Visto con i nostri occhi
Continua l'impegno di Abramo Onlus: 200 le persone accolte nel 2016
L'associazione che gestisce strutture residenziali per persone fragili ha presentato le attività annuali
04/04/2017
L’Associazione Abramo Onlus, riferimento della Caritas diocesana che si occupa di servizi residenziali per uomini, donne e intere famiglie in condizioni di difficoltà, ha presentato i dati delle attività svolte nel 2016. In totale sono state accolte 200 persone per quasi 41mila giorni di ospitalità, grazie al contributo di 18 operatori e 150 volontari.
Un elemento di crescita riguarda il potenziamento delle risorse messe a disposizione sia con l’aumento da 26 a 32 dei posti disponibili per persone “richiedenti protezione internazionale” sia con la sistemazione di due alloggi destinati a famiglie senza casa portando, così, il numero degli alloggi per “l’Housing diffuso” a 17.
Principale punto di forza è la qualità dell’accompagnamento degli ospiti. Pur avendo una sola struttura comunitaria a tutti gli effetti (Casa della rosa), gli operatori hanno saputo dedicare una parte importante del loro tempo alle relazioni, alle verifiche periodiche di ogni singola persona o famiglia accolta.
Da evidenziare anche la scelta di insistere sulla disponibilità di strutture di accoglienza di dimensioni ridotte che promuovano la compartecipazione degli ospiti agli impegni quotidiani della loro gestione favorendo una certa corresponsabilità e la riduzione dei livelli di conflittualità.
Un altro punto che accomuna i nostri servizi è la ricerca di coinvolgimento del territorio. In sede civile si esprime in una libera collaborazione nella forma della sussidiarietà con i servizi che, per legge, hanno responsabilità sociali nei confronti di persone in difficoltà. In sede ecclesiale l’impegno è indirizzato a promuovere, presso le comunità cristiane, gesti di fraternità che diventano patrimonio di tutti e non solo di poche persone.
Per quanto riguarda le difficoltà incontrate, resta delicata l’elaborazione del lutto, soprattutto da parte dei volontari coinvolti nell’accompagnamento all’interno delle varie comunità, in occasione dei dinieghi nei confronti delle persone “richiedenti protezione internazionale” o dei fallimenti vissuti in occasione di accoglienze interrotte anticipatamente.
I tempi necessari ad arrivare al momento dell’accoglienza della persona o della famiglia presso uno dei servizi restano troppo lunghi e non rispettano le reali necessità delle persone e che potrebbero essere accolte con maggiore efficacia attraverso la condivisione di buone prassi tra operatori dei servizi e dell’associazione.
L’associazione fatica a incidere nelle politiche sociali, soprattutto in quelle che riguardano la casa, pur a fronte di famiglie che vengono ospitate e “dimenticate dai servizi” per anni. In questo punto sembra importante che i servizi del territorio trovino le modalità più opportune per segnalare alla Regione eventuali distorsioni presenti nel regolamento di assegnazione degli alloggi da parte dell’ALER. Ne è esempio il fatto che un nucleo sfrattato da più anni e ospitato presso servizi di sostegno sociale come i nostri possa contare su un punteggio inferiore rispetto ad un nucleo sotto sfratto ma che non sia stato ancora allontanato dalla propria abitazione o lo sia da poco tempo.
Tra gli aspetti da migliorare, compare anche la collaborazione con alcuni servizi, in particolar modo comunali, i quali stentano ad accettare che la disponibilità dell’associazione passi attraverso “regole del gioco” nate negli anni proprio per migliorare le accoglienze e condurle a buon fine. È su questo che bisogna concentrare gli sforzi nel prossimo futuro.
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