Visto con i nostri occhi
Dal libro alla vita delle comunità. Tre scelte da cui partire
Trentuno delegati diocesani ad incontrare le unità pastorali alla prova del dopo sinodo. La sensazione che il processo avviato abbia bisogno di ulteriore “carica” e vicinanza
21/09/2016

Gieffe

Sono circa un migliaio le persone che giovedì e venerdì scorso si sono ritrovate nelle unità pastorali per vivere territorialmente la Settimana della Chiesa mantovana.
Dopo l’incontro diocesano unitario di martedì sera in Duomo infatti la proposta, come da programma, si è decentrata nelle trentuno unità pastorali, che hanno ripreso in mano il Libro Sinodale e iniziato a pensare a quali possibili concretizzazioni dare avvio.
A coordinare i lavori delle due sere, la diocesi ha scelto il modello dei “delegati diocesani”, i quali hanno garantito il legame della Settimana e sono state il segno di un cammino comune. I trentun delegati, la maggioranza dei quali già membri sinodali, sono stati sostanzialmente richiesti di aiutare le comunità ad iniziare il cammino di ricezione del Sinodo. Lo stesso sottotitolo della Settimana infatti ricorda che ora il percorso si riapre nel processo ancora più delicato consistente nel dare avvio, nelle diverse parrocchie, ad uno stile permanentemente sinodale e a scelte concrete conseguenti.
L’obiettivo dichiarato delle due serate è stato quello di favorire infatti processi di coinvolgimento e partecipazione “sinodali” e nonostante evidenti difficoltà registrate dai delegati, il metodo sembra essere molto apprezzato almeno da quanti hanno iniziato a sperimentarlo. I delegati registrano che a queste serate hanno partecipato anche diversi membri dei “piccoli gruppi sinodali” ad indicare che il metodo vissuto ha colto il favore e i bisogni di una parte dei battezzati. Ancora una volta i partecipanti hanno unanimemente stimato il processo avviato, apprezzandone soprattutto la preoccupazione a che tutti possano intervenire nella discussione e che sia data la possibilità a quanti lo desiderano, di far sentire la loro voce ed esprimere il loro pensiero per la vita della comunità.
Al termine della seconda sera tutte le unità pastorali sono arrivate a scegliere tre proposte concrete da cui partire, la cui verifica potrà essere fatta soltanto nel prossimo giugno. Certamente non mancano le difficoltà e le resistenze al cambiamento. Da diverse componenti del popolo di Dio arrivano infatti segnali di evidente fatica, a cominciare da uno stile di corresponsabilità nuovo e più esigente, sino alla fatica ad abbandonare un diffuso atteggiamento di delega che sembra essere ancora prevalente. Appare infine molto debole l’identità delle unità pastorali che, in non pochi casi, vengono vissute con la sensazione di abbandono o di rischio di inclusione nelle parrocchie più grandi. Diversi laici manifestano anche una certa fatica a comprendere il nuovo ruolo dei presbiteri nella comunità, mentre da parte di questi ultimi si raccoglie un diffuso senso di stanchezza e disorientamento rispetto ai cambiamenti sempre più veloci a cui sono richiesti da più parti.
Il bilancio delle due serate non è ancora stato fatto. La sensazione di chi scrive è quella di un processo che urge di essere “rimotivato” e accompagnato. Per non correre il rischio che qualcuno finisca fuori strada
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