Visto con i nostri occhi
Dal rogo si è salvata la reliquia dei Gonzaga
L’incendio nella Cattedrale di Notre–Dame, a Parigi, ha risparmiato il frammento della Santa Croce: un dono del 1683, entrato a far parte del tesoro della chiesa nel XIX secolo
29/04/2019
C'era anche una reliquia “gonzaghesca” tra le fiamme di Notre-Dame a Parigi. Il tesoro spirituale della cattedrale parigina è salvo dopo il furioso incendio che si è sviluppato nel tardo pomeriggio di lunedì 15 aprile. E anche le opere d'arte sono sostanzialmente salve, con buona pace di chi sosteneva la scarsa importanza delle stesse (da Guido Reni alla Visitazione di Jean Jouvenet). Fortunatamente la struttura ha retto, e questo lo si deve alla forma delle coperture, alte al di sopra delle volte in pietra. Ciononostante vi sono preoccupazioni per le ghimberghe, ovvero i frontoni triangolari sui lati della cattedrale che prima dell'incendio poggiavano e trovavano stabilità con il tetto, mentre ora si reggono solo su loro stessi, in equilibrio precario. Il frontone del transetto nord è stato immorsato con una struttura creata ad hoc per evitarne il crollo (ricordiamo quella realizzata per il campanile di Santa Barbara dopo il sisma del 2012); quello occidentale ha visto la statua dell'angelo spaccata nella sua lunghezza a causa del calore (la scultura è stata tolta dalla sua sede e portata in restauro); danni evidenti sono anche verso la torre campanaria sud.
Ma in tutto questo dramma (impresse a fuoco nella mente sono le immagini del crollo della fleche, che comunque era ottocentesca, figlia del restauro di Viollet le Duc) almeno rifulge la solidarietà mondiale (raccolto circa un miliardo di euro... ogni confronto con il terremoto del 2012 e sull'intervento dei “maggiorenti” nel Mantovano è impietoso) e la consapevolezza che molto è stato salvato e molto sarà ricostruito. È in salvo il gallo che era in cima alla cupola, e contenente diverse reliquie (una spina della corona di Cristo e altre di Saint Denis e Sainte Geneviève, i due santi patroni di Parigi); da verificare le condizioni dei tre organi, intatte le statue in rame dei dodici apostoli e dei simboli dei quattro evangelisti che erano attorno alla guglia ma erano state smontate qualche giorno prima dell'ecpirosi.
Ma veniamo alle reliquie, che sono state portate al sicuro. Salva dunque la Corona di Spine, come pure la tunica di San Luigi, così una porzione del legno della Santa Croce e uno dei chiodi della crocifissione. La notizia è ottima (indipendentemente dal discorso sull'autenticità o meno delle reliquie, per questo si rimanda ai canoni della Chiesa Cattolica), e lascia spazio ad un angolo di mantovanità. La reliquia della Croce, infatti, posta in una grande stauroteca ottocentesca, venne donata da Anna Maria di Gonzaga-Nevers nel 1683 all'abbazia di Saint-Germain-des-Prés e successivamente è entrata a far parte del tesoro della cattedrale dal 1828. Sul retro della stauroteca compare un'iscrizione in greco che indica come la reliquia sia appartenuta a Manuele Comneno alla metà del XIII secolo. Giunse poi a Jan Casimir Wasa, re di Polonia, marito di Ludwika Maria Gonzaga Nevers. Il regnante la donò ad Anne de Gonzague Nevers, principessa palatina, che la lasciò in eredità nel 1683, appunto, all'abbazia di Saint-Germain des Prés.
La reliquia, benché privata del suo antico reliquiario, fu salvata dalla rivoluzione francese e depositata nel 1828 nel tesoro di Notre Dame. Fu l'arcivescovo di Parigi che incaricò l'orafo parigino Jean-Pierre Famechon di creare un nuovo reliquiario il cui piedistallo contiene la punta di uno dei chiodi della Passione, anche questo proveniente dal tesoro della splendida Saint-Germain-des-Prés.
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