Visto con i nostri occhi
Da trent'anni al fianco di chi soffre
L’Istituto oncologico mantovano assiste i malati attraverso vicinanza e conforto. Tre azioni chiave: accogliere, ascoltare, accompagnare
23/09/2019
Un tempo si parlava, indistintamente, di “brutto male” e la diagnosi lasciava poco spazio alla speranza. Oggi, grazie alle conquiste della ricerca scientifica, è possibile riconoscere decine di tumori diversi, ciascuno con le sue caratteristiche. Maggiore informazione non vuol dire solo cure più all’avanguardia ed efficaci, ma anche e soprattutto un rapporto diverso con la malattia.
Quella che prima era vissuta come una condanna ora è considerata sì una battaglia molto dura da combattere, ma che si può vincere. Merito anche delle associazioni impegnate per sensibilizzare sul tema e che sostengono i pazienti e le loro famiglie nel percorso di cura. Una delle più longeve nel nostro territorio è l’Istituto oncologico mantovano che quest’anno festeggia il trentesimo anniversario della nascita. «Non è solo un traguardo da ricordare – precisa Attilio Anserini, il presidente – ma la conferma di un aiuto prolungato nel tempo al fianco di chi soffre. È questo lo spirito che portò i medici del neonato reparto di Oncologia a fondarlo nel 1989. Questa realtà è nata perché le istituzioni non riuscivano a offrire un sostegno adeguato ai pazienti e alle famiglie, per mancanza di personale e strutture. L’attività era orientata alla raccolta di fondi, poi furono istituite delle borse di studio per aumentare l’organico dei medici a disposizione».
Ci sono alcuni momenti chiave che hanno scandito il percorso dello Iom. Ai primi anni Duemila risale la nascita di un centro di ascolto con operatori formati per dare assistenza. In seguito, fu istituito un centro di accoglienza (attivo fino al 2007) per le cosiddette “dimissioni protette”, cioè per i pazienti in fase terminale che non potevano essere accuditi a casa. Nel frattempo è stato creato il reparto di Cure palliative, del quale l’associazione è diventata un punto di riferimento. La collaborazione fa leva su due pilastri principali. Il primo è la ricerca di donazioni che ha permesso di raccogliere, dal 2005 in poi, oltre 1,5 milioni di euro: risorse utilizzate per donare all’ospedale veicoli e attrezzature scientifiche o finanziare l’arrivo di nuovi professionisti. Il secondo, ancora più importante, è il contributo dei volontari: persone che hanno scelto di dedicare, gratuitamente, tempo ed energie a chi soffre. Nel corso dei decenni sono stati oltre trecento; oggi sono una settantina. «Sono loro il nostro vero patrimonio – aggiunge con orgoglio il presidente dello Iom, Anserini – perché quotidianamente portano avanti con grande impegno la nostra filosofia: accogliere, ascoltare accompagnare. È un approccio che punta sulla vicinanza umana per trasmettere speranza e serenità».
Grazie anche a questo spirito, oggi il tumore è visto in modo diverso, come una malattia che si può curare e da cui si può guarire. «È cambiato l’approccio perché è cambiata nel tempo la concezione della vita e della morte – spiega Paola Aleotti, psicologa –. L’associazione promuove varie iniziative di sensibilizzazione per diffondere una visione diversa di temi come la fragilità umana. È importante riflettere sul fatto che tutti noi abbiamo delle ferite che ci hanno segnato e ci portiamo dentro e non dobbiamo nasconderle. All’inizio la degenza nel reparto di Cure palliative era vissuta molto male dai pazienti, perché era considerato un luogo in cui morire. In realtà è diventato un luogo in cui sviluppare aspetti della propria vita e vivere la malattia con maggiore serenità, grazie ad attività come il laboratorio estetico, pet therapy, musicoterapia e concerti».
In occasione del trentesimo anniversario, lo Iom ha promosso numerose iniziative per ricordare l’attività dell’associazione e aprirsi al pubblico. Nei giorni del Festivaletteratura, in centro a Mantova è stata allestita una mostra dal titolo “I fili rossi: una collana di storie cucite con amore”. L’iniziativa, ora conclusa, è stata seguita da due eventi: una lettura di testimonianze con accompagnamento musicale e un incontro con la filosofa Michela Marzano. Un altro appuntamento è in programma per sabato 26 ottobre alle 8.30: all’auditorium del conservatorio “Lucio Campiani” si terrà il convegno “Il tempo delle storie”. L’evento punta a riflettere sul ruolo futuro dell’associazione. Tra i relatori chiamati a dare un contributo Claudia Fiaschi (responsabile nazionale del Forum Terzo settore), Luigina Mortari (docente dell’Università di Verona), Luca Moroni (primario di Cure palliative all’ospedale di Abbiategrasso (Milano)), Corrado Viafora (bioeticista dell’Università di Padova). Intervengono anche due primari del “Carlo Poma”: Maurizio Cantore (Oncologia) e Laura Rigotti (Cure palliative).
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