Visto con i nostri occhi
Delpini: «Siate inquieti, è l'ardore del Vangelo»
L’arcivescovo di Milano ha presieduto la Messa in Cattedrale, nella festa del patrono. Sono intervenuti molti sacerdoti e fedeli
25/03/2019
Un’omelia di poco più di undici minuti e una parola ripetuta in continuazione, per ben ventitré volte: inquietudine. «Vi esorto all’inquietudine», ha esclamato monsignor Mario Delpini, arcivescovo di Milano, durante il suo intervento alla Messa per la festa di sant’Anselmo, patrono di Mantova, il 18 marzo. La Cattedrale, alla celebrazione delle ore 18, era gremita di fedeli: adulti, qualche giovane, collaboratori parrocchiali, alcune famiglie con i loro bambini. Prima della Messa, parecchie persone avevano seguito il “discorso alla città”, pronunciato dal vescovo Marco Busca nell’aula magna del Seminario. Tra esse anche le autorità civili e militari che, nei primi banchi, hanno assistito alla concelebrazione eucaristica in Cattedrale.
Monsignor Delpini era accompagnato dal vescovo Busca e dai vescovi emeriti Roberto Busti ed Egidio Caporello, oltre che da quarantadue sacerdoti e tre diaconi. Il servizio liturgico è stato prestato dai giovani del Seminario vescovile; i canti eseguiti dal Coro diocesano, diretto da Francesco Meneghello, che all’inizio della Messa ha intonato Chiesa del Risorto.
La Parola di Dio ha visto la proclamazione di tre testi, tratti dal Lezionario per le Messe della Chiesa di Mantova e dunque specifici perla festa di sant’Anselmo: dal Libro del profeta Geremia («Io sarò con te per salvarti e per liberarti»), dalla Prima Lettera di san Paolo ai Tessalonicesi («Abbiamo avuto il coraggio di annunciarvi il Vangelo di Dio in mezzo a molte lotte») e dal Vangelo di Giovanni, in cui Gesù dice di sé: «Io sono il buon pastore che offre la vita per le pecore».
Sono brani che si collegano alla testimonianza di vita di sant’Anselmo – vescovo di Lucca ed esule a Mantova, dove è morto nel 1086 – e che hanno offerto a monsignor Delpini la traccia per proporre la sua omelia. «Sono venuto a celebrare con voi la festa del patrono per esortarvi all’inquietudine di chi ascolta la Parola di Dio, la accoglie e la mette in pratica con la sua vita donata», ha sottolineato l’arcivescovo di Milano. Egli ha precisato che l’inquietudine è diversa dall’irrequietezza: questa è «l’agitazione di chi non sta bene da nessuna parte e non è mai contento», una sorta di malattia oggi diffusa che genera inconcludenza, «un’insidia che i discepoli di Gesù devono evitare».
L’inquietudine comporta invece vigilanza critica per non adeguarsi alla mentalità del mondo («l’aria che tira», la quale semina paura verso gli uomini e il futuro, scredita la Chiesa, sostiene che tutto finisce con la morte),resistenza alla ripetizione di schemi abitudinari, ardore per l’edificazione della comunità cristiana e impegno per la missione della Chiesa. I cristiani «sono inquieti perché hanno dentro di sé come un fuoco che non li lascia tranquilli»; ascoltano la voce del Buon Pastore, partecipano alla sua missione e sono pervasi dallas tessa inquietudine di Gesù: «Ho altre pecore che non sono di questo recinto: anche quelle io devo guidare».
Al termine della celebrazione, il vescovo Busca ha ringraziato monsignor Delpini, ricordando che egli, oltre a essere arcivescovo di Milano, è anche metropolita, cioè presiede la “provincia ecclesiastica” (tutte le diocesi) della Lombardia. «Il ringraziamento è il primo dei nostri doveri – ha affermato Busca, evocando sant’Ambrogio –. Non è solo un dovere, ma una grande gioia. Ringraziamo monsignor Delpini per essere venuto a inquietarci con la santa inquietudine del Vangelo, il quale ci dice che se io, personalmente, cambio, avviene un cambiamento anche attorno a me». Il rito si è concluso con la benedizione, accompagnata dall’indulgenza plenaria secondo le modalità della Chiesa.
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