Visto con i nostri occhi
Dalle latterie «lezione» di solidarietà
Tutelati prezzi e formaggi. Parla Perini, presidente di Confcooperative. L’emergenza è arrivata in un periodo intenso: le imprese hanno dovuto reagire prontamente per evitare di andare incontro a gravi perdite. È stato molto importante il lavoro di squadr
11/05/2020
All’inizio della cosiddetta “fase 2” della pandemia da coronavirus, l’obiettivo è capire come si sia affrontata. Nel territorio mantovano è importante la produzione alimentare e in particolare la filiera del latte e dei formaggi. Che è, qui, una delle fonti più rilevanti di ricchezza. Vi operano, in larga prevalenza, cooperative di trasformazione, le latterie sociali, oltre a imprese industriali. Abbiamo perciò intervistato Fabio Perini, imprenditore agricolo e presidente di Confcooperative Mantova, a partire dalle previsioni di mercato e riguardo al futuro, con le inevitabili modifiche dei consumi alimentari che ci attendono.
Perini precisa subito il contesto nel quale si è trovato, d’improvviso, il mondo lattiero–caseario: «Già dalla fine di febbraio la produzione lattiera era al culmine, in anticipo rispetto agli anni precedenti». Il blocco delle attività, in questo caso ospitalità, ristorazione e catering (Horeca), ha fatto venir meno il naturale sbocco di consumo di una quota importante di latte vaccino. Da ricollocare. Tutto il mondo della cooperazione, anche in collaborazione con le imprese industriali, si è mosso mantenendo la lavorazione dei due grandi formaggi (Grana padano e Parmigiano reggiano) e ritirando il latte fresco, altrimenti non collocabile, poi destinato alle torri di polverizzazione. Per la produzione, appunto, di latte in polvere.
Non solo, ma il siero di latte, circa il 90% del latte lavorato a Grana, è anch’esso non collocabile per il blocco delle industrie: è stato reimpiegato nei digestori per ottenere biogas, con l’autorizzazione di Regione Lombardia. Sono state decisive le prime settimane di marzo perché con l’azione intrapresa dalle cooperative e coordinata dal Consorzio Latterie Virgilio – tra l’altro parte del latte è stata dirottata anche verso la trasformazione in Provolone – si è evitato il crollo del prezzo del latte. E al tempo stesso il possibile trascinamento verso il basso del prezzo dei formaggi Grana. Qui si è continuato a produrre, in condizione di sicurezza, specie nei caseifici più piccoli, artigianali. In alcuni grandi caseifici, per esempio nelle “zone rosse” del Lodigiano e del Cremonese, la riduzione del personale contagiato dal coronavirus ha costretto invece ad allentare la produzione.
Anche in questa realtà è intervenuta la catena di solidarietà delle cooperative, estesa ai caseifici non cooperativi. Dice il presidente Perini: «Abbiamo potuto contare sulla collaborazione soprattutto dei caseifici medio–piccoli, meno esposti al contagio. Qui si lavora in spazi più ampi e quindi è stato possibile raggiungere subito gli standard di sicurezza». La solidarietà diffusa ha permesso la difesa del prezzo del latte e dei formaggi, garantendo il reddito agli allevatori. Poi ha assicurato la continuità della produzione, svolta in condizioni di sicurezza: «Questo sistema ha difeso il lavoro e i lavoratori, il prodotto e i consumatori», sottolinea Perini.
A differenza di altri segmenti delle filiere alimentari, specie della macellazione, che soffrono per le condizioni di lavoro ravvicinato tra i dipendenti, esponendoli al rischio di contagio. È su questa rete di solidarietà che la cooperazione si muoverà ancora per adattarsi ai mutamenti imposti dalla pandemia, in primo luogo rinsaldando il patto con i consumatori. Che, in questo periodo, privilegiano l’acquisto dei due grandi formaggi, sia per la maggiore salubrità, sia per la sicurezza sanitaria. Sono i caratteri richiesti da consumatori attenti che preferiscono i formaggi a Dop.
Un quadro d’insieme sorprendente di cooperative, imprese e di intere comunità dedite alla solidarietà, tanto da ottenere la difesa delle persone, soci e lavoratori, l’attenzione al consumatore e alle sue esigenze salutistiche, oltre ad assicurare un prodotto a prezzo equo. La presenza solidale ha espresso anche significative erogazioni a favore delle strutture sanitarie pubbliche, così fortemente provate dal contagio. «Ma ciascuna cooperativa sceglie i destinatari – conclude Perini –, aiutando, prima di tutto, le strutture territoriali. Senza pubblicizzarlo, questa è solidarietà, non marketing. E poi, spesso, ci sono i piccoli omaggi agli operatori della sanità, consegnati a casa; un pezzo di formaggio (sotto vuoto, anche qui ci vuole sicurezza) non è da raccontare». Forse vorrebbe dire «questa è la solidarietà cooperativa», ma non lo dice, non bisogna farsi belli. Ma si fa!
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