Visto con i nostri occhi
Dare forza alla fragilità della Bellezza
14/04/2016

Santo Padre, sono un extracomunitario”. Con queste parole il Vescovo mons. Roberto Busti si rivolse al Papa nel 2012, per sottolineare come il terremoto non fosse stato solo emiliano, ma responsabile di terribili danni anche in Lombardia. “Sì, è vero: ho visto il campanile crollare” ripose Benedetto XVI. Il campanile di Santa Barbara, da emblema di distruzione, rappresenta ora la Bellezza risorta e restituita. “È precipitato sotto i miei occhi, perché al momento della scossa fatale mi trovavo nella Piazza”, ha spiegato il Vescovo che in quei giorni si fece carico delle ansie della comunità. Prima si posero difese all’impeto della natura mediante la stabilizzazione, poi si pensò alla ricostruzione “dando forza alla fragilità della Bellezza. Il campanile è simbolo del cammino umano: ci sono fragilità che vanno messe in sicurezza. Le debolezze possono risorgere ed essere tramutate in forza e speranza”.
Volgendo lo sguardo dal passato al futuro, si è aperto il pomeriggio del 9 aprile, giorno in cui si è ufficializzata la conclusione delle opere di restauro. Ha moderato gli interventi il giornalista RAI Luciano Ghelfi, a cui si deve il merito mediatico di aver dato visibilità al sisma di casa nostra. “Il messaggio più bello è la capacità di rimarginare le ferite, di risollevarsi e di rigenerare - ha esordito il Sindaco Mattia Palazzi – il capoluogo colpito ha rivolto solidarietà materiale anche al basso mantovano: questo ha reso speciale la nostra comunità”. Le chiese lesionate in Lombardia, 129, erano molto più numerose rispetto a quelle emiliane, ha sottolineato il Consigliere regionale Anna Lisa Baroni. È stato firmato un atto tra Curia e Regione che ha portato a uno stanziamento suddiviso al 50% e 105 luoghi di culto sono già stati riaperti grazie alla Diocesi, rappresentata dal Vicario Episcopale mons. Claudio Giacobbi. Si è rivelata fondamentale la generosità della gente che, tramite la raccolta fondi promossa dal Touring Club Italiano, ha donato 60.000 euro, consegnati sotto forma di un grande assegno dal Presidente Franco Iseppi nelle mani del Vescovo.
Il Soprintendente alle Belle Arti Giuseppe Stolfi ha definito questa come la guarigione da una lacerazione. Il restauro è un atto di resistenza e di opposizione al tempo. Nel presente caso non si è solo risanato ma si è ricostruito quanto era andato perduto, allestendo un cantiere molto complesso, descritto nei dettagli dall’arch. Marco Fasser e dall’ing. Alberto Moretti, che hanno concretamente studiato e posto in essere i progetti. Al termine, mons. Giancarlo Manzoli, raggiante, ha distribuito una serie di riconoscimenti a quanti hanno aiutato in varie forme la Basilica in questi quattro anni: Autorità e cittadini, rappresentanti delle Forze militari, civili e di volontariato, nonché la stampa con in prima linea La Cittadella e Telemantova.
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