinato dal violoncellista Nicola Baroni, che propone sperimentazioni di musica elettronica con tamburi e percussioni.
Esperienze che stimolano i migranti a mettersi in gioco. «L’obiettivo di “Mantova solidale” – conclude la presidente – non è solo accogliere e offrire sostegno legale ma promuovere vera integrazione. È un compito difficile e che magari dà fastidio a qualcuno, ma noi ci crediamo e continueremo a farlo con impegno».
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