Visto con i nostri occhi
Da Mantova alle «periferie»
La Giornata missionaria è l'occasione per riflettere sulle tante persone partite dalla nostra diocesi per annunciare il Vangelo: 52 uomini e donne sparsi nel mondo testimoni di una Chiesa «in uscita», attenta ai più poveri
24/10/2017
A Revere, a Goito, al Santuario della Madonna delle Grazie, le comunità parrocchiali di tutta la diocesi di Mantova si sono ritrovate nelle scorse sere per prepararsi, con una veglia di preghiera, alla Giornata missionaria mondiale, che ricorre oggi. Una veglia per mettersi in comunione con i missionari mantovani sparsi nel mondo. Sono 52, un numero sorprendente: 24 uomini e 28 donne. Sacerdoti, religiosi e religiose, ma anche laici, che annunciano il Vangelo di Gesù Cristo e si impegnano in opere di promozione umana, a favore dei poveri.
Scrive papa Francesco nel suo messaggio per la “giornata”: «Il mondo ha essenzialmente bisogno del Vangelo di Gesù Cristo. Egli, attraverso la Chiesa, continua la sua missione di Buon Samaritano, curando le ferite sanguinanti dell’umanità, e di Buon Pastore, cercando senza sosta chi si è smarrito per sentieri contorti e senza meta».
Durante la veglia nella chiesa parrocchiale di Revere, il 18 ottobre, il vescovo Marco Busca ha conferito il “mandato” missionario a don Sandro Barbieri, già parroco di Montanara, Levata e San Silvestro di Curtatone, il quale si sta preparando ad andare in Etiopia, a Lare. Nella missione della diocesi di Mantova raggiungerà don Matteo Pinotti ed Elisabetta Manerba, laica di Castiglione delle Stiviere.
Nell’editoriale qui accanto, don Barbieri spiega i motivi della sua scelta. Ci siamo invece rivolti a don Gianfranco Magalini – per 25 anni missionario in Etiopia, di cui 19 trascorsi a Gighessa, oggi parroco di Villa Poma e Magnacavallo e direttore del Centro missionario diocesano – con l’obiettivo di scoprire il significato della “giornata” di quest’anno. Afferma don Magalini: «La Giornata missionaria, dal titolo “La messe è molta”, fa riferimento a una frase di Gesù contenuta nei Vangeli. Essa costituisce l’occasione per scoprire la “messe” abbondante presente nel mondo, cioè che lo Spirito Santo è all’opera nel cuore delle persone per spargere semi di vita, capaci di sconfiggere il male attorno a noi. Riusciamo a vederli? Sono germi di amore, fede e solidarietà. Germi di speranza».
Don Magalini ricorda che «ogni cristiano è missionario», in virtù del Battesimo. Tutta la Chiesa deve sentirsi missionaria, il che richiede un cambiamento nella comunità parrocchiale, passando «da una pastorale di semplice conservazione a una pastorale decisamente missionaria», come afferma papa Francesco al numero 15 della Evangelii gaudium. Una forte sollecitazione arriva anche dal recente Sinodo della Chiesa mantovana: «La Chiesa è chiamata a una conversione missionaria. Se nelle parrocchie gran parte delle energie e risorse pastorali si spendono per chi viene, siamo tutti invitati a capovolgere o, almeno, a rivedere in profondità le scelte pastorali che stiamo compiendo».
In ogni comunità dovrebbe nascere un “gruppo di animazione missionaria”. Non tanto per fare od organizzare, precisa don Magalini, quanto piuttosto con una finalità educativa: «Tenere vive e far crescere sempre più la responsabilità e la coscienza missionaria della parrocchia». Di una Chiesa “in uscita”, come ama ripetere papa Francesco.
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