Mantova cultura 2017
Dieci piccoli indiani … e non ne rimase nessuno
I due atti di Agatha Christie in scena al Teatro Sociale per Mantova Teatro
28/11/2016
Scritto nel 1936, “E non ne rimase nessuno” è considerato ancora oggi il capolavoro letterario di Agatha Christie. Il libro fu originariamente pubblicato nel 1939 in Inghilterra come “Ten Little Niggers” (Dieci piccoli negri, o Dieci negretti), a richiamare il primo verso della filastrocca a cui si fa più volte riferimento nelle sue pagine: questa è in realtà una canzone americana, scritta nel 1868 da Septimus Winner, intitolata inizialmente “Ten Little Niggers” e successivamente trasformata in “Ten Little Indians”. Per evitare di offendere la sensibilità dei cittadini di colore, il titolo del libro della Christie subì una prima variazione l'anno seguente, in occasione dell'uscita negli Stati Uniti: in questa circostanza, venne scelto come nuovo titolo l'ultimo verso della filastrocca, “And Then There Were None”.

Siamo nel 1939, l’Europa è alle soglie della guerra. Dieci sconosciuti per vari motivi sono stati invitati su una bellissima isola deserta. Arrivati nelle camere, trovano affisse agli specchi una poesia, "Dieci piccoli indiani". La filastrocca parla di come muoiono, uno dopo l'altro, tutti i dieci indiani. Una serie di morti misteriose infonde il terrore negli ospiti dell'isola, che iniziano ad accusarsi a vicenda fino ad arrivare ad una scioccante conclusione. L’assassino si nasconde tra di loro.

“Dieci Piccoli Indiani” è forse il romanzo più cupo della Christie, probabilmente a causa degli echi della guerra che di li a poco si sarebbero fatti sentire. Ma è grazie a questa cupezza che la scrittrice dà sfogo a una vicenda piena di intrigo e suspense che trova il suo apice in un finale tra i più elettrizzanti e spiazzanti mai scritti. L’uso della filastrocca infantile, ribadisce il clima angosciante che pervade tutto il romanzo e che si manifesta tra i due poli contraddittori della colpa e dell’innocenza. La stessa filastrocca aiuta a creare un’atmosfera magica e surreale, una regressione infantile verso una vacanza nell’irrazionale e, allo stesso tempo, scandisce con il suo ritmo inesorabile la minaccia di morte che incombe su ciascun personaggio.

Nel 1943 la Christie si accinge ad adattare per il palcoscenico il soggetto, che rimase in cartellone a Broadway per 426 repliche. L’opera teatrale differisce dal romanzo nel finale, in quanto la Christie non voleva dare al pubblico una conclusione cosi altamente drammatica, specie in quegli anni, cosi decise di cambiarlo con un lieto fine, che oggi risulta un po’ deludente e frettolosamente pasticciato.

Per questo motivo, per la prima volta nella storia della commedia e in accordo con la “Aghata Christie limited”, si è riusciti a mettere in scena il finale come nel romanzo del 1939, con lo stesso svolgimento mozzafiato che rende giustizia all’adattamento operato dalla stessa Christie, degno dei migliori drammaturghi teatrali.

La versione che va in scena al Teatro Sociale martedì 29 novembre alle ore 21, nell’ambito del cartellone “Mantova Teatro”, è diretta dal regista spagnolo Ricard Reguant, e la scorsa Stagione ha riscosso enorme successo sia a Madrid che a Barcelona. Tutti i personaggi sono ben caratterizzati e delineati nelle loro profondità interiori. La stessa epoca del romanzo viene rispettata cosi da ambientarla nei suggestivi anni 40’ con una scenografia in stile Art-Decò. I colori bianchi e neri danno impatto visivo allo spettacolo che vede sul palcoscenico dieci protagonisti della scena italiana di varie generazioni e background artistici differenti, per la prima volta tutti insieme: Pietro Bontempo, Giulia Morgani, Pierluigi Corallo, Carlo Simoni, Mattia Sbragia,Ivana Monti, Leonardo Sbragia, Alarico Salaroli, Virginio Gazzolo, Caterina Misasi. La traduzione è di Edoardo Erba, le scene di Alessandro Chiti, i costumi di Adele Bargilli. Progetto artistico di Gianluca Ramazzotti e Ricard Reguant.

Scrive Reguant nelle note di regia: «Questa nuova versione teatrale si adatta ai tempi e all’estetica del momento, tenendo sulla corda il pubblico, alla ricerca della soluzione dell’enigma: i dieci “piccoli indiani” bloccati nell’isola sono vittime o assassini? Questa è la stessa domanda che la scrittrice pone a se stessa mostrando al pubblico il lato nascosto di una classe borghese e aristocratica, chiusa in un’unica arena, che rivela le proprie carenze confrontandosi e sbranandosi per la sopravvivenza, fino a diventare volgare e ordinaria. Sembra quasi una vendetta della stessa Christie verso la classe dirigente nella società inglese, in cui la stessa scrittrice vive agiatamente e dalla quale vuole evadere, diventando carnefice dei suoi stessi personaggi».

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