Visto con i nostri occhi
«Curare le ferite degli altri»
Intervista a Gualtiero Bassetti, presidente della Cei. Il cardinale ha concluso a Castiglione il Giubileo aloisiano: «L’Italia va ricucita con la logica del buon samaritano». Suggerimento alle parrocchie: «Più sinodalità»
19/03/2019
«A san Luigi non potevo dire di no». Spesso basta una frase per riassumere il significato di un avvenimento. Al cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza episcopale italiana, è sufficiente quell’espressione per spiegare il perché della sua visita a Castiglione delle Stiviere il 9marzo scorso, giorno conclusivo del Giubileo per i 450 anni della nascita di san Luigi Gonzaga. Altro che giovane sdolcinato, con il collotorto, pieno di “no”. «San Luigi è un Vangelo vivente ed è assolutamente moderno», ha affermato il cardinale, ricordando che, negli anni Settanta, aveva portato a Castiglione i giovani del Seminario di Firenze, di cui era rettore. La forte devozione al patrono della gioventù – espressa nella preghiera, alle 11.30, nel Santuario castiglionese e poi prolungatasi nella Messa delle 18 –, ma anche il collegamento con l’attualità, in un vivace dibattito pomeridiano presso il Supercinema: sono questi gli aspetti principali della giornata di Bassetti a Castiglione.
Tra un impegno e l’altro abbiamo avuto anche l’opportunità di intrattenerci a colloquio con lui, nella cappella della Casa della Carità delle Piccole Figlie della Croce, in via Battisti, a pochi passi dal Santuario. Che Italia incontra – è la prima domanda che gli rivolgiamo – durante le sue visite nelle diverse diocesi? «Il nostro è un Paese bello ma fragile: lo vediamo per esempio quando accade un terremoto –risponde –. Così sono gli italiani: buoni ma fragili. Per l’Italia sono pericolosi i populismi e i facili slogan. Dobbiamo ritornare a un annuncio sostanzioso del Vangelo, come pure a una politica piena di contenuti. Non ci si può accontentare di lenire i malumori della gente con facili parole o promesse».
Il pensiero di Bassetti corre a Giorgio La Pira (1904–1977), che il cardinale aveva conosciuto bene quand’era sindaco di Firenze. Nelle più recenti interviste rilasciate da Bassetti, emerge un verbo: «ricucire», «l’Italia è un Paese da ricucire». Aggiunge il cardinale durante la nostra conversazione: «Le persone oggi hanno paura, perciò l’incontro con l’altro, con lo straniero e con chi ha problemi diventa un motivo di fuga. La paura ti porta a difenderti dall’altro perché lo vedi come un pericolo anziché come una risorsa. Noi dobbiamo saper ricucire l’Italia con la logica della parabola evangelica del buon samaritano: egli lo vide (vide il ferito con uno sguardo interiore), si chinò, si prese cura di lui. Chinarsi sull’uomo ferito e ripartire di lì. Possiamo salvarci solo con la logica del buon samaritano».
Il cardinale Bassetti invita anche a saper guardare lontano, con gli occhi dell’aquila, mentre oggi prevale la tendenza a«razzolare nei pollai della vita», cioè verso temi di piccolo interesse: Dio invece ci ha creato per volare lontano e portare pesi. Proprio come fa l’aquila. Che cosa è necessario in questo momento alle nostre parrocchie? «Le comunità cristiane devono saper camminare in modo più sinodale, il che non vuol dire soltanto sulla stessa strada, ma insieme. Bisogna riuscire anche a declericalizzare la nostra mentalità: tutti siamo malati di clericalismo, che è una fetta di potere che ci ritagliamo, preti o laici. Vivere in modo più sinodale significa valorizzare i doni che Dio ha dato a ciascuno in un clima di comunione. Papa Francesco contrappone al clericalismo e all’autoritarismo la “pastorale della tenerezza”: san Giuseppe, dice il Papa, ti porta a non avere un potere sull’altro, ma a custodire l’altro».
L’ultimo aspetto che tocchiamo con Bassetti è la proposta di un Forum civico, da lui lanciata di recente. Qual è il suo significato? «Non mi riferivo affatto a un nuovo partito dei
cattolici – precisa –. Intendevo ricordare alle associazioni cattoliche l’importanza di servire gli altri mediante la politica. È un’attenzione che va ricostruita mettendosi insieme in un Forum». Il cardinale cita don Luigi Sturzo, il fondatore del Partito popolare italiano, esattamente cent’anni fa, «che prima costruì le coscienze». Ma ricorda ancora La Pira, il quale affermava che «la politica è la più alta forma di carità», le stesse parole di san Paolo VI.
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